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Boj ancora Dovish

In una seduta, quella di ieri, completamente priva di dati significativi e con una price action tipica dei giorni di attesa di qualcosa che verrà, ci ha pensato la Boj ad animare il mercato con una dichiarazione che, alla luce di quanto aveva affermato il Presidente Ueda venerdì scorso (potremmo alzare i tassi), sembra contraddittoria, in ragion del fatto che si è letto un commento che allontanerebbe il rialzo del costo del denaro.

di Saverio Berlinzani | 12 Dicembre 2023

In una seduta, quella di ieri, completamente priva di dati significativi e con una price action tipica dei giorni di attesa di qualcosa che verrà, ci ha pensato la Boj ad animare il mercato con una dichiarazione che, alla luce di quanto aveva affermato il Presidente Ueda venerdì scorso (potremmo alzare i tassi), sembra contraddittoria, in ragion del fatto che si è letto un commento che allontanerebbe il rialzo del costo del denaro. Il UsdJpy ha recuperato un centinaio di pips, trascinando al rialzo tutti i cross dello Jpy. Ma questa notte, complice l’uscita del dato sui prezzi alla produzione, aumentati più del previsto, lo Jpy ha recuperato qualcosa con il UsdJpy sceso nuovamente a 145.40. Il resto del mercato è rimasto nel trading range delle ultime due sedute, specie quello dei cambi mentre sui mercati azionari il paradigma è il medesimo, ovvero il persistente rialzo alla ricerca di nuovi record. Wall Street ha chiuso in positivo, come al solito, viene da dire, mentre cresce l’attesa per le decisioni della Fed, Snb, Boe, Bce e Boj (quest’ultima martedì 19). Nonostante le pressioni inflazionistiche si stiano attenuando, i dati macro sembrano rimanere tutto sommato resilienti, e ciò potrebbe indurre le autorità monetarie a tenere i tassi ai livelli attuali per qualche tempo, mettendo in discussione le aspettative degli investitori, che paiono forse eccessivamente ottimistiche riguardo ad un prossimo allentamento monetario.

VALUTE.

Sui cambi, ad eccezione del UsdJpy, c’è stato ben poco nella giornata di ieri, con un dollaro leggermente in pressione rialzista, ma più per effetto di una price action dollaro centrica legata al rialzo del UsdJpy che per effettivi flussi rialzisti sulle altre coppie di valute. Si sono mossi poco sia EurUsd, ma anche Cable, Chf, Aud, Cad e Nzd. Tutti in attesa delle banche centrali e dei dati che arriveranno già da oggi con i Cpi Usa ma non solo. La sensazione è che i banchieri, come detto poc’anzi, ancora non vogliano mollare l’osso, come si suol dire, e vogliano invece mantenere un atteggiamento rialzista o comunque di attesa prima di ridurre il costo del denaro. Ciò spingerebbe ancora il biglietto verde al rialzo.

ORO.

Scende l’oro in una price action che dopo la falsa rottura al rialzo di venerdì, è tornato, udite udite, a 1981 dollari l’oncia, scendendo ai livelli più bassi delle ultime tre settimane. Tecnicamente siamo vicino a dei supporti interessanti che se venissero violati potrebbero riportare i prezzi a 1810 dollari, ovvero verso i minimi del 2 ottobre. Solo un aumento del risk off potrebbe riproporre un oro al rialzo, a meno che non tenga ora l’area di 1960 65. La correlazione con il dollaro rimane inversa, per cui fino a quando non vedremo un dollaro scendere, potremmo ancora pensare ad un ribasso della materia prima.

DATI DI MARTEDI.

Si comincia con la disoccupazione inglese, attesa in aumento, e in seguito, lo Zew, l’indice del settore istituzionale tedesco, previsto per le 11.00. A seguire, alle 14.30 i prezzi al consumo Usa, attesi in rialzo del 3.1% su base annua, contro un dato precedente del 3.2%. Su base mensile il dato è atteso invariato mentre il dato core, esclusi alimentari ed energia, è previsto in aumento del 4% su base annua e dello 0.3% su base mensile.

CONSIDERAZONI.

Stiamo osservando un mercato tipicamente di fine anno. Mancano pochi giorni e i trend visti sino ad ora difficilmente cambieranno. Specialmente sull’azionario, che pare in una salita infinita senza le benché minime correzioni. Il mercato retail è short e quindi vendere, perché siamo in prossimità dei massimi storici, è un errore, a meno di mettere degli stop ben definiti. Si scenderà, e quando il mercato lo farà, magari sarà pure una discesa violenta. Ma c’è ancora troppa liquidità post pandemia in giro, e c’è bisogno di un cambio di paradigma, ovvero un trigger, cioè l’innesco di un qualcosa o a livello macro o a livello di dichiarazioni di banchieri centrali, che spinga i grandi detentori di equity a liquidare parte del portafoglio. In questo momento, solo un hard landing potrebbe generare questo ribasso che in tanti aspettano. E di recessione dura, per ora, neanche l’ombra, dobbiamo ammetterlo. Buona giornata e buon trading.

Saverio Berlinzani

Pubblicato in : Economia, EditorialeTag: banche, banche centrali, bce, fine anno, mercati, mercato, recessione, usa, wall street

Info Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano.
Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e Franco francese.
Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME.
Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.
In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).
Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex.
Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide QUOTIDIANAMENTE in tempo reale la sua operatività FOREX attraverso una chat e un webinar LIVE

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