E’ unanimemente riconosciuto come il maggiore filosofo italiano del Novecento. Pochi però ricordano che fu il padre della legge “sulle bellezze naturali”, approvata nel 1922!

Tra le sue prime opere celebri La rivoluzione napoletana del 1799, scritto magistrale sui protagonisti del protorisorgimento.
Al 1903 risale il primo numero de La Critica, la rivista che fu poi strumento e bandiera di libertà durante il ventennio.
Tra le opere memorabili La letteratura della nuova Italia, La storia come pensiero e come azione
e la Storia d’Europa nel secolo XIX, con il celebre incipit inneggiante – nel 1932 ! – alla libertà.
Ministro della pubblica istruzione negli ultimi governi dell’Italia liberale, Croce fu il redattore del famoso manifesto Una risposta di scrittori, professori e pubblicisti italiani al manifesto degli intellettuali fascisti ,al quale aderirono firmatari straordinari, da Giovanni Amendola a Sibilla Aleramo, da Luigi Einaudi a Matilde Serao, da Giorgio Pasquali a Vittorio Gui .
Alla fine della seconda guerra mondiale fu ancora ministro nei governi Badoglio e Bonomi, presidente del Partito Liberale Italiano, deputato all’Assemblea Costituente: memorabili i suoi discorsi, quello per motivare il voto contrario alla ratifica del trattato di pace ( la tragedia dell’Istria! ) e quello contrario all’inserimento dei patti lateranensi nella Costituzione italiana.
Fondò a Napoli l’istituto di studi storici.
Questo – ed altro – una notevole minoranza di italiani lo sa; e non pochi lo ricordano.
Quello che, invece , molti non hanno conosciuto o non ricordano , o – peggio – non
vogliono ricordare, è il Croce elaboratore, promotore e firmatario , in qualità di ministro della
pubblica istruzione, del disegno di legge n.788, “sulle bellezze naturali”, approvato l’undici giugno 1922 ( 1922 ! ) per la tutela del paesaggio. E’ merito di Vittorio Emiliani, anche a seguito di un appassionato intervento di Salvatore Settis al festival della mente di Sarzana, aver raccontato di nuovo e puntualmente, su un quaderno del circolo Rosselli, la storia di quella splendida battaglia politica. Che aveva visto protagonisti , prima di Croce e poi insieme a lui, il deputato ravennate giolittiano Luigi Rava e il deputato toscano Giovanni Rosadi ( fate caso alla lapide commemorativa in via Bonifacio Lupi ), intervenuti già ad inizio secolo ( ad inizio Novecento ! ) per tutelare arenili e pinete del litorale adriatico e per disposizioni a salvaguardia del patrimonio di antichità e belle arti.
A questi uomini della politica e della cultura, alle loro coraggiose iniziative, potremmo rifarci
per lanciare il programma – politico, seriamente politico – di un rinnovato patriottismo: quello della tutela, salvaguardia, messa in sicurezza del territorio nazionale, delle straordinarie nostre bellezze naturali e culturali, dei nostri boschi, fiumi , litorali, violentati , da tanti, troppi anni di speculazione edilizia criminale, di politica urbanistica delinquente.
E’ un problema – a me sembra che sia un problema – di drammatica attualità . E insieme un obbiettivo, un ideale, per il quale varrebbe la pena di combattere: con le armi – laiche, come laici erano i grandi di cui sopra – della ragione, della convinzione, della concretezza , della perseveranza. Con spirito libero dalle obiezioni ipocrite, interessate, sempre avanzate ( avanzate, sì, come la roba marcia ) in nome della cosiddetta crescita, del cosiddetto progresso , della necessità del “fare” ( non importa se bene o male )e delle tante altre obiezioni spacciate per esigenze “economiche e sociali “.

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Concordo con Alberto Lopez e ringrazio Adalberto Scarlino per aver ricordato uno dei contributi più significativi del Croce parlamentare.
Grazie Adalberto,
per aver ricordato, fra le altre cose, anche il disegno di legge di cui una volta mi accennasti a voce sulla tutela ambientale e che non ero riuscito a rintracciare perche’ non ricordavo i dettagli che, invece, qui ritrovo nero su bianco.
Di mio, scusa se mi permetto, vorrei aggiungere un aspetto che rese possibile a Croce di fare opposizione pubblica al regime fascista restando in Italia: l’indiscussa fama internazionale di cui godeva, dagli Stati Uniti all’Oriente in virtu’ del suo umanesimo liberale che lo conduceva spontaneamente a tessere rapporti con le personalita’ piu’ disparate ed influenti della cultura mondiale con i quali poteva corrispondere da pari grazie al valore che era riconosciuto alla sua produzione intellettuale ed alla coerenza della sua condotta. Ben oltre le accuse di provincialismo ricevute in patria, contro ogni evidenza. Delle quali, questa e’ forse la piu’ eclatante, perche’ letteralmente di importanza vitale.