Si dice che Berlusconi tema che dietro le inchieste che rischiano di minare il suo governo possano esserci potenze straniere (gli Stati Uniti ) indispettite dalla politica italiana in campo energetico che andrebbe a cozzare contro fortissimi interessi consolidati. Alla luce della oscura esperienza degli anni ’90, ciò è possibile, anche se bisogna sempre essere cauti nell’avallere tesi “complottiste”.
E’, però, un fatto che certe inchieste di oggi appaiono fondate, anche se, come al solito, molto ci sarebbe da dire sul modo in cui finiscono sui giornali notizie che dovrebbero essere ancora riservate e sull’uso, ancora una volta strumentale che se ne vorrebbe fare.
Proprio perché già siamo passati da questa esperienza, occorre stare attenti a non consentire che giustizia e politica si intreccino e si condizionino. Se ci sono vicende penalmente rilevanti, le indagini devono andare avanti speditamente. E speditamente si deve arrivare ai processi, ribadendo che la responsabilità penale è personale. Non vogliamo una seconda Tangentopoli: Per essere ancora più precisi, non vogliamo che i processi alle persone diventino processi al sistema politico e, soprattutto, non vogliamo che la giustizia sia lo strumento per designare che deve governare l’Italia.
A noi, lo sciviamo da anni, la cosidetta seconda repubblica non piace ed i fatti si sono incaricati di dimostrare quanto giustamente. Ma toglierla di mezzo spetta ai cittadini, non ai giudici.
P.

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