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Bel patatrac

Mai avesse ragione chi dall’opposizione accusa il governo di nascondere i deludenti risultati economici attaccando il Quirinale, questo sarebbe pur sempre il segno della capacità di elaborare strategie, seppur discutibili, complesse. Purtroppo, dopo il colloquio di venti minuti fra il presidente della Repubblica ed il presidente del Consiglio, è evidente che il governo non sappia semplicemente cosa stia facendo. L’onorevole Meloni ha ribadito la posizione di censura del suo capogruppo al consigliere del Colle, cosa che ha dell’incredibile. Un consigliere ha un rapporto confidenziale con il capo dello Stato. Ed essendo il capo dello Stato garante dell’Unità nazionale, la Costituzione dovrebbero garantirla i partiti sottoscrittori, presumibilmente avrà al suo fianco consiglieri favorevoli al governo come consiglieri nettamente contrari.

di Riccardo Bruno | 21 Novembre 2025

Mai avesse ragione chi dall’opposizione accusa il governo di nascondere i deludenti risultati economici attaccando il Quirinale, questo sarebbe pur sempre il segno della capacità di elaborare strategie, seppur discutibili, complesse. Purtroppo, dopo il colloquio di venti minuti fra il presidente della Repubblica ed il presidente del Consiglio, è evidente che il governo non sappia semplicemente cosa stia facendo.

L’onorevole Meloni ha ribadito la posizione di censura del suo capogruppo al consigliere del Colle, cosa che ha dell’incredibile. Un consigliere ha un rapporto confidenziale con il capo dello Stato. Ed essendo il capo dello Stato garante dell’Unità nazionale, la Costituzione dovrebbero garantirla i partiti sottoscrittori, presumibilmente avrà al suo fianco consiglieri favorevoli al governo come consiglieri nettamente contrari. I consiglieri da parte loro hanno il diritto di consigliare quello che ritengono più opportuno. Nel caso si mettessero a consigliare pubblicamente, questo comporterebbe un problema, soltanto che non sapremmo dire, e non sapremmo chi potrebbe asserirlo, che se un consigliere si esprime fra amici al ristorante lo faccia per rendere pubbliche le sue posizioni. Che interesse avrebbe ad allarmare il governo? Oppure il consigliere straparla dopo un bicchiere di troppo.

Magari il consigliere voleva far arrivare a Mattarella una opinione mai riferita formalmente. Non si capisce come si possano mettere in questione le parole di un consigliere del Capo dello Stato. Solo il Capo dello Stato è in grado di farlo, i partiti dovrebbero invece farsi gli affari loro, dal momento che non hanno competenza alcuna sul Quirinale, figurarsi sui suoi consiglieri.

Tanto è bizzarra la situazione creata che ancora è rimasta irrisolta. Se il governo l’avesse provocata ad arte non si sarebbe nemmeno accorto che i risvolti istituzionali sarebbero ben più gravi di un qualsiasi difetto della sua politica economica. Il miserrimo dato sul pil italiano ha solo confermato un quadro evidente da tempo e il quotidiano la Verità non ha reso un servizio al governo con le sue rivelazioni. Era meglio un giornale che si chiamasse il cecio in bocca, invece di uno che lo sputa in prima pagina. Infatti il governo è entrato nella confusione più totale. Non perché vuole tassare i possessori di lingotti d’oro, o perché metà sostiene l’Ucraina, l’altra la Russia. Per un chiacchiericcio a tavola.

Circolano persino voci, anche queste non smentite e perché mai dovrebbero esserlo, secondo le quali il presidente del Consiglio gradirebbe trasferirsi al Colle appena possibile. Scusate, non è il presidente del consiglio stesso ad aver predisposto una riforma costituzionale per rafforzare i poteri del capo del governo? La riforma passa e il presidente della Repubblica diventa una specie di Gran Ciambellano. Se l’onorevole Meloni fosse eletta domani al Quirinale, sarebbe politicamente una prepensionata. Gran bel piano. L’onorevole Craxi voleva fare il presidente della Repubblica dopo aver rafforzato i poteri del capo dello Stato. L’onorevole Meloni dopo avergli tolto i pochi che ha. Dal che ognuno può giudicare in che mani ci troviamo. Verrebbe da invitare a cena il consigliere del Quirinale. Ci illustrasse i dettagli del suo presunto complotto, magari lo si appoggia.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Apertura

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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