
La Brexit è stata uno dei più grandi errori strategici commessi dal Regno Unito nel dopoguerra. Nel 2016 agli inglesi vennero promessi sovranità, controllo, crescita e libertà economica. Dieci anni dopo resta soprattutto il conto.
L’errore fu confondere la sovranità formale con il potere reale. Nel mondo di oggi contano le dimensioni del mercato, la capacità industriale, la finanza, le catene produttive e il peso della moneta. Puoi essere indipendente quanto vuoi, ma se ti presenti da solo davanti a Stati Uniti, Cina o Unione Europea hai semplicemente meno forza contrattuale.
La Gran Bretagna non ha mai adottato l’euro e ha mantenuto la sterlina, ma con la Brexit si è staccata dal grande blocco economico europeo con il quale continua inevitabilmente a commerciare. Ha guadagnato libertà normativa sulla carta e perso peso al tavolo dove vengono determinate molte delle condizioni economiche che comunque la riguardano.
La prova più evidente del fallimento è persino politica. Dal referendum sulla Brexit il Regno Unito ha cambiato primi ministri con una regolarità quasi scientifica. Cameron, May, Johnson, Truss, Sunak e infine Starmer sono usciti di scena uno dopo l’altro. Governi diversi, ricette diverse, stesso problema: nessuno è riuscito a trasformare la Brexit nel grande successo economico promesso agli elettori. Ora c’è Andy Burnham, il settimo primo ministro in dieci anni. Altro che stabilità ritrovata.
Capitolo Nigel Farage, il grande piazzista dell’operazione. Ha venduto agli inglesi il ritorno alla sovranità come se bastasse uscire da Bruxelles per riaccendere l’Impero britannico. Una bella bandiera, qualche slogan, il famoso autobus e via verso il radioso futuro. Peccato che i mercati non votino, non si emozionino davanti alla Union Jack e soprattutto sappiano fare di conto.
Per chi ancora non l’ ha compreso: oggi appartenere a una grande area economica sostenuta da una moneta globale è l’unica strada seria per avere potere contrattuale mondiale. L’euro non è soltanto la moneta con cui paghiamo il caffè. È mercato, industria, credito, risparmio, scambi internazionali e massa finanziaria. È uno strumento di potere.
Una lira italiana, una peseta spagnola o una qualsiasi piccola valuta nazionale avrebbero oggi un peso marginale davanti al dollaro e alle grandi aree economiche mondiali. Persino la sterlina, con tutta la sua storia e il peso della City, non trasforma più il Regno Unito nell’Impero britannico. Quel film è finito da parecchio, anche se Farage continua ostinatamente a vendere i biglietti.
La Brexit ha quindi dimostrato una cosa molto semplice: essere liberi di decidere tutto da soli non significa avere la forza per imporre qualcosa agli altri.
La sovranità senza massa economica rischia di diventare soltanto solitudine.
E nel mondo di oggi non vincono quelli che gridano più forte di essere indipendenti. Vincono quelli abbastanza grandi da potersi permettere di essere ascoltati.
Piero Terracina

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