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Caramelle fiscali

di Davide Giacalone | 11 Novembre 2012

Equitalia s’è dimostrato uno strumento infernale proprio perché ha portato efficienza in un fisco infernale. Se anziché cambiare il fisco si cambia lo strumento, oltre a non essere affatto detto che le cose vadano meglio, si corre il concretissimo rischio di scendere sempre di più negli inferi, sommando l’ingiustizia all’inefficienza.

Separare la raccolta tributaria dei comuni da Equitalia è il problema, non la soluzione. A leggere le cose scritte, e spesso strillate, dopo che un emendamento della Lega (contro il parere del governo) ha anticipato di sei mesi, quindi al prossimo gennaio, la possibile separazione, sembra quasi che siano imminenti imponenti novità. Non è così. Anche perché la legge istitutiva di Equitalia (2006) stabiliva che tale divisione sarebbe dovuta avvenire il primo gennaio 2012, ma si è andati avanti con le proroghe perché non si sa come altro fare. I comuni sono ben lontani dall’essere preparati. Cerchiamo, allora, di non confondere la propaganda con i fatti. Di non dimenticare che il problema fiscale non si riduce a Equitalia. Come l’intervento della Guardia di finanza, per tre caramelle, che qui raccontiamo, dimostra.

La novità di quell’emendamento, ammesso che resti tale nel testo della legge ancora da approvare (legge stabilità), consiste nell’anticipo della fine della proroga. Non solo è poco, quasi niente, ma il tutto avviene nel mentre l’Anci (Associazione nazionale comuni d’Italia) sostiene che Equitalia incassa meno del 30% del dovuto, che, quindi, peccherebbe d’inefficienza, laddove, al contrario, non solo i cittadini sentono che pecchi per esosità, ma la stessa società afferma di raccogliere il 90% della riscossione coattiva e il 50% dei crediti affidati. Quando non si concorda sui numeri è segno che la confusione regna sovrana.

Equitalia è, in effetti, un problema in sé, che segnaliamo da tempo. In quella si accentrano sia l’Agenzia delle entrate che l’Inps, in un sovrapporsi di poteri e di emolumenti, elargiti a persone non certo bisognose, il tutto in un delirio di squilibrio, perché il cittadino si trova di fronte allo Stato che chiede, a quello che piglia e a quello che giudica in un micidiale conflitto d’interessi. Che andrebbe spezzato. Ripetuto ciò, va anche osservato che: a. Equitalia s’è dimostrata efficiente; b. i suoi metodi sono talora brutali, ma in conformità a quanto prevede la legge. E ciò deve servire per rammentare che il problema non è Equitalia, ma la pressione fiscale esagerata, il moralismo fiscale che giustifica ogni sopruso (e anche violenza), la caccia a una riscossione che serve a inseguire la spesa (per ciò stesso rivolta a quanti sono più facili vittime: le persone per bene).

Cambia qualche cosa che i tributi locali verranno raccolti da altri? No. O, meglio, i margini di cambiamento si spostano su un terreno niente affatto esaltante: o prevale l’inefficienza, sicché la pressione diminuisce non per scelta, ma per rassegnazione all’evasione; o compare qualche altro delinquente, che intasca altrove i guadagni dati dalla gestione spregiudicata dei fondi raccolti in nome collettivo (e non mancano i precedenti). Non un passo in avanti.

La scelta del soggetto che riscuote non è irrilevante, naturalmente. L’attività è a sua volta redditizia e genera profitti (Equitalia intasca il 9% del riscosso, mentre prima gli altri soggetti, quasi tutti banche, incassavano in ragione del contestato, vale a dire senza neanche assicurare il gettito), che fanno gola sia ai privati che a quelle amministrazioni capaci di sommarli al gettito. Per questo è ragionevole che un sano decentramento fiscale, quindi una diretta vicinanza, e possibilmente coincidenza, fra chi impone i tributi e chi gestisce la spesa con quelli finanziata, comporti anche una gestione diretta della riscossione. Va benissimo, ma a patto che sia rispettata la premessa: che i soldi raccolti si spendano in loco. E anche a patto che si semplifichi radicalmente la vita del contribuente e si compensino crediti e debiti, altrimenti non solo affoga lui, nella marea di tributi diversi, amministrazioni non coordinate e scadenze affidate al caso, ma affoga anche chi dovrebbe indurlo a far puntualmente quei pagamenti.

Equitalia s’è dimostrato uno strumento infernale proprio perché ha portato efficienza in un fisco infernale. Se anziché cambiare il fisco si cambia lo strumento, oltre a non essere affatto detto che le cose vadano meglio, si corre il concretissimo rischio di scendere sempre di più negli inferi, sommando l’ingiustizia all’inefficienza. Credere che la seconda sia un lenitivo della prima è una delle più solenni bischerate che ci affligge.

Ed ecco cosa è successo a Sassuolo: in un mercatino due signori si sono avvicinati a una bancarella e hanno chiesto di comprare tre caramelle, per un valore di 20 centesimi; una volta riscossa la somma, l’ambulante s’è visto contestare l’evasione dell’iva, per non avere emesso lo scontrino fiscale. I due erano finanzieri, nonché estensori del verbale. La multa, già solo per l’iva non documentata, ammonta a 516 euro. Se lo ribeccano gli sospendono la licenza. Per tre caramelle e 20 centesimi. Da ciò figlieranno cartelle esattoriali, che è del tutto irrilevante sapere da chi saranno esatte. Spero si possa dire che questa è persecuzione fiscale, senza sentirsi rispondere che stiamo difendendo gli evasori.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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