Papa Francesco è stato invitato a tenere una lectio magistralis alla Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale (Pftim) in Posillipo sotto l’egida, nel tempo, dei gesuiti che come ordine internazionale da tale loro sede ne hanno allargato le competenze oltre che all’Italia meridionale includendo anche Malta, la Romania e l’ Albania le quali insieme formano la “provincia” gesuitica chiamata Euromedit. Quindi anche gli studi del complesso centro di studi, non soltanto teologici, si sono concentrati negli ultimi anni verso una “teologia del Mediterraneo” il mare del meticciato come lo chiama Bergoglio. Il tutto nel tentativo di educare ad una teologia in dialogo con le istituzioni civili, con i rappresentanti di altre confessioni religiose e con donne e uomini di buona volontà che contribuiscano a sviluppare un nuovo umanesimo interculturale costituendo così una nuova società fraterna, solidale, per superare le diffidenze, le paure e le difficoltà che le differenze culturali e religiose possono provocare. E’ chiaro che papa Francesco non ha perso occasione di ricordare l’obbligo dell’accoglienza per i cattolici relegando nel discorso la funzione dei teologi anch’essi a strumento di tale volontà inclusiva e soprattutto di “Chiesa in uscita” cioè come più volte sottolineato una Chiesa presente in ogni dove non esclusa la politica. Suo è l’invito ai teologi di non isolarsi nello studio, ma di contaminarsi nella gente per non correre il rischio di chiudersi e far nascere teologie conservative indifferenti ed estranee alle veloci trasformazioni della società e per questo reazionarie.
In definitiva Bergoglio batte ancora il ferro su di un Vangelo aperto a tutti e in maggior misura ai più deboli come i migranti e per raggiungere il suo scopo di meticciare ancor più il Mediterraneo e l’intera Europa non teme le contaminazioni religiose, tant’è che accanto a lui ad ascoltare la prolusione era presente il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, con un messaggio fraterno, citato spesso da Bergoglio, oltre al rabbino di Ariel Finzi, l’iman di Napoli e il rappresentante della chiesa ortodossa locale l’archimandrita Georgios Antonopoulos.
Insomma l’Italia non ha scampo al di là dei proclami dei porti chiusi come si nota quotidianamente. Lo stato laico ammaina la bandiera e alza i crocefissi. Noi.
Ma c’è un altro vulnus alla laicità dello stato che si sta compiendo nel silenzio dei politici nostrani mentre Bergoglio tuona: “ L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. Non dobbiamo mai abbandonare chi soffre”. Si tratta della legge in preparazione per il suicidio assistito che la Corte Costituzionale ha rimesso al legislatore poiché antiquata. Ebbene la lega ne ha pronta una che prevede: una forma attenuata di reato per i conviventi del paziente sofferente in caso di malattia irreversibile, la possibilità di obiezione di coscienza da parte dei medici, l’esenzione delle strutture sanitarie religiose dall’obbligo del testamento biologico e il divieto di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Al contrario i Cinque stelle sono più favorevoli alla dolce morte per malati terminali maggiorenni. Lunedì inizieranno le discussioni in Commissione, ma i voti in Parlamento li ha Bergoglio e Pannella è morto.
Guglielmo Adilardi

Che senso ha parlare di meticciato riferendosi alla specie Homo Sapiens?