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Morire di burocrazia inutile: 19 certificati per un soppalco

di Fabrizio Binacchi | 19 Novembre 2012

Aumenta la disoccupazione, calano i consumi, esondano i fiumi, diminuiscono i risparmi, resistono gli evasori e in più, per chi riga dritto, il balzello della burocrazia inutile.
L’artigiano si guarda intorno e quasi con aria carbonara tira fuori un foglietto. Non è una lista della spesa e non è un reclamo per le imposte esose. Scrittura limpida e lineare, parole quasi stampate: sono i nomi dei 19  certificati, autorizzazioni, concessioni, documenti che – dice- “ho dovuto chiedere per costruire un soppalco di venti metri quadri nella mia azienda. E quando vuole che ci tiriamo su con della burocrazia così”.  I sentimenti sono sul negativo spinto. Non si muore solo di tasse, si muore anche di burocrazia inutile. Di pensare alle code, alle carte, ai bolli, alle esazioni, alle telefonate, ai fax, ai moduli per 19 certificati per un soppalco da 20 metri quadrati! Nelle stesse ore girava lo spot “SI”, Semplifica Italia. Un magico Paese. Capaci di illustrarsi di forma e conturbarsi nella sostanza. Si certo da quest’anno lavoriamo gualche giorno in più per lo Stato perche sono aumentate tutte le forme di tassazione, siamo a livelli da 65 per cento in casi non rari.  Aumenta la disoccupazione, calano i consumi, esondano i fiumi, diminuiscono i risparmi, resistono gli evasori e in più, per chi riga dritto, il balzello della burocrazia inutile. Dei certificati sentinella, cioè quelle carte che servono solo a dire c’è un’amministrazione che invece di produrre servizi ha bisogno di confermarsi nell’esistenza (o nella vegetanza) con carichi di carta e di copia. Come direbbero a Roma e a Settebagni: “cornuto e mazziato”.  Intanto il vascello delle piccole imprese e degli artigiani vira verso il mare in burrasca, per anni di iniziative annunciate ma mai realizzate.  L’andamento economico del comparto è tutto negativo: giù produzione, giù fatturato, giù persino l’export, che fino ai trimestri precedenti era l’unico comparto che tirava. L’aria che tira in quello che gli economisti chiamano il florilegio delle piccole e piccolissime imprese è da pre inferno. Gli investimenti restano al palo,  oltre l’80% degli imprenditori dichiara che non ne effettuerà per i prossimi 12 mesi. E’ quanto emerge dall’analisi dei bilanci di 5.040 micro imprese nel secondo semestre 2011 e primo trimestre 2012 effettuate da Istat per l’Osservatorio congiunturale TrendER, realizzato da CNA e BCC. Dati economici più che preoccupanti. Ma ciò che allarma maggiormente sono le prospettive per i primi mesi del 2013: “andrà ancora peggio”. La CNA ha la bella abitudine di rilevare le tendenze ma anche di registrare i sentimenti, che a volte, anzi spesso, danno una traiettoria ancor più chiara.  Imprenditori sfiduciati. Mente solo fino all’inizio del 2012 si pensava che il 2013 sarebbe stato il famoso anni della “le in fondo al tunnel, ora il sentimento prevalente è “non sappiamo quando si uscirà dalla crisi”. Aumenta l’indebitamento e il credito resta al di sotto della necessità , e la stretta finanziaria non rallenta. La cura Monti sembra lontana dai problemi veri di questi imprenditori. Lo pensa – secondo un sondaggio effettuato per CNA dall’Istituto di ricerca Freni Marketing di Firenze – oltre il 50% degli imprenditori intervistati.  Risulta in contrazione la quota di quanti sei mesi fa si erano espressi in termini positivi verso il Governo dei tecnici Non si intravede una via di uscita e lo scenario di crisi resta immutato per il 61% “sacrifici tanti, ma finora risultati pochi”.  Solo 1 imprenditore su 5 mostra una qualche aspettativa per le scelte operate in quest’ottica dal Governo.  Solo sulle misure adottate per il riordino istituzionale ed amministrativo si rileva un discreto consenso.  Il voto al Governo Monti? Non oltre una stiracchiata sufficienza, dovuta soprattutto al lavoro internazionale e alla reputazione. Che non sono ancora crescita economica.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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