
(fonte Wikimedia Commons)
La People Bank of China ha mantenuto, questa notte, i tassi invariati, dopo che nei precedenti interventi aveva già tagliato i tassi (ad Agosto), e in ragione del fatto che recentemente aveva tagliato anche la riserva obbligatoria per le banche, cioè aveva ridotto la quantità di denaro che obbligatoriamente il sistema bancario deve detenere presso la banca centrale. Di fatto quindi, tale misura equivale ad un allentamento monetario e serve ad avere maggiore liquidità da immettere nel sistema. Il Tasso primario di prestito ad un anno (LPR), utilizzato per i prestiti a persone e imprese,è stato mantenuto al minimo storico del 3.45%, mentre il tasso a cinque anni, che è quello di riferimento per i mutui, è stato mantenuto al 4.2%. L’economia del gigante asiatico, sembra leggermente in ripresa, come hanno evidenziato recentemente, i dati su produzione industriale e vendite al dettaglio. Il UsdCnh, per ora, non riesce a invertire la rotta e rimane vicino ai massimi storici che si trovano appena oltre 7.3700 mentre le quotazioni attuali vedono il prezzo stabilizzarsi in area 7.3100.
NUOVI RIALZI DEI TASSI ?
Nelle contrattazioni di ieri, martedì, Wall Street ha perso qualcosa con cali dell’ordine dello 0.20% per i tre principali indici. Sono scesi 9 degli 11 settori all’interno dell’S&P 500, tra cui quello energetico, dei consumi e immobiliare. Nella notte i listini asiatici hanno ceduto anch’essi, in linea con le preoccupazioni degli investitori legate ad un ulteriore rialzo del costo del denaro, atteso per questa sera, da parte della Fed. Ed è non solo la Fed a spingere per mantenere i tassi alti più a lungo, ma anche le altre banche centrali, in ragione della recrudescenza dell’inflazione che è sembrata tornare prepotentemente sulla scena nelle ultime settimane, costringendo le autorità monetarie a non mollare la presa. Con la Fed sono pronte ad alzare ancora la Boe, la Snb, la Banca centrale norvegese e anche la Riksbank (Svezia), e la Boj potrebbe anch’essa, dopo anni, abbandonare il Qqe.
VALUTE.
Sul fronte del mercato dei cambi, siamo sempre alle solite, con il dollaro che anche se non sfonda, resta tendenzialmente forte, e le price action, a nostro parere, dipenderanno questa volta dalle borse. Se dovessimo rivedere un aumento dell’avversione al rischio legata ai ripetuti rialzi del costo del denaro, il dollaro potrebbe ricominciare a salire in qualità di bene rifugio, altrimenti molto probabilmente, potrebbe, se le borse tenessero i principali supporti, correggere qualche punto percentuale nelle prossime sedute. EurUsd che rimane a ridosso di 1.0700, senza però superarlo, e contestualmente vicino anche a 1.0630, supporto chiave che per ora ha tenuto egregiamente. Cable compreso tra 1.2330 e 1.2430 mentre l’EurGbp attacca quota 0.8660. Poco fa sono usciti i dati inglesi sull’inflazione, decisamente in calo a +6.7% su base annua nel dato generale, ben inferiore alle attese, mentre il dato core ha fatto registrare un +6.2% anno su anno, anch’esso meno del consensus di +6.9%. Su base mensile l’inflazione sale dello 0.3%, inferiore rispetto alle attese di +0.7%. Non sappiamo se ciò basterà alla Boe per tenere i tassi fermi. UsdJpy intanto resta fermo nelle vicinanze di 148.00, in attesa della decisione sui tassi della Boj, mentre l’EurJpy rimane solido vicino alle resistenze chiave poste a 158.00. Anche UsdCad è tornato a 1.3400 dopo aver testato quasi 1.3700, specie dopo i dati che hanno evidenziato un aumento dell’inflazione, buon motivo per costringere prossimamente la Boc a seguire nuovamente le orme delle altre banche centrali. E mentre il petrolio corregge e si prende una pausa di consolidamento, i mercati oggi saranno in attesa, congelati fino alle 20 quando la Fed deciderà sui tassi e soprattutto quando Jerome Powell risponderà alle domande dei giornalisti. Tutti incollati agli schermi quindi, e pronti a seguire i mercati in serata.
Saverio Berlinzani

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