
Trump sta vendendo Berlino come la svolta. Come se bastasse una stanza piena di gente, qualche frase a effetto e due foto buone per i social per chiudere una guerra che non si spegne con l’ottimismo. È il suo copione: trasformare un incontro in un risultato e chiamarla “pace” prima ancora di aver toccato i nodi veri.
A Berlino, sì, si sono visti. Ma un incontro non è un accordo. La pace, quella reale, sta tutta in due parole che Trump evita perché sporcano la narrazione: territorio e garanzie. Il territorio è il punto fisso. Zelensky non cede neanche un millimetro, non per teatro, ma per logica di sopravvivenza. Se concedi oggi, domani diventa una prassi. Se accetti che la forza ridisegni le mappe, hai appena firmato il permesso per il prossimo morso.
E Mosca, dall’altra parte, non sta arrivando con una proposta che “chiude” davvero. Finché la posizione russa resta: tengo quello che ho preso e poi se ne riparla, la parola pace è solo un cartello appeso fuori dalla porta.
In questo quadro, il ruolo strategico dell’Europa e dell’Inghilterra è enorme e spesso sottovalutato. Sono loro che tengono in piedi la continuità: aiuti, addestramento, intelligence, logistica, sanzioni, coperture diplomatiche, coordinamento politico. Sono loro che fanno il lavoro lungo, noioso, concreto, quello che non si presta alle frasi da comizio ma regge la realtà giorno dopo giorno.
E infatti sono anche quelli che, per puro senso diplomatico, si prendono sulle spalle le uscite oltre oceano senza dargli più ascolto del necessario. Lo sopportano, lo incassano, lo neutralizzano. Sorrisi di facciata, strette di mano, e poi si torna a fare politica sul serio. Perché quando uno è in perenne crisi di ego e vive di annunci autoreferenziali, l’unico modo adulto di gestirlo è non lasciargli in mano il volante, ma nemmeno spaccare il cruscotto in diretta.
Quindi no, Berlino non è la pace. È una tappa. Utile, certo. Ma finché territorio e sicurezza restano irrisolti, chi promette “siamo vicini” sta solo vendendo fumo. E la differenza tra diplomazia e propaganda, oggi, la stanno tenendo in piedi soprattutto Europa e Regno Unito.
Piero Terracina

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