• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Brexit: le teste che non cadranno

Ancora sulla #brexit: pareva dovesse essere un’ecatombe ed invece sono rimasti tutti al loro posto e, probabilmente, continueranno a restarvi.

di Giampiero Gramaglia | 4 Settembre 2016

Un’ecatombe! Pareva dovesse essere un’ecatombe! E invece sono rimasti tutti al loro posto e, probabilmente, continueranno a restarvi. ‘Ercolini sempreinpiedi’ dell’Unione? Manco tanto, perché a buttarli giù nessuno ci ha davvero provato.

A conti fatti, fra i pezzi da novanta dell’Ue la Brexit ha finora fatto un’unica vittima: il sì britannico a uscire dall’Unione europea, Ue, ha indotto a dimettersi Jonathan Hill, già responsabile dei Servizi finanziari nell’Esecutivo comunitario.

Al suo posto, perché un commissario britannico v’ha da essere, fin quando il Regno Unito non sarà proprio fuori dall’Ue – e la Commissione Juncker sarà nel frattempo giunta a fine mandato -, ecco sir Julian King, sorta di commissario dimezzato: è responsabile della sicurezza dell’Unione (il che suona bene, ma suona pure vuoto, perché la sicurezza è responsabilità degli Stati); e deve agire “sotto la guida” del vice-presidente vicario Frans Timmermans e “a supporto” del commissario all’Immigrazione e agli Affari interni Dimitris Avramopoulos. “Un commissario junior”, come l’ha definito senza cortesie diplomatiche il presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo Elmar Brok.

L’esito del referendum ha invece riportato in primo piano sullo scacchiere europeo Michel Barnier, ex ministro degli Esteri francese – solo per dirne una – ed ex uomo forte al Mercato interno durante la Commissione Barroso, nominato capo negoziatore per l’Esecutivo comunitario.

Barnier, ovviamente, entrerà in scena all’avvio della trattativa, quando Theresa May, premier britannica, farà scattare il negoziato per l’uscita dall’Ue, come previsto dall’articolo 50 del Trattato. Prima, nulla si muoverà; forse, perché una teoria in voga a Bruxelles è che i britannici apriranno la trattativa solo quando avranno già avuto assicurazioni su dove si andrà a parare.

Lo stormire di foglie della stampa tedesca
A innescare l’ipotesi di sommovimenti nelle Istituzioni comunitarie era stata la stampa tedesca: ennesima dimostrazione della sudditanza psicologica dalla Germania dell’Europa tutta. La Faz e poi Die Welt avevano giudicato “inadeguato” il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che pure era stato voluto a quel posto in primis dalla Cancelliera Merkel.

E siccome, a fine anno, ci sarà da rinnovare il mandato del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, che è nell’infelice posizione di non essere in sintonia con il suo governo, e neppure con i Grandi dell’Unione, e del Parlamento europeo, dove il tedesco Martin Schmidt giunge al termine del suo secondo mandato, erano subito partite voci d’ogni genere: fra le più accreditate, una prevedeva Schulz al posto di Juncker – e del resto Schulz era il candidato socialista a quel posto, nel 2014.

Il ‘valzer delle poltrone’ non è neppure durato il tempo di un’estate bruxellese, che spesso coincide con una settimana di luglio. Juncker ha chiarito di non avere intenzione di dimettersi; alcuni governi gli hanno offerto un sostegno non entusiastico, ma solido, magari per assenza di alternative (per Sandro Gozi, sottosegretario italiano agli Affari europei, Juncker “va sostenuto, non attaccato”) e popolari e socialisti al parlamento europeo si sono messi a lavorare all’ipotesi di una conferma di Shultz alla guida dell’Assemblea – soluzione avallata dallo stesso Juncker.

Insomma, la Brexit non sconquassa gli organigrammi istituzionali; e neppure i calendari, tranne che la Gran Bretagna esce dalla rotazione delle presidenze di turno del Consiglio dell’Unione – funzione che doveva assumere il 1° luglio 2017, quando, presumibilmente, il negoziato per l’uscita sarà stato almeno avviato.

Il vuoto sarà riempito dal Belgio, Paese di sicura militanza ed esperienza europee, che non suscita né gelosie né sospetti e i cui costi d’esercizio si riducono al minimo: Bruxelles ha avuto la presidenza di turno semestrale per l’ultima volta nel 2010, quando seppe condurla senza inconvenienti nonostante il governo gestisse solo gli affari correnti, nella più lunga crisi politica di una democrazia occidentale dei tempi moderni, ben 535 giorni.

Il giro di valzer italiano tra politica e diplomazia
Il rientro dalle vacanze europee non è dunque contrassegnato da volti nuovi. Uno dei pochi può ancora essere considerato il rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, ambasciatore Maurizio Massari, che ha assunto l’incarico il primo giugno e che ha quindi giusto esaurito quelli che erano i tre mesi del tradizionale rodaggio.

Diplomatico di grande esperienza, abituato alle sedi importanti e difficili – è stato a Mosca ed a Washington e, come ultimo incarico, era ambasciatore al Cairo nei giorni drammatici e non superati dell’omicidio Regeni. Buon conoscitore dei media, Massari è stato capo del servizio stampa e informazione e portavoce del ministro. Arrivando a Bruxelles, ha sanato l’anomalia creatasi, a gennaio, con la nomina di un politico, e non di un diplomatico, a rappresentante dell’Italia presso l’Ue – era quasi mezzo secolo che l’Italia non ricorreva più ad ambasciatori politici.

Quando Carlo Calenda prese il posto di un eccellente ambasciatore e profondo conoscitore dell’Ue, Stefano Sannino, lo scossone fu forte: più alla Farnesina che al Berlaymont, a dire il vero. La scelta dell’allora vice-ministro allo Sviluppo economico fu – scrisse Stefano Feltri, un giornalista che segue bene le vicende europee – “una mossa drastica del governo italiano per dare all’Esecutivo Juncker un interlocutore con forte legittimità politica, nel momento del massimo scontro tra Italia e Bruxelles”.

E poco importa che quella stagione di pugni sul tavolo e di voci grosse, in cui Juncker era “un burocrate”, fosse ad uso e consumo dell’opinione pubblica interna: prova ne sia il fatto che, oggi, il ‘burocrate’ “va sostenuto, non attaccato”.

A sanare l’anomalia è poi venuto, nel giro di quattro mesi, il richiamo di Calenda a Roma come ministro dello Sviluppo, poco dopo la pubblicazione delle ‘previsioni economiche di primavera’ della Commissione, che avevano sancito una tregua di almeno sei mesi tra Italia e Bruxelles in tema di conti pubblici. La memoria corta della stampa italiana era un colpo di spugna alle contraddizioni tra le decisioni di gennaio e di maggio.

In tre mesi, Calenda, fama di decisionista, s’era accreditato come l’unico titolato a parlare a nome del governo italiano, garante degli impegni di Roma verso una Commissione tradizionalmente diffidente nei confronti dell’Italia e non rasserenata dalle sceneggiate renziane. Ma non aveva certo potuto risolvere i problemi che, ora, aggravati dal peggioramento della situazione economica e pure dal terremoto, l’ambasciatore Massari si trova sulla scrivania.

Pubblicato in : Primo pianoTag: barroso, belgio, brexit, bruxelles, cairo, commissione, commissione europea, conti, conti pubblici, costi, crisi, democrazia, fine anno, germania, governo, governo italiano, gran bretagna, informazione, italia, la stampa, mercato, merkel, parlamento, presidente del consiglio, presidente della commissione europea

Info Giampiero Gramaglia

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti