
Il Brasile ha scelto ancora Luiz Inácio Lula da Silva, ma il risultato delle urne non cancella le profonde divisioni che attraversano il Paese. Al ballottaggio del 25 ottobre 2026, il presidente uscente ha ottenuto il 51,79% dei voti validi, pari a oltre 64,2 milioni di preferenze, contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. La vittoria assicura a Lula un quarto mandato presidenziale, che inizierà nel gennaio 2027.
Per comprendere questo risultato occorre ripercorrere la storia politica brasiliana degli ultimi vent’anni. Lula ha governato per due mandati consecutivi, dal 2003 al 2010, puntando sulle politiche sociali e sulla lotta alla povertà. Gli è succeduta Dilma Rousseff, esponente dello stesso Partito dei lavoratori, eletta nel 2010 e riconfermata nel 2014. La sua presidenza si è conclusa nel 2016 con la destituzione attraverso una procedura di impeachment, in un periodo segnato dalla crisi economica e da forti tensioni politiche. Le è subentrato il vicepresidente Michel Temer, rimasto al potere fino al 2018.
Le elezioni di quell’anno hanno portato alla presidenza Jair Bolsonaro, esponente della destra conservatrice, che ha governato fino al 2022. In quell’anno Lula è tornato alla guida del Paese, sconfiggendo Bolsonaro al ballottaggio. Il mandato iniziato nel gennaio 2023 è stato il suo terzo; la rielezione del 2026 gli assicura il quarto mandato, non consecutivo rispetto ai primi due.
La sconfitta di Bolsonaro nel 2022 non fu accettata da una parte dei suoi sostenitori. L’8 gennaio 2023, una settimana dopo l’insediamento di Lula, manifestanti bolsonaristi assaltarono il Congresso, il palazzo presidenziale e la Corte Suprema a Brasilia, chiedendo un intervento militare contro il nuovo governo. Jair Bolsonaro è stato successivamente condannato a 27 anni e tre mesi di reclusione per il suo coinvolgimento in un tentativo di colpo di Stato. Attualmente sta scontando la pena agli arresti domiciliari per ragioni di salute.

La storia sembra ora riproporre alcune delle stesse tensioni. Dopo la sconfitta del 25 ottobre, Flávio Bolsonaro ha annunciato l’intenzione di contestare il risultato e chiederne l’annullamento, mettendo in discussione la proroga di due ore dell’orario di voto decisa dal giudice Cristiano Zanin. La decisione era stata presa dopo difficoltà nei trasporti e maltempo; anche la campagna di Bolsonaro aveva chiesto un’estensione per consentire agli elettori di raggiungere i seggi. La contestazione non dimostra quindi, di per sé, che vi siano state irregolarità capaci di modificare l’esito.
Il precedente del gennaio 2023 resta tuttavia significativo. Un nuovo assalto alle istituzioni non è un esito inevitabile, ma il rifiuto del risultato elettorale può alimentare tensioni e sfiducia nella democrazia. Sarà importante verificare quali iniziative legali verranno effettivamente presentate e quale sarà la risposta delle autorità elettorali.
La sconfitta alle urne, intanto, non cancella il bolsonarismo. La sicurezza, il costo della vita, il conservatorismo sociale e la sfiducia nella politica continuano a mobilitare una parte consistente della popolazione. Quasi la metà degli elettori ha sostenuto Flávio Bolsonaro: un dato che mostra quanto il Paese resti diviso e quanto sia difficile ricomporre la frattura tra due visioni opposte del futuro nazionale.
Per Lula si apre ora una fase complessa. Dovrà contrastare le disuguaglianze, sostenere i redditi più bassi e garantire stabilità economica, confrontandosi con un Congresso a forte presenza conservatrice. Anche la tutela dell’Amazzonia e i rapporti con Stati Uniti, Cina e Paesi dei BRICS resteranno questioni centrali per un Brasile che ambisce a mantenere un ruolo autonomo negli equilibri internazionali.
La vittoria di Lula non segna dunque la fine dello scontro politico, ma l’inizio di una nuova fase. Il presidente ha ottenuto la legittimazione delle urne; ora dovrà dimostrare di saper governare anche per chi non lo ha votato. La sfida sarà trasformare il successo elettorale in risultati concreti, rafforzando la fiducia nelle istituzioni e impedendo che la contrapposizione politica degeneri nuovamente in una crisi democratica.
Il Brasile ha scelto il proprio presidente, ma resta da capire se riuscirà a ritrovare un terreno comune. È su questa distanza tra vittoria elettorale e riconciliazione nazionale che si misurerà il nuovo mandato di Lula.
Angioletta Massimino

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