È fatta. Con un voto parlamentare pressoché scontato, la maggioranza giallo-verde ha steso un velo pietoso sulla vicenda Diciotti: il pattugliatore d’altura in dotazione alla Guardia Costiera italiana tenuto per giorni alla fonda senza possibilità di attracco in nessun porto italiano perché “rifugio”, loro malgrado, di 47 migranti naufraghi.
Il sipario forse si è chiuso, ma le contraddizioni politiche e giudiziarie, mordono il freno!
Del “cuor di leone” del Ministro dell’Interno che in un primo momento (e come gli è proprio, in diretta Facebook) aveva chiesto, lui, il processo per poi rimangiarsi tutto e minacciare persino una crisi di governo se la maggioranza non lo avesse salvato, è stato detto e scritto molto.
Ma se l’aspetto personale appare comprensibile: lo stesso Salvini ha ammesso tra la commozione che “il processo gli avrebbe cambiato la vita”, ciò che appare più assurdo è il comportamento del Governo soprattutto se messo a confronto con la decisione della sua maggioranza di negare ogni approfondimento giudiziario sulla vicenda come invece aveva richiesto il Tribunale dei Ministri.
Riavvolgiamo il filo.
Dopo la sfida lanciata da Salvini ai Magistrati, il Governo aveva fatto propria la posizione del Ministro indicando, in una memoria depositata in atti, i nomi del Presidente del Consiglio, del Vicepremier Luigi Di Maio e nel Ministro dei Trasporti, quali “corresponsabili” della decisione di non far attraccare in nessun porto italiano la nave Diciotti e quindi, come Salvini, passibili destinatari dell’incriminazione di “sequestro di persona”.
Una vera e propria auto-denuncia ed un nuovo guanto di sfida alla Magistratura. Il messaggio lanciato dalla politica ai giudici era chiaro: se accusate e vorreste giudicare Matteo Salvini, allora abbiate il coraggio di farlo con tutto il Governo nelle figure più rappresentative e direttamente coinvolte. Perché la negazione all’attracco è stata una decisone politica condivisa dall’intero Esecutivo.
Una posizione forte, gagliarda e, persino, responsabile smentita però clamorosamente, nel giro di qualche giorno, dal voto della “Giunta per le autorizzazioni” nella quale la maggioranza ha ribadito una posizione totalmente contraria a quella del Governo: nessuno si sogni di indagare e giudicare il leader leghista e nessun altro esponente del Governo.
Due facce, una maggioranza!
Ma le facce sembrano essere varie anche sul versante giudiziario. Infatti se il diretto interessato Salvini -secondo la richiesta del Tribunale dei Ministri- doveva essere giudicato addirittura per “sequestro di persona”, per la posizione degli altri esponenti del Governo parimenti coinvolti e per loro stessa autodenuncia solidali alla linea politica e alle decisioni assunte dal Ministro dell’Interno, è stata invece proposta l’archiviazione. Tutto è rinviato alle decisioni della Magistratura giudicante ma un eventuale accoglimento dell’istanza di archiviazione per il Premier Conte, il Vice Di Maio ed il Ministro Toninelli, rischierebbe di assomigliare molto ad una determinazione “ad personam” dal valore fortemente politico.
Delle due l’una: o Salvini non era imputabile e quindi tutte le posizioni andavano ugualmente archiviate, oppure e per contro, tutti i Ministri direttamente coinvolti e per giunta auto-denunciati dovevano andare a processo.
Tutto invece finirà a tarallucci e vino: gli uni archiviati, l’altro assolto dalla politica.
Contraddizioni imbarazzanti di un Paese dalla bussola in panne.
Daniele Marchetti

Lascia un commento