Da liberalizzzazioni e privatizzazioni solo aumenti e lo Stato ci guadagna pure.

Il costo totale della bolletta elettrica, pagata dagli utenti finali italiani per l’anno 2011, è stato di circa 46 miliardi di euro, quello del gas di circa 61 miliardi di euro. Sempre nel 2011, di sole imposte dirette pagate sulle bollette, lo Stato ha incassato circa 6 miliardi di euro dall’elettricità e 20 miliardi dal gas. Questa differenza di carico fiscale nei due settori, è dovuta alle aliquote presenti nel calcolo, che valgono circa il 14,5% per la bolletta elettrica e il 34-37% per quella del gas. A queste imposte vanno aggiunte le addizionali Regionali e comunali e i dividendi delle azioni possedute dallo Stato nelle aziende private a maggioranza pubblica (Enel, Eni, Terna Snam rete Gas,etc), e a livello locale, quelle delle aziende municipalizzate trasformate in S.p.A. (Acea, A2A, etc ), in totale circa altri 14 miliardi di euro.
In estrema sintesi dalle bollette di gas ed elettricità lo Stato nel suo complesso incassa circa 40 miliardi di euro l’anno. In conclusione possiamo calcolare a spanne, che nell’arco dell’anno preso in esame da Eurostat, gli italiani hanno pagato per gas ed elettricità, circa 11 miliardi di euro in più rispetto all’anno prima, di cui 3,5 miliardi allo Stato sotto forma di tasse.
I consumatori inoltre tramite il pagamento delle bollette finanziano direttamente poste di spesa che nulla hanno a che fare con l’elettricità ed il gas. Nelle accise del gas pagano innumerevoli voci come ad esempio, il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004, l’alluvione in Toscana e in Liguria del 2011, per non parlare della guerra in Abissinia del 1935,e così via. Negli oneri generali di sistema della bolletta elettrica pagano gli incentivi alle rinnovabili, alla promozione dell’efficienza energetica, il bonus elettrico per le famiglie disagiate ed altro, per una cifra che per il 2012 è stata di 12,5 miliardi di euro, ma in cui la parte del leone la fanno le sole rinnovabili con 10,5 miliardi.
La cosa paradossale è che sia sulle accise del gas che sugli oneri di sistema elettrici, a tutti gli effetti tasse parafiscali, si paga anche l’IVA. Altre osservazioni a margine,la prima, il prezzo dell’elettricità in Italia è maggiore di circa il 30-40% di quello dei maggiori paesi europei, quello del gas che nel 2012 era di circa il 25% si sta lentamente allineando. Tutto questo oltre ad incidere sulle tasche dei consumatori, rende meno competitive le nostre aziende.
Queste tariffe così alte, dipendono certamente dalle problematiche relative alla composizione strutturale del nostro settore energetico, ma anche dalla formazione del prezzo sui mercati elettrici e del gas , e dai privilegi e le rendite di cui godono i produttori. A titolo d’esempio, è esplicativo quanto successo sul mercato elettrico nel 2012. Il robusto incremento della produzione fotovoltaica nel corso dell’anno, ha fatto sì che nelle ore di punta (quelle a maggior solarizzazione 10-13 ) il prezzo dell’energia elettrica scendesse, ma i produttori da fonte tradizionale (termoelettrica) per recuperare i mancati guadagni di quelle ore, hanno spinto verso l’alto i prezzi nelle ore serali.
Questo è stato possibile, evidentemente, perché il prezzo dell’elettricità sul mercato si può facilmente manipolare.
La seconda riflessione riguarda le liberalizzazioni e le privatizzazioni sviluppatesi nell’arco degli ultimi anni. L’andamento delle tariffe nei settori pubblici liberalizzati è indicativo di come questi processi non hanno dato luogo agli effetti sperati. Negli ultimi dieci anni (2002-2012 ) il gas è aumentato del 60%, l’energia elettrica del 42%, i pedaggi autostradali del 48%, i trasporti ferroviari del 48%, l’acqua del 78% e così via, a fronte di un’inflazione cresciuta del solo 24%.
Un’ultima considerazione, a fronte delle somme in gioco sopra riportate, appare di difficile comprensione tutto questo dimenarsi della politica, che non sa dove trovare i 7 miliardi di euro per coprire un ulteriore anno di cassa integrazione, eliminare l’aumento dell’IVA e abolire l’IMU sulla prima casa. Le risposte vanno trovate, non pressando ulteriormente i cittadini, ma modificando radicalmente la struttura di mercato di questo Paese.

Lascia un commento