
Il clima ha sempre esercitato un impatto importante sui mercati delle materie prime condizionando costantemente i livelli di approvvigionamento, delle scorte e dei prezzi, causando variazioni di equilibrio di varia entità tra domanda e offerta.
Nonostante le perturbazioni e i cambiamenti stagionali del meteo hanno sempre richiesto un certo monitoraggio, il cambiamento climatico ha aumentato la frequenza e la gravità di eventi meteorologici estremi ed irregolari, tra le quali estati più calde e stagioni sempre più umide, che stanno mettendo sempre più alla prova i mercati delle materie prime, aumentando così il rischio di shock dell’offerta e una forte volatilità dei prezzi.
Non è passato inosservato, infatti ,nelle ultime settimane, un chiaro aumento del prezzo del riso sugli scaffali dei supermercati italiani.
La causa di questo aumento è da ricercare nell’ Asia Meridionale:L’India,infatti, il principale esportatore mondiale di riso, sta affrontando una sfida senza precedenti a causa dei danni causati dai monsoni intensi di luglio ai campi di riso. In risposta a questa situazione critica, il governo ha imposto un divieto sull’esportazione del riso bianco non-basmati al fine di garantire un adeguato approvvigionamento interno ad un costo accessibile. Questa mossa ha innescato una serie di conseguenze a livello nazionale ed internazionale, con impatti significativi sul mercato globale del riso, infatti questo divieto avrà un impatto significativo su numerose nazioni in Asia, Africa e Medio Oriente, tra cui Malesia, Singapore, Filippine e Kuwait.
L’eventualità di una revoca del divieto appare improbabile, e si prevede che rimarrà in vigore almeno fino alle elezioni generali dell’India nell’aprile dell’anno successivo. A differenza di quanto possa sembrare, questo scenario presenta sfide significative per l’India e le nazioni coinvolte nel commercio globale del riso.
Ma parliamoci chiaro anche in un contesto in cui l’India dovesse revocare il divieto, i prezzi del riso in Asia potrebbero restare elevati a causa delle continue interruzioni dei commerci causate dai cambiamenti climatici.
Oltre al clima estremo dovuto al riscaldamento globale, insieme al ritorno di El Nino per la prima volta in sette anni,non vi è da sottovalutare il ritiro della Russia dall’iniziativa sui cereali del Mar Nero e le politiche alimentari protezionistiche sotto forma di restrizioni commerciali.
L’incertezza legata alla durata del divieto indiano ha gettato un’ombra anche sulle forniture globali di zucchero
Si destano preoccupazioni anche per quanto riguarda lo zucchero. Stando a quanto riporta Bloomberg, il timore dei mercati è che si fermi anche la fornitura globale di zucchero, di cui i paesi asiatici sono i principali fornitori, dopo che la siccità ha colpito duramente le coltivazioni di canne zucchero.
In un mondo sempre più connesso, questa crisi del riso mette in luce l’importanza della cooperazione internazionale e della solidarietà per affrontare sfide globali come la sicurezza alimentare.
Il blocco delle esportazioni e l’aumento dei prezzi mettono a segno un duro colpo alla catena di fornitura mondiale di cibo, già indebolita dall’uscita della Russia dall’accordo sul grano. Il riso è alla base dell’alimentazione di più di 3 miliardi di persone e rappresenta mediamente il 60% dell’apporto calorico totale di chi vive nel Sudest asiatico e in Africa (quasi il 70% in Bangladesh). Un dato che allarma visto che il 90% di tutta la produzione mondiale di riso avviene in Asia.
Africa e Medio Oriente sono a rischio food security, con paesi come Iran, Somalia, Etiopia e Madagascar che importano più dell’80% di riso dall’India. Tra i paesi asiatici più a rischio c’è la Malesia, che appare la più vulnerabile secondo in quanto importa riso dall’India.Anche Singapore è esposta al rischio approvvigionamento, e secondo fonti ufficiali sarebbe già in trattativa con le autorità indiane per ottenere un’esenzione dal blocco degli approvvigionamenti. Il paese più a rischio di inflazione sono le Filippine, dato che il consumo di riso è la voce principale dell’indice dei prezzi nazionale.
Mentre le temperature più calde sembrano destinate a diventare un evento regolare in futuro, come possono i sistemi alimentari mitigare l’impatto sui costi per i consumatori?
Un’opzione che alcuni agricoltori potrebbero prendere in considerazione sarebbe quella di cambiare le colture per coltivare alimenti che sono più resistenti al calore estremo e alla siccità. Tuttavia, in alcune zone non sarà possibile per via delle temperature così elevate che danneggiano i terreni a livello tale che non saranno più adatti per l’uso agricolo.
Un’altra opzione sarebbe ripensare il funzionamento dei sistemi alimentari globali mediante sistemi alimentari resilienti che hanno più stoccaggio, più diversità di percorsi di approvvigionamento, e più decentramento (in netto contrasto col modello attuale che consiste in grandi centri di trasformazione e distribuzione con tempistiche di lavorazione e distribuzione ristrette). Un sistema resiliente di questo tipo è più costoso e non comporterebbe costi alimentari più economici. Tuttavia, garantirebbe che la fornitura di cibo sia meno vulnerabile agli shock climatici, a beneficio dei consumatori e della stabilità politica globale
Qual’e’ la situazione italiana
L’aumento dei costi del riso in Italia sta diventando un problema sempre più serio, con conseguenze significative sia per le famiglie che per le imprese agricole. I prezzi del riso sono in costante aumento, raggiungendo cifre sempre più elevate e creando una situazione difficile per i consumatori e gli agricoltori.
Tra le cause vi è la speculazione da parte degli industriali
Uno dei principali fattori che contribuiscono all’aumento dei costi del riso è la speculazione da parte degli industriali. Nonostante i prezzi al dettaglio siano in costante aumento, i prezzi alla produzione non hanno subito un incremento equivalente. Questa discrepanza è particolarmente evidente nel caso del riso, che ha visto un aumento del 32% sui prezzi al consumo. Gli scambi tra i risicoltori e le industrie sono stati rallentati a causa di questa speculazione, portando a un crollo insostenibile delle quotazioni nelle campagne. Coldiretti, l’associazione degli agricoltori italiani, è stata costretta ad abbandonare le Borse a causa di questa situazione.
Appare difficile a questo punto capire veramente quale sia la percentuale dei profitti della vendita del riso al dettaglio che va effettivamente nelle tasche dei produttori agricoli.
Qui in questa sede può solo auspicarsi una regolamentazione e una distribuzione più equa del prezzo alla produzione del riso italiano, che può vantare standard qualitativi più alti dei risi stranieri.
Daniela Piesco

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