
Siamo scivolati nell’era dell’intelligenza artificiale senza accorgercene. Eppure quasi ogni aspetto del nostro quotidiano è ormai governato o infiltrato, più o meno inconsapevolmente, dall’Ia. Anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso a New York, dove peraltro l’Intelligenza Artificiale era uno dei temi principali in discussione, non è stata risparmiata dalla novità; la nuova frontiera digitale ha fatto irruzione sul palcoscenico internazionale attraverso le parole dei diversi capi di stato che si sono alternati sul podio della grande sala del Palazzo di Vetro.
Come evidenziato dalla testata online “Politico” troppe sono state le frasi e le formulazioni pronunciate dai vari oratori che si sono sovrapposte con una somiglianza dubbia. Tempi duri o tempi facili, a seconda dei punti di vista, per gli speechwriter, cioè di coloro che per lavoro preparano dietro alle quinte i discorsi dei leader; d’ora in avanti dovranno imparare a rielaborare il prodotto dell’intelligenza artificiale diversificando le fonti per evitare il semplice copia-incolla.
Tra l’altro è paradossale che a smascherare le ripetizioni sospette di certe espressioni nei vari interventi sia stato proprio un programma di intelligenza artificiale. Altrettanto paradossale ma in un altro senso è lo scontro che durante il dibattito si è consumato a distanza fra il presidente americano Donald Trump e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Nessuno dei due durante il proprio intervento si è rivolto direttamente all’altro ma le parole di Costa sono rimbalzate nella sala come un sasso scagliato contro l’amministrazione Usa. Oggetto del duello era la Corte penale internazionale (Cpi). «…Gli Stati Uniti sono contrari a quell’istituzione fuori controllo nota come Corte penale internazionale. Non permetteremo mai che i membri delle forze armate statunitensi o chiunque altro siano sottoposti a indagini o a processi farsa da parte di un tribunale anti-americano che non ha alcuna giurisdizione su di noi. Siete un gruppo di persone malvagie. Esorto tutte le nazioni membri della Cpi a ritirarsi immediatamente e ufficialmente da questa istituzione fuorilegge», ha tuonato l’inquilino della Casa Bianca.
L’accusa di malvagità era rivolta ai membri della Corte. Per nove giudici e quattro procuratori di questa sono già scattate le sanzioni imposte da Washington a partire dal 21 novembre 2024 per ritorsione contro il mandato di cattura emesso dalla Cpi nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Nel giro di pochi giorni, in base a insistenti voci di corridoio, nuove sanzioni dovrebbero essere annunciate contro l’intera Corte e applicate dal governo americano in toto per metterla fuori gioco e smantellarla.
Nel luglio scorso, peraltro, ci aveva provato a Bruxelles anche l’ambasciatore americano presso la Nato Matthew Whitaker a convincere, inutilmente, gli alleati a disassemblare la Cpi ritirando la firma dal Trattato di Roma che aveva portato all’istituzione della Corte nel 2002. «Non possono esserci due pesi e due misure quando si tratta di diritto internazionale. E i fatti sono chiari: stiamo assistendo a violazioni deliberate del diritto internazionale. Il rispetto del diritto internazionale non è facoltativo. È una nostra responsabilità. Ciò significa salvaguardare le istituzioni che danno pieno significato a questi principi. In particolare la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale», ha sottolineato Antonio Costa durante il suo discorso che è proseguito con parole inequivocabili. «Le sosteniamo con fermezza e ne difenderemo l’indipendenza, l’integrità e la capacità di esercitare pienamente il loro mandato. È inaccettabile minacciare o attaccare la Corte penale internazionale, i suoi funzionari e il suo personale. La responsabilità non può dipendere dalla convenienza politica. Il diritto internazionale si applica ovunque. Il diritto internazionale umanitario si applica ovunque. I diritti umani si applicano ovunque. In Ucraina, in Medio Oriente, in Africa, in Asia e in America Latina».
Passare dalle dichiarazioni di principio a fatti concreti, tuttavia, non è così semplice. Nei corridoi delle istituzioni europee si sta ragionando come tradurre le parole in pratica. Un gruppo di eurodeputati ha chiesto alla Commissione Europea di attivare il cosiddetto “regolamento di blocco” che vieta alle imprese e alle banche europee di applicare le eventuali sanzioni statunitensi. Si tratta di opzione drastica che metterebbe l’Ue in rotta di collisione frontale con gli Usa. «Pensavamo che gli americani fossero ancora nostri amici…. dobbiamo smettere di seguire ciecamente il Dipartimento di Stato» ha dichiarato il deputato europeo olandese Dirk Gotink. Difficile prevedere se e come finirà il braccio di ferro. Una cosa è, comunque, certa: quella atlantica sembrava un’alleanza di acciaio inossidabile, con l’avvento di Trump si è trasformata in un’alleanza di burro.
Paolo Bergamaschi
(da Vita.it)

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