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CAMBIAMO ALLENATORE

Di Pier Paolo Segneri

di Pier Paolo Segneri | 13 Maggio 2010

Bisogna cambiare allenatore e congedare gli attuali scopritori di talento. Attualmente, infatti, i tanti “commissari tecnici” della politica italiana organizzano così le loro squadre: i portieri vengono schierati in attacco, i difensori sono posti tra i pali, i fuoriclasse restano in panchina, i centrocampisti fanno i raccattapalle, gli attaccanti giocano in difesa. Questo meccanismo, basato sulla cooptazione e sulla selezione al rovescio, attuato dalla partitocrazia illiberale e non-democratica, voluto da un potere cinico e ignorante, sta annientando la politica. Forse nel nostro Belpaese vi sono, ad oggi, cento potenziali statisti, cinquanta futuri leader, mille dirigenti politici di altissimo livello, eppure non si conoscono, non si sa chi siano e non lo sapremo mai finché si continuerà a procedere con tali sistemi non meritocratici, coercitivi e illiberali. Insomma, con gli attuali ingranaggi partitocratici, di destra e di centro e di sinistra, le attitudini di ciascuno non verranno mai valorizzate e, difatti, le nuove generazioni non trovano – oggi – lo spazio per esprimere le proprie qualità, il proprio talento, le capacità di ognuno. Non si tratta di chiedere spazi per emergere, ma di avere la possibilità di conquistare luoghi in cui ciascuno possa, poi, contribuire attivamente alla vita politica del nostro Paese offrendo agli altri ciò che è e ciò che sa fare, secondo il proprio talento, rispetto alle attitudini e alle qualità che si hanno.
In Italia, il talento è escluso perché, pur essendoci a disposizione tutti gli strumenti, non si hanno possibilità né opportunità. Se non attraverso sistemi clientelari, nepotismi di vario genere e vie traverse. Inoltre, quando si hanno le opportunità, queste vengono date quasi sempre affidando al talento un ruolo sbagliato e non corrispondente alle proprie competenze o capacità. Infine, se vogliamo dirla tutta, in Italia, mancano quei meccanismi liberali che permetterebbero a ciascuno di realizzarsi secondo le proprie attitudini. Parliamoci chiaramente: da decenni, nella politica italiana, vige un sistema di Potere verticistico e anti-politico che soffoca il talento, seleziona in senso inverso le risorse umane e impedisce la realizzazione di sé. Il Potere, con la maiuscola, parla alla pancia del Paese, invece che al cuore o al cervello. La Politica è stata smantellata pezzo dopo pezzo ed eliminata dalle arti possibili. La Politica non c’è (quasi) più perché, secondo le logiche del Potere, non serve. Tutto ciò che non è spartizione, familismo, cooptazione, ingiustizia e arbitrio non trova sbocco. Anzi, diventa un impiccio, un fardello da gettare via, un intralcio al sistema del Potere fine a se stesso. Infatti, il Potere insegna che è meglio stare lontani dalla Politica se non si vuole apparire come un ingenuo Don Chisciotte. La Politica è una cosa e il Potere è il suo opposto. Ma Politica è Cultura. E allora il Potere, cioè il lato oscuro della forza, opera per annientare la forza della cultura e della politica. E’ quello che è accaduto e sta accadendo. Lungo questo pericoloso declino, si va tragicamente a sbattere. L’intelligenza non serve, così dice il Potere parlando alla pancia del Paese, meglio la furbizia, l’omissione, le menzogne. E’ falso. Questa è la strada per la catastrofe antropologica e umana. Ma il Potere insiste: l’empatia e le emozioni non servono. Ripetono dai vertici: meglio seguire l’istinto animale, che soddisfa gli appetiti immediati e paga di più. Non è vero, non date retta. Ribellatevi a queste idiozie. Il Potere ci suggerisce: meglio riprodursi come bestie che amarsi. Sono bugie. Tutto ciò che ci viene detto dal Potere, direttamente o indirettamente, è il segno di una realtà non più sopportabile. Tutto corre veloce verso il baratro e ciò che sembra davvero contare è soltanto quello che il Potere telecratico e oligarchico insegna: il guadagno immediato, il solito e solo tornaconto personale, l’esclusivo interesse affaristico, le ipocrisie, il cinismo, l’inganno, la furbizia, l’arroganza, la prepotenza. Si parla alla coscia del Paese, al polpaccio, alle natiche. Guai a tentare una riflessione! Si rischia la scomunica, l’esclusione, l’epurazione. Siamo arrivati al trionfo di Jago, ambiguo personaggio dell’Otello. Siamo, cioè, all’odio mascherato da amore. Siamo alla sudditanza e alla sottomissione, che però non appaiono ai nostri occhi perché la costrizione si è travestita da libertà. Siamo arrivati all’inganno più atroce della tragedia elisabettiana. Ci hanno tolto il futuro, hanno bruciato la memoria e ci hanno condannati ad un eterno presente senza più un domani. Così non si costruisce, così si va a sbattere in modo disastroso sugli scogli dell’egoismo, del cinismo, della cupidigia. Insomma, negli ultimi trenta anni, nel nostro Paese, sono stati messi ai margini o spediti all’estero i cervelli pensanti, si sono estirpate le coscienze, ci hanno chiusi dentro un acquario dove le idee liberali e libertarie non trovano né troveranno mai cittadinanza. La situazione è ogni giorno più grave: tutto procede per cooptazione, per favoritismo, per vie oscure e opache. Non c’è trasparenza, non c’è onestà, non c’è ricerca della e delle verità. Manca l’analisi politica, mancano gli esempi, mancano i maestri. E invece, dall’alto dei loro privilegi, in troppi dissertano sulla pochezza dei trentenni e dei ventenni di oggi. Ma sono migliori di quanto si creda. I loro predecessori hanno fallito, hanno prodotto disastri, hanno attentato alla nostra dignità di persone e ora vogliono pure spiegarci come e cosa dobbiamo fare. Ci dicono che i quarantenni non sono all’altezza del loro compito. E’ falso. E sinceramente, detto da questi potenti di turno, tutto ciò diventa un complimento. In Italia, i quarantenni sono considerati ancora delle “giovani promesse”, ma ci rendiamo conto? I trentenni sono stati defraudati di spazi e di vitalità, i ventenni sono sistematicamente presi in giro. Insomma, oggi, a causa della partitocrazia imperante si sono imposti ovunque meccanismi liberticidi, ingiustizie sociali e civili, ingranaggi micidiali che rispondono alle sole logiche di un Potere fine a se stesso. Bisogna ammettere che, ormai da troppe generazioni, gli artigli delle strutture burocratiche e le storture illiberali hanno spazzato via il merito e il talento. Così stando le cose, non c’è spazio per farsi valere ed essere quello che si è, per quanto si vale, per le attitudini che ciascuno ha. Manca la spinta di una cultura liberale e libertaria tuttora soffocata dal Potere. Per prima cosa: cambiamo allenatore.

Pier Paolo Segneri

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