Brutta cosa quando il Governo attacca l’opposizione. Per carità, non è vietato e nessuno è al di sopra delle critiche.
Il fatto è che, soprattutto in Italia, quando un Governo si trova in difficoltà, cade nella tentazione di scaricare le responsabilità (almeno in parte) sull’opposizione.
Berlusconi lo aveva già fatto durante la legislatura 2001-2006 e torna a ripetersi oggi. E se allora, in ben cinque anni di governo ininterrotto i risultati furono magri rispetto alle attese, ora c’è il medesimo rischio.
Anche la percezione della gente è cambiata: il consenso attorno al governo si sta sgonfiando. Si è esaurito l’effetto monnezza: quell’incredibile regalo di popolarità che il centro-sinistra aveva offerto a Berlusconi su un piatto d’argento con la propria inettitudine nel fronteggiare la marea di rifiuti che avevano sommerso Napoli e mezza Campania.
Ora il governo è in una situazione di stallo su due problemi che hanno già messo a dura prova se non in crisi decine di governi della “prima” e della “seconda” repubblica. Sta balbettando. Ed invece di parlare onestamente e chiaramente al Paese spiegando e spiegandosi, se la prende con l’opposizione perché fa…l’opposizione. “Con l’opposizione, ripete Berlusconi, ”non tratto piu’. Punto e basta”. Si tratta di ”gente che va contro gli interessi del Paese. Fanno solo la guerra al governo e sono pronti a farla con il massimo degli inganni”. Infatti ”diffondono notizie false sulla scuola e sull’universita’. Si inventano contro l’interesse dell’Italia un non-caso come quello degli abbronzati. Io vengo trattato come un bandito, come uno della mafia”. ”basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche li’ c’e’ la mano dell’opposizione. Su tutti i canali ogni sera c’e’ un continuo insopportabile dileggio”. E sull’Alitalia: ”La sinistra soffia sulla crisi”. ”Non si accorgono che le proteste di questi giorni sono irresponsabili, che non possono essere accettati certi ricatti. La nuova societa’ dovra’ andare avanti facendo assunzioni individuali. La sinistra invece si accorgera’ che sta sbagliando tutto senza acquisire consenso”.
Noi di Pensalibero, è noto, non abbiamo mai preso, in tutti questi anni, la “berlusconite”, una delle tante malattie della nostra sinistra; una malattia, a differenza di altre, senile. E non risparmiamo critiche alla sinistra e alle sue posizioni, troppo spesso, demagogiche. Ma questa volta non ci pare proprio di aver visto, su Alitalia, sabotaggio e irresponsabilità a parte qualche caduta iniziale di Epifani e Veltroni. Piuttosto abbiamo notato il desiderio, comprensibile, di svolgere un ruolo e di farlo sapere.
Ma Berlusconi ha fatto tutto da solo. Vada avanti su questo e su tutti gli altri temi ricordandosi che stare al governo implica un quid di senso di responsabilità in più. C’è una pesantissima crisi economica e finanziaria; non faccia l’incendiario. Al Paese non serve di certo. E, a ben vedere, nemmeno a lui.
P.

…”bisognava lasciarla fallire. Quanto meno avremmo speso meno soldi e i lavoratori avrebbero veramente imparato cosa vuol dire essere lavoratori. ” Probabilmente è vero , e mi compiaccio per il coraggio dimostrato nell’ esplicitare quella considerazione finale.Tutto sommato è anche quello che manca ,nel nostro Paese ,costituzionalmente fondato si sul lavoro ,ma troppo spesso su quello degli altri .E pieno zeppo ,oltre che di poeti di allenatori e di…Statisti !Quanto al Di Pietro , l’episodio della elezione del Villetti a rifiuto di Orlando ( bel candidato,come pensano tutti !) la dice lunga sulle lamentele del Berlusca ,sulla “democraticità” dell’ex giudice e sulla limpidezza di certe operazioni .
Se siamo messi male ….”non è colpa di nessuno” ,come ha dimostrato ,ierisera(12 nov.) su La 7 , il balletto miserevole sulle sedie dei vari Fassino ,Casini ,
e Co.,difronte ad argomenti riguardanti “la casta”. Di prestigiatori non ce n’è solo uno ,purtroppo , ed in molti ci cascano…
Forse sarebbe il caso di ricordare l’atteggiamento del Berlusconi “oppositore” riguardo ad Alitalia. Non solo non ebbe alcun atteggiamento costruttivo, ma fece il possibile (purtroppo con successo) per far saltare l’accordo con Air France, che oggi tutti rimpiangono perché sarebbe stato mille violte più serio della cordata “italiana” Cai e mille volte più economico per il Paese.
Ma una volta ancora il prestigiatore incantò gli italiani col “ghe pensi mi”: ve la darò io la cordata italiana. E sappiamo come è andata a finire, anceh se non è ancora finita. E questo sarebbe lo Statista…
Forse aveva ragione Di Pietro a dire che bisognava lasciarla fallire. Quanto meno avremmo speso meno soldi e i lavoratori avrebbero veramente imparato cosa vuol dire essere lavoratori.