I miei ricordi del tempo passato, mi riportano al lontano 1957, i primi anni della Tv. Ero poco più che un bambino, ma ricordo benissimo il nostro ministro, il liberale Gaetano Martino (padre dell’ex ministro degli Esteri Antonio) mentre a Roma firmava l’atto fondativo dell’Unione Europea. All’inizio si trattò di accordi che facilitavano la produzione ed il commercio del carbone e dell’acciaio. Più tardi l’Unione Europea iniziò una politica di ridistribuzione dei fondi versati dai vari Paesi, in favore dell’agricoltura. Per decenni, i contributi dell’Ue destinati ai coltivatori di ulivi sono stati un valido sostegno, che si è andato assottigliando con il passare dei decenni. Ma il fatto rivoluzionario degli anni ’60 è rappresentato dalla possibilità di espatriare in Europa, senza passaporto. Non parve vero alla moltitudine di persone in cerca di lavoro, di poter prendere il treno, con la ”valigia di cartone” ed in tasca la semplice carta d’identità, andare a cercare fortuna in Belgio, Francia, ma anzitutto in Germania. Prima di questo accordo di libera circolazione dei cittadini negli Stati dell’Ue, era necessario il passaporto, non facile da ottenere, e che aveva lunghi tempi burocratici per il rilascio.
Nei decenni successivi sono stati tagliati altri importanti traguardi, per la libera circolazione delle merci. Il trattato di Maastricht è un’altra importante tappa dell’Ue, che porta al superamento dei dazi e delle dogane. Altro accordo importate di quegli anni, in materia finanziaria, è il trattato fra gli stati membri, per stabilizzare i valori di cambio fra le monete, che prevedeva un’oscillazione minima e massima concordate fra i governi. Fin qui tutto bene; le varie tappe erano state scandite e graduate nel tempo, Poi iniziò il disastro, a partire dal 1° gennaio 2002, con l’introduzione dell’euro, che favorì in modo spudorato la Germania. Il nostro storico ed economista Osmano Cifaldi ha spiegato più volte che la parità di cambio marco-euro accordata ai tedeschi, di fatto ha defraudato di ricchezza gli altri Paesi, che si sono visti deprezzare la propria moneta. L’Italia è stato uno dei Paesi maggiormente colpiti dal cambio sfavorevole, tant’è che gli svizzeri all’indomani dell’entrata in vigore dell’euro si riversavano a fare la spesa nei supermercati di Como. Risultato: l’euro ha immiserito la maggior parte degli italiani. Abbiamo perso 20 punti di prodotto interno lordo (pil). Il ceto medio si è dissolto; abbiamo 5 milioni di poveri. E’ stato un errore adottare l’euro, ma oggi sarebbe sbagliato uscirne, per una serie di valide ragioni. Le responsabilità della tragedia economica delle nostre famiglie, è divisa a metà fra Romano Prodi che volle entrare a tutti i costi nell’euro e Silvio Berlusconi che non cercò di fare un passo indietro e non fece in modo di controllare l’andamento dei prezzi (obbligando i commercianti ad esporre i valori in lire e in euro). Con il risultato disastroso della perdita dei più, della capacità di calcolo e con rincari ingiustificati (al giorno d’oggi un gelato costa 5000 delle vecchie lire). Nel 2001 un cono costava 1500 lire; nel 2017 bisogna spendere più del 300%. In tutto il caos di questi ultimi 16 anni, l’unico a beneficiarne è lo Stato, che ha pagato tassi d’interesse bassi, ma non ha saputo approfittarne per diminuire il debito pubblico che continua a crescere. Euro a parte, l’altro grande errore è stato l’allargamento a tante nazioni che non hanno nulla in comune con i Paesi fondatori come Italia, Francia e Germania; vedi il caso Inghilterra, da sempre elemento destabilizzante e responsabile della bocciatura della Costituzione. L’Europa a 27 Stati è stata una follia, che che ha aperto forti lacerazioni fra Europa dell’Est (ex blocco sovietico) e le nazioni dell’Ovest che diedero il via all’Unione 60 anni fa. La realtà è che senza un’Europa federalista, come 150anni fa la disegnava Carlo Cattaneo non c’è futuro. Non può esserci un’Europa che conta senza un’unione economica, fiscale, politica e di difesa dei propri confini. L’Europa rischia di essere colonizzata dagli Stati Uniti, attraverso Google, Microsoft, Amazon, Fecebook, colossi che si sono affermati a livello monopolistico, con utili e capitali immensi; possono comprarsi intere nazioni. E che dire dell’Europa che non riesce a contrastare i gruppi industriali statunitensi e che non ha neppure una sua agenzia di valutazione del rischio d’impresa (rating). La stabilità di borsa delle nostre maggiori imprese, enti e banche, dipende dalle stesse agenzie che certificavano come ottima Parmalat, che sono all’origine del fallimento di Lehman Brothers e della crisi iniziata nel 2007.
Roberto Fronzuti

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