Alluvione in Sardegna
Un preavviso di qualche ora, possibile con le moderne tecnologie di previsione dei fenomeni atmosferici, avrebbe consentito alle persone di mettersi in salvo.

L’allarme meteo è stato dato dalle autorità comunali, a distanza di qualche decina di minuti dalla tragedia. Un preavviso di qualche ora, possibile con le moderne tecnologie di previsione dei fenomeni atmosferici, avrebbe consentito alle persone di mettersi in salvo, e di salvaguardare al meglio i propri beni.
Purtroppo, dopo la tragedia sono emerse situazioni di una gravità assoluta: abusivismo edilizio diffuso, corsi d’acqua deviati, interi caseggiati costruiti sul greto di un torrente. La natura, con la sua irruenza ha invaso tutto quanto ha trovato davanti a sé, ripristinando il corso originario del torrente.
Le pagine dolorose di quest’alluvione parlano di una famiglia brasiliana, venuta in Italia a cercare fortuna. Genitori e bambini, sono morti. A tutte le famiglie va la nostra solidarietà. Ma quello che ha colpito maggiormente è l’episodio riferito da un soccorritore alla televisione la Sette. Il protagonista –suo malgrado- di questa vicenda, per caso aveva scoperto un uomo che riparava nel suo giubbotto un bambino di tre anni.
Entrambi chiedevano aiuto. Sorpreso dalla piena in auto, l’avevano abbandonata ed hanno cercato riparo su una posizione più alta, sotto un ponte.
Il nostro anonimo e generoso soccorritore, preso atto della situazione, dice loro di pazientare, che sarebbe andato lì vicino a chiedere soccorso.
Bussa alle porte dell’Anas (incaricata delle manutenzioni sulle strade statali) che avrebbe potuto disporre dei mezzi adatti per il salvataggio. Alla domanda di aiuto si sente dire da due impiegati che non potevano intervenire.
Disperato, il soccorritore cerca di fermare un trattore per strada, ma il conducente non risponde alla richiesta di aiuto. Torna dal papà e dal bimbo per rincuorarli e si rende conto che la situazione è peggiorata; l’acqua si é alzata ulteriormente di livello. Il soccorritore non sa più cosa fare.
Torna all’Anas implorando i due che per contro gli ordinano di andarsene, viceversa gli avrebbero spaccato la faccia.
Incredulo per quanto gli era appena accaduto con i due pessimi soggetti dell’Anas, torna sul posto, dove il papà e il bambino implorano di essere salvati. Impotente, fa appena in tempo a vederli scomparire, portati via dalla piena d’acqua che li travolge. Di fronte alla natura, non sempre si può intervenire, ma il comportamento dei due dipendenti dell’Anas va condannato da un punto di vista morale come un grave crimine che dovrebbe essere perseguito da un punto di vista giudiziario.
è gravissima l’omissione di soccorso da parte di un qualsiasi cittadino; c’è un forte aggravante quando è un rappresentante dello Stato a rifiutare la richiesta di aiuto.
I disastri come quello che si è consumato in Sardegna, in parte potrebbero essere evitati se “l’uomo” con la sua ingordigia di case non avesse manomesso il suolo. Nei boschi e nelle campagne abbandonate non vengono più puliti i canaloni che convogliano le acque verso valle e nei fiumi.
Sul numero 26 (20 novembre scorso) de L’Eco in prima pagina abbiamo denunciato una situazione di pericolo alle porte di Milano, di fronte alla quale i sindaci fanno orecchie da mercante, salvo poi versare lacrime di coccodrillo il giorno in cui un’alluvione dovesse devastare il territorio.
Solo una politica di salvaguardia delle campagne, dei boschi e dei nostri litorali, potrà ridurre al minimo i danni, di eventi naturali (che purtroppo continueranno ad esserci) e creare occupazione.

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