
La Banca centrale europea ha deciso: il denaro da oggi costa di più: 0,25%. Non solo per i mutui per l’acquisto della casa, ma ne risente tutto il credito al consumo, con ricadute sul prezzo finale di beni e servizi acquistati a rate. Non solo. Anche i prezzi al dettaglio ne risentiranno. E saranno quelli con maggiore crescita. Se le rate del mutuo, o del credito per la lavatrice o lo smartphone o la vacanza, avranno incrementi precisi dettati dalle regole a cui gli istituti di credito non potranno non attenersi se non incrementando “solo” le creste tipo “spese di incasso”, nel mercato al dettaglio i singoli grossisti e commercianti fanno come ritengono più opportuno per guadagnare di più.
Forse sarebbe meglio che quando i regolatori come la Bce prendono certe decisioni, per quanto giuste siano nello specifico del loro mandato, farebbero meglio a considerare non solo il rapporto diretto che i risparmiatori hanno con gli istituti di credito, ma anche le ricadute su mercato e mercanti, sempre in fibrillante attesa per rimpinguare introiti che, per l’appunto, non sono dettati da regole ma solo da loro desideri.
Comunque, non si può pretendere tutto. Ben lungi, e rifuggendo, da qualunque intento regolatorio di Stato dei prezzi al dettaglio del mercato, va considerato che – lato cittadini comuni – le nostre economie non sono “attrezzate” per il bene diffuso, ma solo ognuno per il proprio.
La domanda e il dubbio è d’obbligo. Fatte queste considerazioni, siamo sicuri che gli aumenti (comunque necessari) debbano essere sempre così esosi, per quanto possa essere considerato esoso un quarto di punto.
Vincenzo Donvito

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