
La competizione strategica tra Washington e Pechino si combatte anche a colpi di summit: così mentre a Camp David si conclude il vertice tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud – in cui il presidente Joe Biden ha decretato una “nuova era di cooperazione”, chiaramente in funzione anticinese – Xi Jinping vola in Sudafrica per il summit dei leader dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). In assenza di Vladimir Putin, costretto a presenziare da remoto a seguito del mandato di cattura internazionale spiccato nei suoi confronti, il presidente cinese punta a rafforzare l’influenza di Pechino nel continente. “Il tradizionale sistema di governo globale è diventato disfunzionale, carente e dispersivo, ha detto alla vigilia del vertice Chen Xiaodong, ambasciatore cinese a Pretoria, aggiungendo che i Brics “stanno diventando sempre più una forza di difesa della giustizia internazionale”. Al vertice, non partecipano solo i paesi membri del club; la lista degli invitati ne prevede 69 tra cui tutti quelli africani, e l’espansione del gruppo sarà in cima all’agenda. Almeno 40 sarebbero infatti gli stati interessati ad aderire, di cui 23 hanno formalmente presentato domanda. Quattordici anni dopo il primo vertice nel 2009, i Brics rappresentano allo stato attuale un quarto dell’economia globale e il 42% della popolazione mondiale.

Putin, grande assente?
L’assenza di Vladimir Putin a Johannesburg non passa certo inosservata. Il presidente russo è oggetto di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra commessi dai militari russi in Ucraina e la sua potenziale visita aveva posto un dilemma diplomatico e legale per il Sudafrica, alleato di Mosca di lunga data. La questione si è risolta con l’annuncio che sarà il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, a guidare la delegazione russa, mentre Putin seguirà i lavori in videoconferenza. “Non credo che la mia presenza al vertice Brics sia più importante dell’essere qui in Russia ora”, ha commentato il presidente russo, ma se secondo alcuni osservatori la sua assenza fisica non dovrebbe avere effetti significativi sugli esiti del summit, altri sottolineano come il ruolo di Mosca nel continente sia ormai sotto i riflettori. Il recente golpe in Niger ha evidenziato la crescente influenza del gruppo di mercenari della Wagner nella regione del Sahel, teatro negli ultimi tre anni di una lunga sequenza di colpi di stato. Avvenimenti che pesano nelle relazioni tra Mosca e i paesi africani, guidate non solo da questioni politiche. Al vertice Russia-Africa del 2023 a luglio, ad esempio, avevano partecipato solo 17 capi di stato del continente, rispetto ai 43 del primo vertice del 2019. “Non si può dire che i leader africani abbiano viaggiato o fossero rappresentati a Mosca perché amavano Putin – spiega Frederick Golooba-Mutebi all’emittente Deutsche Welle – ma di certo avevano interessi con la Russia che dovevano preservare”.
Xi punta a un nuovo ordine?
La visita di stato di tre giorni in Sudafrica è il primo viaggio di Xi in Africa in cinque anni e il secondo all’estero dell’anno in corso: a marzo il leader cinese si era recato a Mosca per incontrare il suo “caro amico” Vladimir Putin nel corso di un vertice in cui i due hanno riaffermato il comune orientamento strategico contro gli Stati Uniti e propagandato la loro visione di un nuovo ordine mondiale non più dominato dall’Occidente. Per Xi, il vertice Johannesburg rappresenta un’altra opportunità per portare avanti quella visione. Ma il vertice arriva in un momento difficile per il presidente cinese, alle prese con diverse sfide interne: il tanto atteso rimbalzo economico di Pechino vacilla, mentre la seconda economia più grande del mondo fronteggia una minacciosa crisi immobiliare e un aumento del debito pubblico interno. Come se non bastasse, il tasso di disoccupazione giovanile è talmente alto che il governo ha sospeso la pubblicazione di tutti i dati. “Per i paesi in via di sviluppo, la norma è che la Cina fornisca generosi pacchetti di aiuti, finanziamenti e accordi di cooperazione. Ma dato lo stato attuale dell’economia, Pechino non è più ben attrezzata per farlo” osserva Yun Sun, direttore del programma Cina presso il think tank Stimson Center, secondo cui un’economia in affanno “è un grosso limite per l’offensiva del fascino diplomatico di Xi, nel Sud del mondo”.
Molte parole, pochi fatti?
L’espansione del blocco Brics in esame al vertice di questa settimana ha attirato un gruppo eterogeneo di potenziali candidati uniti da un desiderio comune: quello di sovvertire un ordine globale che molti considerano sfavorevole ai loro interessi. “L’elenco delle lamentele – osserva Reuters – è lungo: pratiche commerciali abusive, regimi sanzionatori punitivi. Una percepita trascuratezza delle esigenze di sviluppo delle nazioni più povere. Il dominio del ricco Occidente sugli organismi internazionali, come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale”. In mezzo a una diffusa insoddisfazione per gli attuali equilibri internazionali gli impegni proclamati dai Brics, pur in mancanza di risultati concreti, hanno trovato ampia eco e raccolto speranze per una maggiore equità e inclusione. Almeno finora però le ambizioni del blocco di diventare un attore politico ed economico globale sono state vanificate da divisioni interne e mancanza di una visione coerente. Inoltre le sue economie, un tempo in forte espansione, stanno rallentando mentre il risultato più concreto del blocco, la New Development Bank, o ‘banca dei Brics’ ha visto il suo già limitato campo d’azione ulteriormente ostacolato dalle sanzioni contro la Russia. A ben guardare – osserva Steven Gruzd dell’Istituto sudafricano per gli affari internazionali – è difficile individuare risultati concreti messi a segno dai Brics. Un sacco di chiacchiere. Molta meno azione”.
Il commento
Di Filippo Fasulo, Co-Head osservatorio geoeconomia ISPI
“Il valore del Summit dei paesi Brics è soprattutto politico, ed è la conseguenza dello scenario che si è creato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2022 la presidenza cinese ha dato una grande spinta al processo di espansione con l’obiettivo di scongiurare l’isolamento in cui l’amicizia russo-cinese era stata confinata. Questo desiderio ha incontrato la voglia di contare di più dei paesi in via di sviluppo, che ora vedono nei Brics un canale per affermare uno status politico in crescita in un mondo in cambiamento. Tuttavia, anche all’interno dei Brics vi sono divisioni: l’India si candida a diventare leader del Sud Globale in alternativa alla Cina e il Brasile cerca di mettere ordine alla volontà cinese di creare un ampio gruppo di paesi, che se allargato troppo velocemente rischia di perdere effettiva capacità di agire, e punta a rafforzare la banca BRICS presieduta dalla brasiliana Dilma Roussef”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

Lascia un commento