
Gentile Direttore,
la delinquenza è ormai nei piccoli o grandi gesti della quotidianità.
Leggevo, qualche giorno addietro, della commistione tra borghesia cittadina (ammesso e non concesso che possa ancora dirsi esistente la borghesia intesa stricto sensu come ceto sociale) e i clan mafiosi.
Tuttavia, la cosiddetta borghesia può delinquere anche senza mescolarsi con i clan mafiosi, elargendo alla società cattivi esempi.
Mi sovviene il caso di un farmacista che ha stipulato, in veste di conduttore, un contratto di locazione con una signora avanti negli anni, la quale non percepisce alcuna pensione, per usare come deposito un ampio locale ubicato al piano terra.
Tale farmacista ha poi adoperato quel locale come ambulatorio per praticare vaccini e tamponi, senza rendere mai avvertita la proprietaria e pretendendo – una volta scopertosi l’imbroglio -, di lasciare inalterata la pigione.
La solidarietà sociale, che è l’anima della nostra Costituzione e del diritto in genere, resterà inespressa fintantoché vi saranno siffatti abusi da parte dei ceti più abbienti: un che di nuvolesco, assai simile alla conclamata “égalité” della Rivoluzione Francese.
Dott.ssa Antonella Perrini
Notaio in Fasano (BR)
Gentilissima Dottoressa Perrini,
Che dire…se non che sono completamente d’accordo con Lei….posso solo riportare il caso emblematico del 2019 del prefetto di Cosenza con il quale scrissi l’ultimo editoriale dell’anno congedando i lettori di Pensalibero con l’ennesimo caso di malcostume che investe chi svolge pubblico servizio o ancora peggio è un alto funzionario dello Stato appellandomi alla celebre frase del grandissimo Gino Bartali.
Qui di seguito il breve articolo di allora.
Cordiali saluti
Cesare Mannucci
(Direttore responsabile di Pensalibero.it)
“2019 addio…gli è tutto da rifare…”
Non esistono più differenze di sesso, di ruolo istituzionale, di malaffare, malcostume e di miseria di importi. La corruzione dilaga In Italia a pochi giorni dal 28esimo “compleanno di Mani Pulite” ovunque in ogni articolazione dello Stato, siano essi politici, funzionari ed alte cariche degli apparati burocratici del nostro amato Belpaese. Il 2019 si chiude col botto e con l’assoluta parità di genere e amaramente si può solo commentare con il vecchio mantra dell’ amatissimo Ginettaccio Bartali: “Gli è tutto da rifare…!”.
Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, di 58 anni, è indagata per corruzione. L’ipotesi accusatoria a carico del prefetto è di avere intascato da un’imprenditrice, che ha denunciato i fatti alla Polizia, una “mazzetta” di 700 euro.
Sarebbe stata videoripresa dal personale della Squadra mobile di Cosenza la consegna da parte dell’imprenditrice al prefetto. La consegna della busta contenente il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta in un bar di Cosenza. Secondo quanto scrive la Gazzetta del Sud, il prefetto Galeone avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro allo scopo di intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Sempre secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice.
Quest’ultima ha denunciato i fatti alla Polizia, con la quale ha concordato luogo, data e ora per la consegna dei soldi al prefetto Galeone, consentendo che il tutto venisse documentato visivamente dal personale della Squadra mobile.
Buon Anno e buon 2020 durante il quale c’è da starne certi… “ne vedremo delle belle!”
Ce.M.

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