Dice un mio amico che gira il mondo: guarda che qui a Palo Alto, e in tutta la California, i taxi non li prende più nessuno. Vanno tutti di Uber o simili. Rivoluzione trasporti . Tra Uber, my taxi, Bla bla car e via ruotando è totalmente cambiato il modo in cui ci spostiamo. Ed è ovvio che tutto questo mette in crisi schemi storici e vecchie certezze.
Certo, vai in giro e puoi incontrare tassisti molto arrabbiati. Ma dovrebbero essere arrabbiati anche i clienti. A proposito che confine c’è per un tassista tra cliente e cittadino? Dice una mia amica che gira molto l’Italia: sai che l’altro giorno un tassista si è lamentato con me perché il tragitto era troppo breve. “Secondo lui dovevo prendere il taxi solo per fargli guadagnare di più non per necessità razionale”.
Questa è bella. Ma lo diceva scherzando o seriamente? “Serio più che mai”. Ma come è andata? Destinazione Centro ricerche di geofisica all’Eur, zona Vigna Murata. Sbarco con la metro, spiega l’amica, alla Laurentina e vado a piedi al primo parcheggio taxi e salgo. Quando gli dico dove devo andare lui risponde: ecco sto qui fermo da più di un’ora e mi tocca una corsa che ce farò si e no sette euri”.
La vita è bella perché è varia. Ma lo ha detto una sola volta? “No macché ha continuato sino all’arrivo aggiungendo che sarebbe stato più redditizio per lui coltivare l’orto”.
Robe che accadono sotto il cielo di Roma.
Globalizzazione e tecnologie non possono che rivoluzionare sistemi e comportamenti, regole e servizi. Guardare il dito al posto della luna è sempre una sconfitta.
Cambia il mondo e chi ci sa fare vince su chi non ci sa fare. Ovviamente nella correttezza competitiva. C’erano pure quelli , due secoli fa, che non volevano la ferrovia con locomotive sbuffanti tra prati e pascoli eppure adesso abbiamo l’alta velocità. C’era che preferiva il cavallo alle prime tre ruote eppure adesso abbiamo la Ferrari in gran Premio.
C’era chi non voleva scrivere al computer a cavallo degli anni Ottanta e si ostinava a pigiare sui tasti duri della macchina per scrivere. Ora i polpastrelli sfiorano schermi che scrivono da soli.
Quello del cambiare è un destino, non una scelta. Capacitiamocene.
Come cambiano pure i cappuccini. O meglio come sono serviti e a che prezzo.
Un mio amico che gira molto mi ha raccontato che un giorno ha preso un cappuccino e un cornetto in un bar gestito da italiani dove il barista lo ha servito senza nemmeno guardarlo in faccia e quasi scocciato e il cassiere gli ha regolato i conti continuando a parlare con un altro di sport o robe del genere.
Una esperienza non gradevolissima per due euro e sessanta centesimi.
“Un paio di giorni dopo –dice- sono, la mattina presto, in un bar gestito da cinesi che non avevo mai visto prima. Mi hanno chiesto con sorriso come stavo, se era buono il cornetto al pistacchio e se il cappuccino era giusto. Il tutto con cortesia garbata e per 2 euro e trenta”.
Robe che accadono qui sotto il cielo italico dove il cappuccino cinese è più cortese del cappuccino cosiddetto connazionale.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

se c’erano più tassisti ad aspettare, quando torna avrebbe dovuto rimettersi in coda, magari perdeva due ore di tempo per fare 7 euro lordi. Comuqnue, per me i tassi possono sparire, viva UBER!
Signor Giuseppe buonasera. La ringrazio per il commento, davvero. In realtà non ho fatto alcun elogio ma solo riportato dei racconti di amici sul tema. So bene che le nostre città sono piene di tassisti ineccepibili, da Roma Firenze da Bologna a Catania. Solo che, come accade nel mondo delle notizie, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
Da tassista mi stupisco di come il giornalista RAI (società che vive grazie al prelievo forzoso del canone dalla bolletta elettrica) ci faccia l’elogio della concorrenza. Signor Binacci chieda al suo amico se a Palo Alto trattengono il canone per la tv come da noi in Italia. Bella la concorrenza e l’innovazione tecnologica sempre quella degli altri.