Certamente si tratta di un non esaltante rattoppo. Ma il Presidente della Repubblica ha gestito nel migliore dei modi possibili la pasticciata vicenda delle liste in Lazio e Lombardia. Ha respinto una prima proposta, sfidando Berlusconi ad andare avanti con il testo di decreto presentato di fronte al quale Napolitano non ha esitato a dire che avrebbe sollevato conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale. Poi, modificato il decreto, ha fatto ancora una volta il proprio dovere rispettando l’obbligo di apporre la firma e spiegandone le ragioni.
Il Presidente della Repubblica è l’unico ad uscire bene da tutta la vicenda: non ha violato, lui, le regole, ha garantito sostanzialmente il confroto elettorale democratico, ha evitato che le lacerazioni nel Paese si approfondissero pericolosamente.
Pessimo, invece, lo spettacolo offerto dagli altri protagonisti, anche se con responsalità diversamente quantificabili.
Il PDL ha fatto chiaramente intendere di essere disposto a tutto pur di fare riammettere le proprie liste in Lazio e Lombardia: per essere espliciti, disposto a qualsiasi aberrazione, innovativa o interpretativa che fosse. Non una minima ammissione di colpa, e lo stile rivela moltissimo.
La Lega ha preso le distanze o tergiversato fino a quando si tarttava del solo Lazio. Di fronte all’eventualità della sua esclusione in Lombardia si è esibita (e non è una novità) in una fulminea piroetta.
La tentazione della vittoria a Tavolino ha annebbiato le mosse di gran parte dell’opposizione anche se occorre dare atto a Bersani e D’Alema di aver tenuto, pur nella giusta protesta, toni moderati e civili. Totalmente sfasciste le posizioni di Di Pietro e dei radicali, ancora una volta, incredibilmente convergenti.
Il risultato finale è che si è purtroppo persa l’occasione per ridiscutere e correggere la confusa e iniqua legislazione italiana in materia elettorale. Alla diversità dei sistemi previsti a seconda che si voti per Camera, Senato, Parlamento europeo, Province, Comuni e Regioni, si è aggiunto il fatto che ogni Regione ha un suo metodo.
Una sola cosa vale sempre, quale che sia il metodo elettorale o il livello per il quale si chiamano i cittadini alle urne: le procedure studiate apposta perché nessuna novità si affacci a disturbare i padroni del vapore.
Noi siamo convinti che la presentazione alle elezioni deve essere favorita, non scoraggiata. Perciò: semplificare ed ancora semplificare. E se qualcuno non arriva in regola allo scoccare dell’ora fatidica per la presentazione delle liste, niente esclusione. Dicano i giudici cosa altro serve e diano un paio di giorni ancora.
Diciamo cose originali o nuove? Niente affatto. Qui sotto ripubblichiamo un articolo di oltre quattro anni fa. In vista delle elezioni politiche del 2006, i soliti partiti che presumono di autoconservarsi con leggi ad hoc e non tramote consenso reale avevano varato norme per esentare dalla raccolta delle firme i partiti già rappresentati in parlamento. Radicali e Socialisti avevano appena dato vita alla Rosa nel Pugno. Era un partito nuovo e avrebbe dovuto raccogliere le firme, nonostante che i socialisti disponessero di un certo numero di parlamentari. Dunque protestavano. Proteste, ovviamente, tese a risolvere il loro problema, non il problema. Noi proponemmo di introdurre anche in Italia ciò che vige in altri Paesi. Via le firme e tutte le altre cianfrusaglie: autenticatori, cancellieri, etc. Al loro posto una bella cauzione da restituire solo a chi superi una soglia minima (0,5%). Raccogliemmo anche diverse adesioni a livello regionale e nazionale, ma non se ne fece nulla. Oggi siamo punto e a capo. Che noia, sempre le stesse mediocri zuffe.
Nicola Cariglia
Una cauzione invece delle firme per le candidature del 03.12.2005
Le prime risposte: Severino Saccardi, Daniele Capezzone, Fabio Roggiolani, Pieraldo Ciucchi, Maurizio Bianconi del 18.12.2005

Caro Franco,
se hai seguito su Pensalibero tutto lo svilupparsi della poco edificante vicenda sai che siamo stati durissimi nel denunciare quello che sta “sotto” le versioni di comodo fornite dagli esponenti del PDL. Gli articoli sono facilmente reperibili nell’archivio del sito e si intitolano: QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLE LISTE PDL A ROMA e LA PARTITA TRUCCATA DELLE ELEZIONI ITALIANE. E anche il pezzo pubblicato a proposito del decreto firmato da Napolitano è sulla stessa linea.
Ma questo non deve indurre a sposare le tesi degli attuali finti difensori della legalità interessati soltanto a conseguire una vittoria a tavolino o, nella migliore delle ipotesi, a farla pagare cara a Berlusconi lasciando però così come stanno le cose: cioè con una legislazione e delle procedure studiate apposta per preservare i due partiti più grossi. Insomma: a Di Pietro, a parte del PD ed anche ai radicali della legalità non importa un bel niente. Interessa solo l’autoconservazione e non muoverebbero un dito per tutelare la legalità a favore di qualche formazione nuova o di qualche altro partito. Tutti sanno che, ad essere fiscali, quasi tutte le liste dovrebbero essere escluse perchè le firme sono state raccolte e autenticate ( davvero secondo legge?) in assenza dell’elenco dei candidati. E questo è contra legem.
Insomma: sono recidivi. Anche durante Tangentopoli agivano per lucrare denunciando i peccati e le illegalità che peraltro avevano largamente condiviso.
Napolitano è stato corretto e coraggioso: ha optato per il meno peggio.
Se avessero avuto a cuore la legalità ed il bene comune, quelli che ora scendono in piazza avrebbero dovuto chiedere al PDL ridotto in un angolo l’impegno a rivedere le norme, semplificandole, per rendere più trasparente la contesa elettorale.
Purtroppo nè gli uni nè gli altri vogliono questo.
Un caro saluto, Nicola
3/8/2010 – 12:32
franco guerrazzi – santa maria a monte
Caro Nicola ,sai quale sia la mia posizione politica perciò,non voglio fare il disfattista,ma a mio avviso quando iniziamo una partita ci sono delle regole e vanno ris pettate da qualsiasi parte ci si trovi.
Mi ricordo che in un paese della garfagnana fummo esclusi per il ritardo e forse potevamo giustificarlo il ritardo,però fummo esclusi.Allora se la legge prevede certi limiti perchè non rispettarli tutti? ,Non credo che un partito come il Pdl non avesse la possibilità di presentare le liste prima,e non voglio sapere quali giochi ci fossero sotto, però quando giochiamo se sbagliamo si paga.e si paga per la somma che è in gioco.Non mi interessa se dalle votazioni sono eslusi i partiti protagonisti più importanti della scena politica ,sanno quali impegno hanno verso i loro elettori e devono renderne conto mostrando serietà nel gestire il loro consenso. Però se scendiamo ad acconsentire (come è stato fatto fino ad oggi) a tutte le varianti in corso d’opera,Permetti che io non ci sto.
Nonmi interessa di vedere alla televisione la faccia sofferente di Capezzone che da tutta la colpa alla sinistra ed a Di Pietro,le liste le dovevano portare loro e non gli altri……………