Pubblichiamo –tratto dall’Opinione del 3 marzo 2006- un articolo sulle reazioni in Italia della visita in USA del presidente del consiglio Berlusconi. L’autore, l’ex sindaco socialista di Milano, Paolo Pillitteri, analizza soprattutto le reazioni, a dir poco scomposte e controproducenti, della sinistra italiana. A prescindere da esse, sollecitiamo i lettori di Pensalibero a scrivere la loro opinione: Berlusconi è stato all’altezza degli statisti italiani che lo avevano preceduto? Come è stato il comportamentp dei mass-media italiani in questa occasione? E le reazioni dei nostri politici? Su questi e altri argomenti, scrivetici
Quando si vuol perdere… ci si riesce
di Paolo Pillitteri
Ci voleva la visita di Berlusconi in USA, invitatovi dal Congresso mica dal Presidente Bush, che è una cosa diversa-per capire bene i meccanismi interni ed esterni, cioè psicologici e logici che spingono,a volte, l’opposizione, per non dire la sinistra, sulla strada della mancata vittoria. Una visita ufficiale agli Usa del proprio Premier non solo accade ogni vent’anni, per dire ,dopo De Gasperi, Craxi ed Andreotti,ma assume inevitabilmente una valenza che travalica le appartenenze politiche al di là e al di sopra di ruoli di maggioranza ed opposizione. E ciò soprattutto quando si tratta di una visita dovuta ad un invito bipartisan del Parlamento americano dove, peraltro, il nostro Premier ha tenuto uno dei suoi migliori discorsi. Se è tuttavia comprensibile l’atteggiamento critico di una opposizione presa in contropiede da una mossa che è ad un tempo, politica, elettorale e mediatica, lo è molto meno qualsiasi insulto del tipo”hanno le mani insanguinate” detto da Diliberto nei confronti di Berlusconi e Bush, perché le cose, anzi, le mani, non stanno affatto così ,anzi. Ma l’errore più diffuso e più serio è quello di considerare Berlusconi non il proprio Presidente del Consiglio ma,per dirla con Benigni nel suo consueto ruolo di guru della sinistra, un “personaggio farsesco” sopravvalutato all’estero e sulla soglia della prigione in Italia, una sottospecie di criminale.
Quest’ultima intuizione è dell’invero geniale “Manifesto” che, invia una “falsa “lettera del Premier in inglese maccheronico al Congresso americano che si conclude con un “I love America ,anche se with your law about falso in bilancio, in Usa the italian prime minister,cioè I, sarebbe in a Federal prison”. La speranza di vedere il proprio nemico politico in prigione – una specialità degli autori radicali o “comici” tipo Michel Moore contro Bush, o i Luttazzi, Benigni, Santoro e “Il manifesto” contro Berlusconi – è sempre stata per la sinistra una di quelle varianti psicopolitiche che influisce negativamente perché sottovalutando e delegittimando l’avversario ridotto ad avanzo di galera, tende alla irresistibile ma immotivata sopravvalutazione delle proprie capacità che,al contrario, si limitano all’auspicio delle manette e non, invece,a proporre alternative, progetti, politiche e programmi diversi: sulla economia, l’occupazione, i giovani, l’immigrazione, l’innovazione,l a ricerca, insomma, la Politica, quella che fa la differenza sul resto. E che fa vincere.
Fonte, l’Opinione

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