Siamo alle solite: la grande illusione ciclica sta nuovamente prendendo campo e cancella di botto i faticosi tentativi di dare vita in Italia ad una moderna forza laica e riformista, capace di guidare il Paese agli inizi del ventunesimo secolo.
L’illusione è quella di cancellare Berlusconi ed il berlusconismo grazie a qualche “incidente”, un colpo di fortuna, un trappolone, magari con l’aiuto casuale o procurato di qualche procura italiana e, soprattutto, sotto l’egida, da pagare poi, come si paga ogni debito, di giornali italiani o stranieri editi da personaggi abituati a barattare appoggi e campagne con favori che significano miliardi.
Sembra che nessuno abbia il coraggio e l’umiltà di guardare in faccia la realtà. Piaccia o non piaccia, Berlusconi non è un accidente della storia italiana. Così come non lo fu Mussolini, senza per questo suggerire accostamenti privi di senso.
Il fondatore di Forza Italia e del PDL è l’interprete maggiormente capace di sentimenti e aspirazioni largamente diffuse nel nostro popolo; uno dei pochi che possa renderle credibili con l’esempio della sua vita e del suo lavoro. Anche grazie a quei comportamenti, pubblici e privati, che a molti fanno storcere il naso.
Berlusconi non è il creatore di un modello nuovo di italiano: è colui che meglio rappresenta una specie che ha cominciato a mettere solide radici con la crescita economica e l’industrializzazione del Paese negli anni cinquanta e sessanta e che è diventata, forse, numericamente maggioritaria con la crisi simmetrica delle grandi imprese e dello stato assistenziale. E’ l’Italia, colma di pregi e difetti, di coloro che puntano sull’individualismo, delle partite IVA, di quelli che temono il venir meno del benessere acquisito, che hanno scarsa fiducia nello Stato da cui pretendono tutto ma al quale vorrebbero dare il meno possibile. Tutto sommato anche un’Italia inguaribilmente provinciale come dimostrano le diffuse fobie in tema di immigrazione ed anche i comportamenti nel campo della morale privata dove prevale spesso l’antica doppiezza dello stare coi frati e zappare l’orto.
Chi si oppone a Berlusconi dovrebbe smetterla di pensare di soppiantarlo con mezzi diversi dalla battaglia politica in campo aperto. Per la quale occorre fare appello a valori certo non identici ma altrettanto vicini al sentire della gente.Ed è necessario anche smetterla con la presunzione di rappresentare “la parte migliore del Paese”, riconoscendo onestamente i propri errori e gli eccessi: la difesa di interessi di categorie troppo protette, l’ostinazione a non consentire innovazioni e riforme capaci di falcidiare l’elefantiasi burocratica e amministrativa, le rigidità in tema di lavoro e pensioni.
Senza l’abbandono dei vecchi pregiudizi, una forza capace di battere non Berlusconi ma ciò che egli interpreta, laica, moderna, attenta ai meriti ma anche ai bisogni, non potrà nascere.
Ed è ormai certo che questa forza non è il PD. Che dovrà farne parte,ma non ha al suo interno le idee e l’energia per rappresentarla da solo.
Nicola Cariglia
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Davvero sarebbe bene “….smetterla con la presunzione di rappresentare “la parte migliore del Paese”, riconoscendo onestamente i propri errori e gli eccessi: la difesa di interessi di categorie troppo protette, l’ostinazione a non consentire innovazioni e riforme capaci di falcidiare l’elefantiasi burocratica e amministrativa”….
Ed invece ,dai commenti all’articolo,si capisce che l’esortazione in parola…deve riguardare gli altri ,non noi che disputiamo.
A parte il commento tafazziano e delirante di Matacena,evidentemente ancora alla ricerca di una propria personalità ,oltre che di una patria credibile , nessuno sembra accorgersi che il seme più diffuso dalla èra della globalizzazione è la paura. Paura di essere ,accusando il mondo esterno di provincialismo ,se difforme da quanto ci consola. Senza il coraggio e la cultura (e coltura ) delle idee ,non resta infatti che il rifugio per galleggiamento negli interessi di categoria, di camarilla ,di fratellanza , che con schermi più o meno evidenti tutelano il singolo nel gruppetto . Offrendo ad esso il fantasma della “modernità” e dell’eguaglianza e del “laicismo”, mentre si inneggia ad una “politica” che contrasti l’ “antipolitica”dimenticando completamente il senso delle parole . Ed oscurando l’esistenza riconosciuta di una pòlis che comprenda gruppi diversi , con diversi interessi ,magari contrapposti ,che tutto il contrario è di una massa egualitaria e conforme ,strozzata nell’uniformità del pensiero dominante ,comunque a difesa di interessi di gruppo (alternativamente definibile destra o sinistra). Non avendo altro sottomano , si sventola la banderuola del “risanamento morale “ e del “rinnovamento” democratico,in pratica proponendo un arrovesciamento di posizioni “gratia et amore dei” ! Giusto per non essere “provinciali” , bensì in linea con una Europa fatta di burocrati e di livellatori che con la demo-crazia e la libertà di pensiero autonomo e culturalmente valido sembrano aver sempre meno a che fare : tanto dal definire “antieuropeo”ogni ragionamento di valutazione critica dell’operato istituzionale. Mentre si classifica come “parte debole” la massa incontrollata di immigranti ,che in realtà – saltando il controllo ,elemento fondamentale per ogni gruppo -costituisce (come massa ) il vero grimaldello per ogni agglomerato sociale che cerchi di tutelare la propria sopravvivenza. Sempre per non essere “provinciale” ma “democratico” devo accettare e subire culture diverse dalla mia ,”integrarmi” con esigenze altrui senza che nessuno chieda a me quali siano le mie esigenze,piegarmi ad accettare una nuova realtà imposta da altri senza che mi si concedano obiezioni. Arrovesciamento di valori e posizioni ben in linea con il panorama di “la sfiducia nelle istituzioni”,”modelli di vita onesti e virtuosi”,”la corruzione elevata a sistema”, di cui ogni addebito viene fatto risalire a Berlusconi.
Una domanda nasce spontanea : ..ma di che cosa state parlando ?!?
Articolo chiaro e che spiega la realtà italiana senza ipocrisie.
Vorrei aggiungere il fatto che Berlusconi é ormai in sella da 15 anni, e chi come il sottoscritto lo appoggio’ allora, non lo rifarebbe oggi perché son venuti meno i pilsatri sui quali aveva fatto campagna nel 1994, a cominciare dalla “libertà” che in Italia é sempre stata condizionata dalla religione condita da perbenismo.
Mi pare poi che soffermarsi sui bisogni dei singoli Paesi oggi sia riduttivo dei cambiamenti planetari, servirà per sopravvivere un’Europa non solo economica ma anche politica, che interessi la vita dei cittadini sia che abitino a Roma o a Berlino o a Parigi.
Finché non si farà un bilancio delle cose che vanno bene in altri Paesi euroopei e non le si applicheranno anche per gli italiani (e questo vale per tutta l’Europa in entrambi i sensi), per quel che riguarda tutela degli anziani, diritti civili, trasporti, educazione, sanità, giustizia….l’Italia resterà in trincea sulle proprie posizioni, ma lontana dalla modernità, dall’eguaglianza, e fanalino di coda di un ‘Europa che temo sia ormai anni luce dal provincialismo italiano.
Caro Nicola,
Leggo spesso le tue acute note, piena di storia ed esperienza, da un occhio di socialdemocratico.
Se leggi l’enciclica di Benedetto XVI trovi in essa una più ampia riflessione della nostra realtà umana occidentale che si avvicina alla tua nota di oggi.
Da libertario, che ha avuto come maestri i partigiani anarchici e di GL, che ha operato con l’impegno del volontario nel mettere in pratica esperienze di giustizia e di dignità della libertà umana nel mondo del lavoro delgli Ospedali milanesi, facendo nascere Sindacati autogestiti maggioritari, sono giunto alle tue stesse conclusioni.
In italia è maturo il tempo in cui uomini e donne libere facciano nascere un’alternativa politica basata sulla necessità di riformare lo stato a cui affidare gradualmente, ma velocemente, solo lo scopo di guardiano notturno del vivere civile. per tale scopo è giustificabile una tassa, detta flattax, del 10-15% per pagare bene gli amministratori della giustizia giusnaturalista e la forza esecutiva che ne determina l’applicazione.
Il partito che si pone la realizzazione di questo ed unico obbiettivo può essere l’alternativa sia al Berlusconismo che alla socialdemocrazia(ormai anch’essa morente in tutta europa).
Se non nasce questo partito, forze neoHitleriane si affacciano di nuovo nello scenario politico.
E’ ora che ci diamo una mossa e con coraggio avviamo i primi passi per la nascita di un partito antistalista, riformista, federale(per non creare una neo oligarchia centralista), libertario all’Americana.
Per un grande progetto di questa levatura ne vale la pena impegnarsi.
Io ci sono.
Ciao, Michele Albo
Interessante l’analisi di Nicola, sopratutto relativamente all’identificazione di Berlusconi con parte del Paese, nei suoi pregi ( pochi) e nel suoi difetti ( tanti). I valori positivi cui le varie opposizioni democratiche fanno spesso riferimento
( che sono anche valori “cristiani”), sono sempre stati minoritari in Italia, dalla Resistenza ( fatta da una minoranza e con quali diversità al suo interno lo si è visto), in poi.Che Berlusconi abbia avuto buon gioco nel cavalcare l’antistatalismo ( e l’equazione con l’antipolitica è divenuta poi pressochè automatica), è cosa evidente: l’insofferenza verso il “filtro” dei partiti e delle Istituzioni, ha radici lontane, l’attesa – lo scriveva anche l’ultimo Montanelli – del “Salvatore della Patria”, riemerge con regolarità nei periodi di Grande Crisi, in ciò manifestando un costante deficit di tasso democratico, rafforzato, paradossalmente, dalle stesse forze che hanno puntato tutto sulla “semplificazione” e sul bipartitismo o bipolarismo, con illegittimi premi di maggioranza; alla inadeguatezza dei contenuti politici e programmatici si è cercato di sopperire con l’ingegneria elettoralistica. Condivido l’idea che l’opposizione a Berlusconi va fatta innanzitutto evidenziando il reale fallimento – al di là dell’osseessivo tam tam mediatico sulla presunta politica del “fare” !- del suo obbittivo iniziale: uno Stato più “leggero” e vicino ai cittadini. Niente di tutto questo è avvenuto: alle vecchie burocrazie e bardature se ne sono aggiunte delle nuove, ancor meno controllabili, il debito pubblico è aumentato, la crisi economica miete vittime “oscurate” dal clamore mediatico, la sfiducia nelle istituzioni è crescente, modelli e stili di vita onesti e virtuosi – quelli dei nostri Padri – sono oscurati da altri modelli apparentemente dominanti (l’apparire, il successo ad ogni costo, lo scambio e la corruzione elevati a sistema). E in questo Berlusconi rappresenta il “peggio” degli italiani anche nel suo privato, che privato non può essere per un uomo pubblico che del privato ha fatto la leva del suo successo e le suio scelte (vedi la selezione delle quote rosa del personale politico ricadono sui cittadini) : furbetti, machi (“gli uomini che mascalzoni”), millantatori, bugiardi, forti con i deboli e deboli con i forti, provinciali, come dice Nicola, pronti a scaricare sugli ultimi la nostra incapacità a dare risposte concrete ai problemi quotidiani ( tutto colpa degli immigrati ora clandestini): eh beh, non è anche questo un tratto dei nostri vizi? In questo la identificazione con Berlusconi è più che evidente. Credo che uno dei compiti delle opposizioni debba essere quello di dare contenuti effettivi alla esigenza – reale anch’essa – di un risanamento morale e di un “rinnovamento” in senso autenticamente democratico delle istituzioni e del loro ruolo propulsivo e non solo rappresentativo, disvelando innanzitutto lo iato artificioso che si è venuto crendo fra Paese reale e “realtà virtuale”. Il Berlusconismo non è una “parentesi” della vicenda politica e sociale italiana, ma la rappresentazione reale di una crisi profonda che attraversa il nostro Paese e che presenta rischi assai seri: tentazioni xenofobe e razziste, limitazioni alla libertà di stampa, derive populiste con progressivo svuotamento e indebolimento degli elementi fondanti la nostra democrazia. Basta cavalcare l’antipolitica che favorisce sempre tentazioni autoritarie, ma ritrovare nella politica, le ragioni di una visione più alta, capace di esporimere anche valori alternativi, ma sopratutto in grado di aprire nuove prospettive, davvero in sintonia con le problematiche che attraversano globalmente il pianeta.
Credo che una forza politica che voglia proiettarsi nel futuro e che voglia raccogliere il consenso libero, quello cioè non condizionato dagli interessi strettamente personali, debba dire di voler realizzare il primato della politica sull’economia e, contemporaneamente, che l’essere umano è il centro dell’azione di governo. Debba dire cioè che la politica deve governare l’economia e che lo Stato è uno strumento dell’uomo per migliorare la sua vita e debba dire entrambe le cose proponendo la soluzione alla loro apparente contraddizione.
Quando il centro destra afferma che lo Stato è uno strumento dell’uomo per migliorare la propria vita, ma non si pone il problema del primato della politica sull’economia di fatto mette lo Stato stesso non al servizio dell’uomo in generale ma di determinati potentati economici e finanziari e innesca un processo che sposta sempre di più ricchezza e potere verso questi a discapito del resto della società.
Inoltre mi chiedo, perchè il centro sinistra non è chiaro su queste questioni? La risposta che mi sembra più logica è che anche quello schieramento trova la sua vera ragione d’essere nella difesa degli interessi di alcuni precisi soggetti economici senza l’appoggio dei quali non starebbe in piedi. Quindi nemmeno il centro sinistra è in grado di fare una vera battaglia per il primato della politica sull’economia.
Danilo Di Mambro