L’Olanda ha deciso che non si può smontare l’Europa, ma anche che si può fare a meno di socialisti che fanno solo da servile sostegno agli ammiratori dell’attuale conduzione europea, e hanno ridotto del 75% il consenso al locale partito laburista, premiando gli ambientalisti che almeno dicono qualcosa e non si limitano a chinare la testa. Il locale corrispondente della RAI, sontuosamente mantenuto dal nostro canone, non è stato capace di spiegarci la differenza tra i laburisti che hanno perso e i socialisti che han mantenuto le posizioni. Sarà uno dei tanti protetti dell’inutile Casini…
La SPD ha capito in anticipo quale può essere l’andazzo, e ha sostituito Sigmar Gabriel, troppo servile nei confronti del dott.Stranamore-Schauble.
Corbyn, Sanders e Hamon han capito che bisogna ridare voce e grinta a una sinistra che parli agli esclusi del processo di arricchimento in corso, prima che caschino nel populismo come han già cominciato a fare (il voto a Trump e quello per la Brexit pescano nello stesso stagno, il ceto medio e gli operai sindacalizzati che sentono di stare per sparire), ma per ora restano su una posizione di protesta minoritaria, anche se non hanno l’handicap di dover tener conto, come in Italia e in Francia, di troppe sigle di partitini di sinistra personale, basate, quando si preoccupano di farle, su analisi di antiquariato.
Nessuno si preoccupa della sostanziale sparizione dell’Internazionale Socialista, che tace da 10 anni, con un presidente (Papandreu) screditato nel suo paese, a capo di un partito che non ha più rappresentanti in parlamento
Però non basta dare una voce alla protesta, se non si hanno idee alternative credibili e basate sulla conoscenza degli attuali meccanismi di accumulazione. I sindacati hanno il difficile compito di difendere gli attuali occupati, e non sono in grado da anni di fare proposte per quelli del futuro: per esempio, la loro posizione sui voucher comporterà sicuramente un’espansione del lavoro nero, che forse loro immaginano si possa combattere con un’espansione della burocrazia. Che costa, ed è corrompibile.
I corifei della globalizzazione pretendono che in tutto il mondo i lavoratori si riducano alle condizioni di quelli del Bangladesh, e finora l’unica alternativa è quella di erigere barriere ai migranti ma non alle merci a basso costo di produzione e alto contenuto di pubblicità che costituiscono una quota crescente del commercio mondiale. E anche dell’attuale accumulazione di capitale, che si verifica anche , in misura crescente e in assoluta esenzione fiscale, attraverso i clic degli smartphone su tutte le stronzate che vengono messe in rete, dalla musica, alle notizie assurde, ai proclami dei pazzoidi e dei populisti, all’illusione di praticare una democrazia diretta che da noi viene venduta da Grillo. Anche Berlusconi finirà nel museo antropologico, con la sua Mediaset per la quale non trova compratori, perchè come canale di pubblicità è superato e troppo costoso (e ogni tanto deve pagare le tasse).
L’infelice idea di fare un secondo Lingotto, dopo che quello di 10 anni fa non ha certo portato fortuna al suo ideatore, mi sembra una faccenda datata ai tempi di Clinton e Blair ( che almeno si sono arricchiti senza mandar parenti a suonare campanelli per conto degli appaltatori). Tutti quanti propagandano il partito di un uomo solo, senza tante storie di congressi e votazioni , sostituiti dal popolo acclamante. Invece di capire cosa pensano gli iscritti e gli elettori la grande preoccupazione è di piacere con quelli che contano e chiamarli a collaborare: è il complesso di Madame Verdurin, il personaggio di Proust pronta a tutto pur di avere una duchessa nel suo salotto…
Al simulacro di congresso del PD (sigla che corrisponde a Poco Democratico per il meccanismo congressuale che ignora gli iscritti e premia le cricche locali e nazionali) andrò a votare per Emiliano, per fare qualcosa al di fuori del coro che sta portando a fondo il PD e mettendo l’Italia nelle mani di Grillo.
Claudio Bellavita

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