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Case in fumo, piazze in briciole

Per un incendio a Milano muore un ragazzino di 13 anni in un condominio moderno mentre a Roma un piazzale sprofonda per un cantiere. Sicurezza cercasi privata e pubblica che sia. Per fortuna abbiamo l’angelo del metrò

di Fabrizio Binacchi | 19 Febbraio 2018

Morire a 13 anni per fumo da incendio in una casa a Milano, Quarto Oggiaro, palazzo popolare e apparentemente moderno ma evidentemente pieno di rischi, in una delle periferie simbolo della metropoli lombarda.

Sprofondare per dieci metri in un quartiere di Roma per i lavori in corso, per un cantiere aperto e avere paura di stare nella propria casa che affaccia sulla voragine inaudita. Case e città insicure.

Problemi di sicurezza privata e pubblica che si incrociano che si rincorrono che fanno morti e  feriti, che fanno sfollati e polemiche nell’Italia che cerca sé stessa in piccole grandi vicende, in piccole grandi azioni.

Case in fumo e asfalti che si sbriciolano. Omissioni e superficialità in un condominio che portano forse una banale scintilla a provocare un incendio che investe più piani fino ad arrivare a far morire un ragazzino di 13 anni, che ha respirato fumo e fumo pur proteggendosi dal calore immergendosi nella vasca riempita d’acqua. Come forse aveva letto o sentito a scuola.

Siamo il Paese in cui deraglia un treno alle porte di Milano per venti centimetri di binario rotto o non aggiustato. Siamo il Paese in cui una piena e una frana mettono fuori uso paesi e campagne.

Siamo il Paese che per anni e decenni ha ignorato la funzione della manutenzione come strumento minimo per tenere in vita quello che è stato costruito. Vedi il palazzo di Quarto Oggiaro, vedi finestre e logge, vedi pareti e tetti e ti dici che non è una costruzione di fine Ottocento che può avere problemi di impianti e antincendio. Ti dici e ti chiedi perché? Poi le cronache ti dicono che c’erano materassi e immondizia accatastati nei corridoi, che forse una caldaia non ha funzionato alla perfezione, che forse qualcosa non andava negli impianti.

Il ragazzino era stato portato via dai vigili del fuoco e quando la mamma l’aveva visto mentre lo portavano all’ospedale era svenuta. Ricoverato per un giorno non ce l’ha fatta. Troppo fumo respirato in quei minuti lunghissimi e concitati.

Siamo pieni di impeccabili norme sulla sicurezza degli immobili e sulla sicurezza dei cantieri, e le pagine dei giornali e delle tv sono piene di incidenti e incendi, di frane e crolli che dovrebbero essere quasi impossibili e comunque più difficili per tutta quella legislazione che abbiamo prodotto.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quando si deve passare dalla teoria alla pratica, quando si deve passare dalla legge alle buone condotte c’è sempre un oceano di mezzo.

Siamo un Paese così: sulla carta quasi come la Danimarca in fatto di tutele e garanzie, nella pratica molto più vicini a paesi non propriamente parenti con quelli virtuosi. Non ci siamo. Non ci stiamo.

Non possiamo immaginare che la nostra casa diventi una bara perché nel condominio, in cui abitiamo, qualcun altro non rispetta norme e leggi. Non è un problema di quel condominio o di quel quartiere ma è un problema della comunità intera, civile e legale.

Per fortuna siamo anche il Paese in cui capita che un ragazzo di 18 anni si tuffi su un binario del metrò a salvare un bambino che era sfuggito all’attenzione della mamma. Di colpo scappato,  si era gettato sulle rotaie. L’angelo del metrò che ha calcolato il minuto di tempo dall’arrivo del treno e senza esitazione si è tuffato nel salvataggio metropolitano. “I miei genitori mi hanno detto che sono contenti di me” ha commentato senza enfasi il giovane milanese. Anche noi siamo contenti di avere un concittadino così. C’è sempre una speranza.  Oltre il fumo, oltre i crolli.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, bambino, condominio, danimarca, genitori, giornali, incidenti, mare, milano, roma, scuola, speranza, treno

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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