Polemica inutile e forse strumentale, ma anche i sindacati hanno delle colpe.

Scimmi, però, a mio giudizio, ha il torto di confrontare la realtà tedesca con quella italiana, esprimendo un giudizio negativo sull’esperienza italiana della “stanca concertazione” proprio mentre nel nostro Paese riesplode, certamente non prevista da Scimmi, la polemica pro o contro la concertazione.
Una polemica subito caricata di strumentalizzazioni che prescindono totalmente dall’esperienza vissuta e dai contenuti concreti di quella che a torto o a ragione è stata definita concertazione.
Monti sostiene, e fino a qui è difficile smentire, che le parti sociali, sempre parti rimangono e in quanto tali con esse si deve discutere e contrattare, ma non tollerare sovrapposizione o diritti di veto rispetto ai compiti del governo e del Parlamento.
In verità, il Presidente del Consiglio sostiene anche, che i mali attuali dai quali è affetta l’Italia (residui di consociativismo, mercato del lavoro modellato sui garantiti, discriminazione verso i giovani e le donne, ecc.) sono tutti conseguenza della “concertazione”.
I tecnici attualmente al Governo, nessuno dei quali è nato ieri, non possono certo fare finta di ignorare che l’ultimo vero atto di politica concertativa fu compiuto grazie al “tecnico Ciampi”. Un atto che permise l’ingresso in Europa.
Per chiunque, sostenere che quella scelta del Governo e delle parti sociali abbia arrecato danni al nostro Paese, sarebbe un’impresa difficile, così come sarebbe davvero grave se Super Mario e i suoi tecnici si fossero lasciati influenzare dal recente pensiero antieuropeo e antieuro di Berlusconi.
Monti dovrebbe ricordare che dopo quelle scelte concordate con Ciampi sono seguiti venti anni di rifiuto di ogni pratica concertativa e va detto che quindi è Lui che sceglie come bersaglio della sua guerra una concertazione che di fatto non c’è stata e lo fa, probabilmente, anche per cancellare una verità, per noi amara e per il Governo sicuramente sgradevole.
Ci si rivolge oggi alle parti sociali e in particolare al sindacato, affermando: niente concertazione! Al massimo confronto e contrattazione e solo sulle tematiche di competenza del sindacato.
Per la necessaria chiarezza del confronto, sarebbe auspicabile che Monti e Fornero stilassero una lista di argomenti sui quali il sindacato è titolato a dire la sua.
Capiremmo così, se le pensioni sono materia sulla quale i sindacati sono titolati a dire la loro, oppure no.
Se lo facessero emergerebbe con chiarezza che in questi mesi non solo non c’è stata concertazione, ma neppure semplice trattativa e che al massimo, abbiamo assistito a qualche frettolosa audizione, messa in piedi con l’intento di chi vuole presentarsi educato e disposto all’ascolto, pretendendo, gratitudine per essersi seduto, magari per pochi minuti, al tavolo con le parti sociali scegliendo subito dopo i giornali e le televisioni per comunicare le proprie decisioni, anche quando, come nel caso degli esodati, non si aveva la più pallida idea di come stessero le cose.
Polemiche a parte dovrebbe essere chiaro a tutti che il confronto è assolutamente indispensabile, come sostiene giustamente, anche Bersani e va portato avanti tra interlocutori disposti a mettere sul tavolo le proprie rivendicazioni, ma anche le proprie responsabilità.
Ci chiediamo a chi tra Monti e Passera spetterà il compito di spiegarci, stando alle loro ultime affermazioni, che la riforma Dini sulla previdenza è figlia del frutto avvelenato della concertazione. Lo decideranno loro? Basta che lo facciano in fretta.
Il ministro Passera che prima come dirigente delle Poste Italiane e poi da banchiere ha glorificato più volte i risultati della concertazione sarà così gentile da spiegare a noi e agli italiani il perché dei repentini ripensamenti di questi giorni.
Il Governo non può chiudere gli occhi di fronte a quanto sta succedendo nel mondo dimostrando di non avvertire il rischio che l’Italia da Paese frenato da lacci e laccioli, definiti spesso così, per evitare di chiamarli diritti, diventi ora un Paese dove la legge del più forte prevale su tutto.
Va riconosciuto che questa azione da giustiziere nei confronti del sindacato portata avanti dal Governo rischia di trovare terreno fertile in quanto non dispiace, neppure a molti di coloro, che nel caso di elezioni voterebbero sicuramente centro-sinistra.
Non sono pochi, anche nel centro-sinistra, coloro che in questi anni, magari per esperienze dirette, nel corso delle quali il sindacato non ha dato grande prova di sé, hanno maturato la convinzione che se il sindacato stesso, perdesse parte del proprio potere della propria arroganza non sarebbe davvero un male.
Un rilancio della concertazione e della politica dei redditi, appare indispensabile per rendere più credibile ed efficace la lotta a fondo per l’abbattimento del debito pubblico.
Un obiettivo questo che per essere conseguito con successo, richiede, però un confronto aperto anche nel sindacato.
Mettiamoci nella condizione di un lavoratore deluso, che assiste al riemergere virulento della polemica sulla concertazione, il suo schieramento naturalmente sarà quello di stare, dalla parte di chi la concertazione la difende.
Al tempo stesso, quel lavoratore deve prendere atto che Susanna Camusso e la sua organizzazione sindacale, alla difesa della concertazione ci sono arrivati molto tardi e senza chiarire i perché dei tanti no opposti negli anni precedenti.
Lo stesso lavoratore si domanderà ancora: come mai, se la concertazione è davvero tanto importante, Angeletti e Bonanni, che tanto la invocano oggi, non lo abbiano detto con chiarezza a Berlusconi, Tremonti e Sacconi.
Quel lavoratore sicuramente chiede al sindacato di andare oltre la logica che vuole che la colpa sia sempre degli altri e un impegno serio e unitario, per far sì che l’uscita graduale dalla crisi si colleghi strettamente con la ridefinizione del ruolo delle parti sociali e dei corpi intermedi, non per andare verso versioni moderne del corporativismo e del consociativismo.
La tanto odiata concertazione, se intesa correttamente, (come quella realizzata da Ciampi e dalle parti sociali) rappresenta sicuramente un contributo alla coesione sociale e quindi al consolidamento della democrazia.
Scegliere prima gli avversari e poi costruire le argomentazioni per metterli in difficoltà può essere comprensibile a condizione però che nessuno cerchi di ricorrere a trucchi per alterare le regole del gioco, Monti e il Governo, dando prova di onestà dovrebbero mettere in premessa di ogni confronto o di ogni polemica che l’Italia la concertazione non esiste dal 1993.

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