Un dialogo fra sordi: questa sembra essere l’unica sintesi possibile di tutti gli interventi e le prese di posizione che si registrano ormai quotidianamente all’avvicinarsi del referendum sulla Legge 40. Difesa strenuamente da chi l’ha voluta con argomenti che lasciano quantomeno perplessi, a metà come sono fra la bufala e la contraddizione. La prima leggenda metropolitana, diffusa a mezzo stampa da fior di parlamentari, è quella sul presunto far west che regnava sul nostro Paese fino all’intervento di legislatori illuminati; in realtà, qualunque medico ginecologo iscritto all’Ordine è in grado di sfatare questo mito: fin dal 1995, infatti, l’Ordine dei Medici aveva istituito, all’interno del proprio codice deontologico, una serie di regole precise che mettevano limiti chiari alle tecniche di fecondazione. Queste regole, rispettate da tutti, hanno fatto sì che nel nostro Paese non si registrassero casi limite tipo utero in affitto, ed hanno funzionato benissimo tanto per i medici quanto per i pazienti. Dunque, di quale far west stiamo parlando?! Ma il tema sul quale si assurge a livelli di ipocrisia farisaica è quello della fecondazione eterologa, il cui divieto viene giustificato con la necessità di garantire ad un bambino la certezza della paternità. Questa tesi, fortemente sostenuta dai cattolici, lascia sbalorditi, prima di tutto perché inficia il principio stesso dell’adozione, presupponendo una maternità ed una paternità esclusivamente biologiche, in secondo luogo perché lo scomparso Papa Giovanni Paolo II ha esaltato più volte, nel corso del suo pontificato, la figura di S.Giuseppe ed il suo esempio di “paternità responsabile”. Ora, se la memoria non ci inganna, S.Giuseppe non era il padre di Gesù. Dunque, perché a S.Giuseppe deve essere riconosciuto ciò che a Mario Rossi è negato?! Vanamente, da lungo tempo, attendiamo una risposta sensata e logica a questo quesito.
Chiara Boriosi
Bufale, leggende e referendum
Chiara Boriosi

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