• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Shoah la Memoria mutilata

C’è un paradosso che attraversa la cultura europea del dopoguerra: quanto più la Shoah è diventata un evento pubblico, tanto meno è stata compresa nella sua verità storica. A dispetto della sua documentazione straordinaria, il genocidio degli ebrei d’Europa non trovò, per anni, un ascolto autentico. I testimoni parlavano, ma il mondo che li circondava non era disposto a udire ciò che avevano da dire. Non si trattò soltanto di rimozione; fu un’esigenza sociale più profonda, legata al bisogno di sottrarsi alla responsabilità di un crollo morale troppo recente, troppo condiviso per essere nominato senza mettere in discussione l’intera civiltà europea.

di Carmen Dal Monte Antonio Pinter | 21 Novembre 2025

C’è un paradosso che attraversa la cultura europea del dopoguerra: quanto più la Shoah è diventata un evento pubblico, tanto meno è stata compresa nella sua verità storica. A dispetto della sua documentazione straordinaria, il genocidio degli ebrei d’Europa non trovò, per anni, un ascolto autentico. I testimoni parlavano, ma il mondo che li circondava non era disposto a udire ciò che avevano da dire. Non si trattò soltanto di rimozione; fu un’esigenza sociale più profonda, legata al bisogno di sottrarsi alla responsabilità di un crollo morale troppo recente, troppo condiviso per essere nominato senza mettere in discussione l’intera civiltà europea.
Quando la memoria entrò finalmente nello spazio pubblico, vi entrò sotto forma di rito. La Giornata della Memoria, le cerimonie civili, la codificazione del nazismo come “male assoluto” costruirono una liturgia che restituiva alla società un’immagine rassicurante di sé. La condanna del nazismo isolava il male in un’epoca e in un regime specifici, lasciando intatta la continuità dell’antisemitismo europeo, che quel regime non aveva inventato ma radicalizzato fino all’estremo. La Shoah, in questa ricodifica, smetteva di essere l’esito storico di una tradizione antiebraica millenaria e diventava un paradigma etico del male in astratto.
Questa trasformazione, solo apparentemente inclusiva, produsse un secondo paradosso: universalizzando la Shoah, si rendeva invisibile il soggetto storico dello sterminio. Gli ebrei scomparivano dalla narrazione proprio mentre la memoria veniva celebrata. Il male veniva dissociato dalle strutture sociali e istituzionali che lo resero possibile; la responsabilità collettiva veniva assorbita in un unico atto di ripudio del nazismo. Il risultato era una memoria moralmente impeccabile ma politicamente sterile: un contenitore edificante incapace di interrogare davvero le condizioni — culturali, burocratiche, amministrative — che avevano reso possibili esclusione, persecuzione, sterminio.
L’effetto di questa neutralizzazione si vede con particolare chiarezza nel racconto del dopoguerra. Nella versione addomesticata che domina ancora oggi, il 1945 segna la fine del male. Eppure i documenti raccontano un’altra storia: sopravvissuti ricondotti in spazi di segregazione, amministrazioni incapaci di distinguere tra vittime e carnefici, ostilità diffuse che continuavano a colpire gli ebrei proprio nel momento in cui l’Europa proclamava di aver fatto i conti con la propria storia. La memoria, ridotta a simbolo, non riesce a misurarsi con questa continuità imbarazzante.
Da questa rimozione doppia discende un’incapacità – oggi drammaticamente visibile – di riconoscere l’antisemitismo contemporaneo. Le logiche di esclusione riemergono perché sono state tenute fuori dal campo visivo della memoria pubblica. Quando la Shoah non è più interpretata come una tappa di un antisemitismo secolare, ma come l’epifania astratta del male, qualunque ostilità verso gli ebrei diventa culturalmente pensabile, purché travestita da giudizio politico o da posizione morale. È qui che il discorso antisionista ha trovato la sua zona di comfort: ha potuto presentarsi come critica legittima allo Stato d’Israele mentre recuperava, in forme riformulate, il vecchio repertorio antiebraico. La distanza simbolica creata dalla memoria rituale ha infatti reso possibile che gli ebrei — oggi indicati come cittadini di un Paese, come soggetti politici, come entità collettiva — potessero essere nuovamente percepiti come “altro”, e dunque attaccabili.
Riprendere la memoria significa dunque sottrarla alla retorica dell’innocenza e restituirle la sua funzione critica. Significa riconoscere che la Shoah non fu un incidente storico, ma il punto di convergenza di un antisemitismo che ha attraversato culture, istituzioni e secoli. Significa ammettere che il 1945 non chiuse la storia dell’odio; che il dopoguerra non fu un risveglio morale, ma spesso una riorganizzazione dell’indifferenza; che le ostilità di oggi non costituiscono una deviazione, ma la riemersione di ciò che la memoria rituale ha oscurato. Non si tratta di attribuire colpe ereditarie. Si tratta di abbandonare un dispositivo di autoassoluzione collettiva che ha trasformato il ricordo in un esercizio consolatorio. Solo una memoria restituita alla sua complessità — e dunque alla sua specificità antiebraica — può tornare a essere uno strumento di verità. Il resto è celebrazione, non comprensione. Ed è proprio nell’interstizio tra celebrazione e rimozione che l’odio trova, ancora una volta, il suo spazio.

Carmen Dal Monte e Antonio Pinter
(da Il Riformista)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Carmen Dal Monte Antonio Pinter

Carmen Dal Monte è CEO e co-fondatrice di Takeflight, PMI innovativa che vuole rivoluzionare il mondo dell’istruzione valorizzando la trasmissione delle conoscenze utilizzando il supporto dell’intelligenza artificiale.
Antonio Pintér Copywriter ed esperto di social media, Creativo, direttore creativo di lunga esperienza (oltre 30 anni) in agenzie internazionali di primo livello. Fondatore della sua propria boutique creativa. Premiato a livello nazionale e internazionale. Social Media strategist e Social Media manager. Content creator (video, foto, testi), content manager, social media manager.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti