Auguro un buon lavoro agli amici ed ai compagni che parteciperanno all’assemblea di Firenze, una delle poche occasioni in cui circoleranno idee non irreggimentate. In una situazione politica in cui si cerca di standardizzare tutte le voci, è un fatto estremamente positivo che si facciano sentire le espressioni di quelle culture politiche che hanno avuto un ruolo decisivo, al di sopra del loro peso elettorale, nel progresso della società italiana.
Questo apprezzamento, tuttavia, non può essere disgiunto da alcune osservazioni critiche. Il “manifesto” dell’iniziativa proclama che si vuole creare un nuovo polo elettorale il quale contratti, poi, l’alleanza con uno di quelli già esistenti. In secondo luogo, si assemblano nello stesso contenitore “laico-socialista” – definizione in realtà quanto mai vaga, oggi come si tempi di Martelli – forze che, a partire dal primo centrosinistra, hanno raramente trovato un collante comune oltre quello dell’alleanza di governo. Si ripete lo stesso errore della Rosa nel Pugno e si anticipa quello, di portata ovviamente più grave, del Partito Democratico – se vedrà mai la luce.
Noi, socialisti italiani, abbiamo avuto una caratteristica che ci ha differenziato dagli altri partiti socialisti europei, almeno da dopo la Seconda Guerra Mondiale: quella di svolgere di fatto, contro la propria natura, un ruolo di terza forza, di ago della bilancia, tra due forze politiche numericamente più forti (DC e PCI). Negli altri paesi europei, invece, la forza socialista è sempre stata uno dei due poli in competizione ed in alternativa tra di loro per la conquista del governo, essendo l’altro costituito da una forza o da una coalizione di forze conservatrici. In Italia il ruolo naturale dei socialisti è stato espropriato dal PCI, che ha approfittato, ad onore del vero, dell’errore commesso dal PSI di entrare nel Fronte Democratico Popolare, uscendo dimezzato dalle elezioni del 1948.
Oggi i socialisti sono pochi e dispersi. E’ necessario un nuovo inizio, e non si può ripartire da una collocazione di terza forza, tipica in Europa delle forze liberaldemocratiche, che presuppone, appunto, l’esistenza di due poli alternativi a cui, di volta in volta, accodarsi.
E’ l’Internazionale Socialista, sono i grandi partiti socialisti europei – la socialdemocrazia tedesca, il partito socialista francese, il partito laburista britannico – la stella polare che indica ai socialisti italiani dove posizionarsi nello schieramento politico.
I socialisti ovunque stanno a sinistra, anzi sono la forza maggioritaria della sinistra. E dove non lo sono, come in Italia, devono impegnarsi a diventarlo. Creando una solida piattaforma ideologica, superando i personalismi, unificandosi, aprendo contraddizioni all’interno degli attuali alleati-competitori e rimettendo in discussione l’intero quadro politico. Se riflettete bene, i DS sono in una posizione estremamente debole dal punto di vista ideologico. L’ideale del socialismo liberale, invece, è rimasto intatto nella sua forza ed ha di fronte a sé ampie possibilità di espansione.
Per questo credo che debba essere definitivamente abbandonato il fantasma della terza forza laico-socialista, che porta ad essere relegati in un ruolo secondario e, sul piano dei contenuti, ad annacquamenti ed ibridazioni che risultano, poi, incomprensibili da parte dell’elettorato.
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Caro compagno, condivido in parte ciò che scrivi e sono convinto che i SOCIALISTI, oggi, nello scenario politico
italiano devono posizionarsi come terza forza – oltre “questo
centrosinistra” e politicamente contro il centrodestra – che incalza
politicamente “questo centrosinistra”.
Per ora terzi posizionati poi con una scelta di campo: o a Sinistra o per far perdere questa Sinistra.
Saluti Socialisti
“BUON LAVORO MA E’ UN ERRORE LA TERZA FORZA” : ringraziando per l’augurio di buon lavoro ,non si capisce quale sia la definizione dell’errore. Se non si vuol dire “terza forza” ,usiamo allora il termine di “diversa” : se non lo fosse ,tale “forza” si mischierebbe alle schiere di potere (fine a se stesso) esistenti , senza possibilità di distinzione e quindi di sopravvenienza. Cerchiamo di capirci. Nel volersi identificare in una delle “parti” esistenti ( destra o sinistra) sta il germe stesso della sconfitta ,caro amico…..”Creando una solida piattaforma ideologica, superando i personalismi, unificandosi, aprendo contraddizioni all’interno degli attuali alleati-competitori e rimettendo in discussione l’intero quadro politico.” :e se questo è il daffarsi ipotizzato (e giustamente ,mi pare) ,il problema dello schieramento preconcetto o storico non esiste. Almeno secondo logica . Se poi la logica deve restare fuori dalla politica ,lasciando campo libero alle banderuole ,agli inni ,alle lusinghe dell’appartenenza sempre e comunque…………allor parmi inutile ogni affanno o fantasia : lasciamo le cose come stanno , resta sempre la speranza che una “calciopoli” come la nostra possa implodere per decorrenza dei termini….prima o poi !