
di Ennio Ricanelo, politologo e giornalista,
corrispondente e inviato speciale per Pensalibero.it
San Paolo – Le elezioni nazionali in Brasile vanno oltre la definizione del prossimo presidente del Paese e, ovviamente, del Parlamento e del Senato. Sono una risposta delle urne alla sovranità dell’America del Sud e all’interferenza degli Stati Uniti nel futuro politico del continente. La vittoria al primo turno di Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente ormai in carcere, con un vantaggio dell’1,87% nei confronti di Lula, storico rappresentante del centrosinistra, ha lasciato il secondo turno ancora aperto.
Entro 15 giorni i brasiliani torneranno a votare al secondo turno. La distanza di 3 milioni di voti, pur essendo piccola, nella storia non registra una svolta. Non è mai accaduto, e Lula prova a fare qualcosa di inedito. Lo spazio esiste, ma non sarà facile: la discussione politica in Brasile affronta una divisione mai vista, e una pericolosa attenzione da parte del governo statunitense può rappresentare una minaccia al risultato dello scrutinio.
Il Brasile, nell’arco degli ultimi mesi, ha vissuto una grave crisi di affidabilità nei confronti del terzo potere, quello giudiziario. La Corte Suprema è al centro di un grave scandalo di corruzione che coinvolge la classe politica e il mondo bancario. Vorcaro, in carcere per aver orchestrato una grande struttura di truffa bancaria ed economica, pagava tangenti ai politici, in maggioranza di centrodestra, incluso lo stesso Flavio Bolsonaro, che ha ricevuto più di 10 milioni di dollari per la produzione del film sulla vita del padre, Jair Bolsonaro.
Il sistema orchestrato da Vorcaro è stato scoperto dalla Polizia Federale insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze, guidato da Fernando Haddad. Una volta scoperta la truffa, la banca è stata liquidata e un’inchiesta è stata aperta. È importante sottolineare che l’intero sistema corrotto da lui costruito è stato realizzato durante il governo di Jair Bolsonaro, sotto gli occhi della famiglia che prova a riconquistare il potere nel Paese.
Con la banca liquidata, il fondo di garanzia ha dovuto pagare 51,8 miliardi di reais per coprire il debito. Secondo l’inchiesta, altri 2 miliardi di reais sono stati destinati ai familiari per nascondere il percorso del denaro. Questa enorme quantità di denaro proveniva dai fondi di previdenza sociale di ogni regione del Paese. Uno scandalo senza precedenti che, alla fine, nel tentativo di mantenersi nascosto, avrebbe cercato di comprare i giudici della Corte Suprema.
Secondo i messaggi presenti sul telefono di Vorcaro, ai giudici sarebbero state pagate tangenti in denaro, oltre a pagamenti per i servizi dei parenti e a innumerevoli feste, bagnate da vino e sesso. Tra i politici coinvolti nel reato, soltanto uno apparteneva al centrosinistra, Ciro Nogueira, membro del Partito dei Lavoratori. Tuttavia, il segno del crimine è caduto sull’immagine di Lula.
Alla luce di queste informazioni, ma perché Lula? Per capire dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo. Il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, è diventato il simbolo della lotta contro il bolsonarismo. Dopo il tentativo di colpo di Stato seguito alle ultime elezioni, si è impegnato a mandare in carcere l’ormai ex presidente Jair Bolsonaro e molti dei suoi sostenitori, condannati per cospirazione contro la democrazia. Per il bolsonarismo, Alexandre è Lula e, una volta al centro del misfatto, Lula diventa anch’egli condannabile.
COSA DICE FLAVIO?
Al centro del dibattito del primo turno, dalla parte di Flavio Bolsonaro e dei suoi sostenitori, ci sono il costo della vita, l’avvicinamento a Donald Trump, l’impatto di una riforma del lavoro, essendo contrario alla riduzione della settimana lavorativa da 6 a 5 giorni (proposta sostenuta da Lula), e la riduzione dei programmi sociali per aggiustare il debito pubblico e abbassare i tassi d’interesse brasiliani, che ora toccano il 13,75% annuo.
Flavio ha capito che, al di là dei confini del bolsonarismo, la figura di suo padre non è gradita a tutti e che, per vincere, deve riunire la maggioranza dei voti. È per questo che molto spesso viene definito “il meno Bolsonaro dei Bolsonaro”. Cosa significa? È la stessa cosa che dire “è moderato all’interno dell’estremismo”. Pur essendo lui stesso un estremista.
La biografia di Flavio ci racconta la vita di un figlio del sistema. Il suo primo lavoro era nella segreteria del padre, all’epoca deputato. Lui era assessore a Brasilia, mentre abitava e studiava a Rio de Janeiro. La distanza tra una città e l’altra è di 938 chilometri. È facile capire che non abbia mai lavorato, ma ricevesse regolarmente lo stipendio del governo.
La famosa “rachadinha”, nome popolare in portoghese per indicare il peculato, non è qualcosa di nuovo nella storia della famiglia. Flavio, che durante il suo mandato come deputato a Rio de Janeiro ha praticato la stessa attività con innumerevoli persone che lavoravano insieme a lui. È così che Flavio ha costruito il suo patrimonio: una villa da 1,5 milioni di euro, pagata in contanti, e una piccola cioccolateria che fattura al mese qualcosa come 280 mila euro — molto lontano dalla realtà del mercato.
Flavio rappresenta, per alcuni opinionisti, l’arrivo della milizia al potere, che colpisce Rio de Janeiro come fa la mafia in Italia. La famiglia è molto vicina, perché non dirlo, stranamente vicina alla milizia di Rio. All’interno del gabinetto di Flavio all’Assemblea dello Stato lavoravano parenti di membri della milizia carioca, come Adriano da Nóbrega, simbolo del potere parallelo.
Dopo l’attentato contro la giudice Patrícia Acioli, storica combattente contro la milizia, che fu uccisa dopo che la sua macchina era stata colpita da 21 proiettili, lui ha twittato: “La forma assurda e gratuita con cui la magistrata attaccava i poliziotti ha contribuito ad avere molti nemici”. Sì, Flavio ha condannato la giudice per essere stata assassinata.
L’ultima notizia che colpisce l’immagine di Flavio Bolsonaro riguarda la sua relazione con il banchiere Vorcaro. Ho discusso della situazione prima, ma è importante approfondire. Lui dice di aver ricevuto i dollari di Vorcaro come finanziamento privato per girare il film. Più di 1,3 milioni di euro che sono stati inviati negli USA per pagare i costi della produzione. Secondo l’inchiesta, questi soldi non hanno avuto altro destino che il conto del fratello, Eduardo, che è andato in America per non essere arrestato per cospirazione.
Eduardo Bolsonaro è molto vicino a Donald Trump e ha festeggiato le tariffe imposte dal governo statunitense contro il Brasile. Questo avvicinamento non è casuale. Fa parte del laboratorio di Steve Bannon per l’America del Sud: sfidare al massimo la legalità e fare dei social gli strumenti per portare il discorso all’estremità. Ci sono riusciti. La verità non conta; quello che importa è ciò che sembra vero e può rispondere alle domande alle quali i democratici non riescono a rispondere. Ecco la formula.
LULA COME ULTIMA RESISTENZA ANTITRUMPISTA
Per Lula, fare quello che è inedito non sarà facile. Sarà il suo quarto governo. Per conquistare il voto necessario dovrà affrontare la grande massa che nelle urne ha votato “contro il sistema”, o almeno contro i politici tradizionali. Non sarà facile.
Lo slogan del governo Lula nel 2023 era “unione e ricostruzione”. In una certa misura ha ricostruito, ma non ha unito. Il Brasile ha il tasso di disoccupazione più basso della sua storia, pari al 5,3%, e l’inflazione è sotto controllo, al 5,01% annuo.
Se le cose vanno così bene, perché Lula ha perso? La risposta è più complessa di quanto sembri. La difficoltà di rispondere politicamente e l’ansia di una nuova generazione che ha perso le speranze nella politica hanno creato una forte idea di antipolitica.
Il timore nei confronti della vita politica è ancora oggi alimentato dalla delusione provocata dal risultato dell’operazione Lava Jato, la versione brasiliana di Mani Pulite, che ha colpito fortemente il Partito dei Lavoratori e lo stesso Lula. La condanna è stata successivamente annullata perché il processo presentava gravi anomalie procedurali e una forte interferenza politica. Tuttavia, quell’episodio ha creato un forte spirito di antilulismo.
A volte il pregiudizio nei confronti di Lula porta l’elettorato a chiudere gli occhi di fronte alla verità e alla grande pericolosità che ci accompagna in questa elezione: la sovranità brasiliana, la preservazione dell’Amazzonia, il rispetto della democrazia del Brasile e della libera scelta dei brasiliani, il rispetto della Costituzione più prestigiosa della storia recente del continente. Tutto questo è in gioco.
A livello continentale, il pericolo è ancora più grande. Il Brasile è la più grande economia, il Paese più ricco e la democrazia più stabile e sviluppata dell’America del Sud. Un attacco a questo status di leader e un avvicinamento al trumpismo possono trasformare il Sud in un giardino degli Stati Uniti.
LA SITUAZIONE NEL PARLAMENTO
In Brasile ogni Stato ha il proprio parlamento, oltre al Parlamento nazionale. Quindi si vota per un candidato a deputato statale e per un altro a deputato federale. San Paolo ha il più grande collegio elettorale del Paese. Il deputato più votato per il posto di deputato federale è stato Lucas Pavanato, raggiungendo più di 3 milioni di voti. Per il ruolo di deputato statale, la più votata è stata Eduarda Campopiano, con 1 milione e 900 mila voti. Entrambi appartengono al partito di Bolsonaro.
Un’altra cosa che hanno in comune? Sembrano fare parte della Gioventù hitleriana. Campopiano, pur essendo una donna, è contraria al diritto delle donne al voto: secondo lei, le donne devono restare a casa mentre gli uomini lavorano. Secondo la nuova deputata, “il crimine di femminicidio non esiste; le donne sono assassinate, in molti casi, a causa di infedeltà”.
Pavanato ha raggiunto la sua fama sui social invadendo le università per definire gli studenti “vagabondi” e discriminando, soprattutto, le persone transessuali: “Voi siete la minoranza e, come minoranza, noi dobbiamo mettervi al posto dovuto”, ha affermato parlando delle persone LGBT.
La versione brasiliana di Roberto Vannacci, Campopiano ha 23 anni e Pavanato 28. Sono giovani, ma sembrano essere nati nel Medioevo. Molti di loro, influenzati dal neopentecostalismo, vogliono mettere la Costituzione sotto l’intervento della propria fede. Una rilettura esatta dell’Iran degli ayatollah, vestita con la maglia verdeoro.
Ennio Ricanelo

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