Venerdì 21 settembre, alle ore 18, nella scenografica cornice della Fondazione il Fiore in via San Vito 7 a Firenze, apre la mostra dell’artista spezzino Carlo Moggia. E’ intitolata Mediameteore. La pesantezza dell’immateriale, e propone alcune grandi sculture ambientate nel parco e altre, da parete, situate in uno spazio espositivo della Fondazione stessa: la biblioteca. Riflettono sull’universo delle immagini, dedotte dai media o prodotte elettronicamente, sul loro effimero passaggio, sulla loro “apparente lievità”. La loro breve storia nell’era del consumismo, è segnata da una continua metamorfosi ed anche chi guarda l’opera è obbligato ad un continuo spostamento per cogliere le molteplici sfaccettature che si offrono allo sguardo. Si vorrebbe pervenire ad una sintesi, alla conoscenza, ma ogni immagine ne è solo una parte, significante per se stessa. L’universo delle immagini virtuali, fluide ed evanescenti, ha come anima una complessa e pesante struttura di rete, di connessioni, di tecnica.
Nella media-cosmologia pensata da Carlo Moggia, ogni tanto una pioggia di meteore cade e, pesantemente, viene a morire nel “nostro mondo” di apparente concreta realtà.
Carlo Moggia, pittore, scultore, grafico espone dal 1968. All’attività di creativo affianca quella di scrittore e di videomaker. Ha collaborato con alcune riviste e quotidiani, tra gli altri Lancio Story, If, Alter Linus, Heavy Metal, Il Giorno.
La mostra Mediameteore. La pesantezza dell’Immateriale, curata da Giovanna Riu e realizzata dalla Fondazione il Fiore in collaborazione con la Galleria FYR – Foyer degli Artisti di Firenze, rimarrà aperta fino al 5 ottobre, dal lunedì al venerdì con orario 9.30-12.30 e 15.30-17.30. Per informazioni tel. 055225074
MEDIAMETEORE (o “ la pesantezza dell’ immateriale”)
Frammenti che cadono da un universo mediatico, frammenti dell’”altro mondo”.
Abbiamo creduto alla comunicazione in “tempo reale”, che di reale ha ben poco poiché la realtà
delle cose e del tempo ancora la stiamo cercando.
Abbiamo creduto all’ universo dell’ immagine – fluido, leggero, senza corpo – quasi un aldilà laico pieno di
promesse, dove anche la disperazione era un’ estetica attraente.
Ma l’ universo dell’ immagine – analogica o digitale che sia – è sottoposto alla stessa forza di gravità di ogni
atomo, di ogni cellula del nostro corpo così come la mente o il pensiero ( con la sua chimica).
Da qui la pesantezza dell’immateriale.
Guardo il cielo mediatico : un brulicare infinito di punti luminosi che giorno e notte formano galassie algoritmiche,
vie lattee multicolori e frenetiche costellazioni di immagini.
Brillano sull’ orizzonte per un attimo poi cadono: meteore di pixel ancora pulsanti.
Polvere nella polvere.
Tubazioni come metafora di ogni connessione( da quella biologica a quella tecnologica a quella urbana ,
eccetera) e quindi di diversi tipi di circolazione : fluidi , informazioni e input di tutti i generi.
In questo caso sono intese come rete della comunicazione mediale, del flusso delle immagini che si espande nello spazio e crea un suo proprio corpo in continuo sviluppo
Carlo Moggia
In allegato foto dell’artista e di alcune sculture che saranno esposte alla Fondazione.

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