Dal terrazzo al terzo piano
C’è un’intrepida signora
Che sta urlando “Io vi ammazzo”
Credo almeno da mezz’ora
“L’eutanasia del fine settimana” – Negrita
Puntuale come le zanzare, le code di rientro dal week end, e il brano-tormentone che ti assedia da ogni stazione radio, ecco che ogni estate nel centro storico di Firenze si scatena la “guerra della Movida”. Residenti da un parte, giovani gaudenti dall’altra. In anni passati ho personalmente assistito, uscendo ad ore improbabili dalla redazione, a vere e proprie battaglie. Chi sta sopra e vorrebbe dormire che lancia gavettoni, come il giorno di Ferragosto sulle spiagge, per placare i bollenti spiriti di chi sta sotto a spassarsela. E i caciaroni da giù che rispondono alzando il tono della voce, il dito medio e intonando cori di dileggio. Per mettere fine al conflitto ormai più annoso della guerra di Troia, sono state provate tutte: le buone e le cattive. Pattugliamento di vigili e Polizia, ingaggio di steward, buttafuori trasformati in butta dentro per evitare troppa ressa nelle strade, divieto di vendere alcol, insonorizzazione dei locali, firma di patti per la notte puntualmente disattesi, chiusura di pub, denunce, controdenunce con strascico di immancabile ricorso al Tar al quale ormai ci si rivolge più che al santo patrono per la grazia.
E’ stato provato anche a favorire la transumanza di giovani, più o meno ciucchi, dalle vie del centro a quelle, meno abitate, del parco delle Cascine, creando appositi eventi. Ma la movida non si placa e il conflitto tra autoctoni e invasori offre ogni sera una nuova puntata. Dato per scontato che chi vive in un centro storico pieno di locali non può pensare di essere circondato dal silenzio dell’eremo di Camaldoli, il problema si sintetizza in una parole: rispetto, di cui manca ogni traccia. Chi la sera sciama per le viuzze di Firenze passando da una birreria ad un pub ritiene di avere un salvacondotto per urla, imprecazioni, pisciate fuori ordinanza, spaccamento di bottiglie e anche degli altrui cabasisi, per dirla con Montalbano. L’elitaria trasgressione derubricata a maleducazione di massa.
Per chi fosse interessato, questo è il testo completo della canzone dei Negrita: sembra scritta apposta per il tema dell’articolo e allego il file di youtube per coloro che volessero anche ascoltarla.
L’eutanasia del fine settimana
Scende il mostro della sera
Nell’arena nazionale
Ed ognuno si connette
Al suo sogno artificiale
Una doccia profumata
Segue guerra con lo specchio
E la scarpa, quella giusta
Per poi dare un po’ nell’occhio
E’ già il terzo aperitivo
E sembra ancora una tisana
Preludio all’agonia
Del fine settimana.
Esce musica fetente
Dalla porta di un locale
E scosciate reginette
Che si affannano ad entrare
Gambe lunghe come aironi
Trasparenti da digiuno
Affonderanno i tacchi a spillo
Dentro i sogni di qualcuno
E’ una notte di movida
E folli desideri sparsi
Che la vita è troppo breve, amore
Per accontentarsi.
Ragnatele di tubi al Neon
Luci gialle a Incandescenza
Sotto un cielo Rosso-Viola
Che trasuda incoscienza
C’è uno spacciatore nero
Che alza più di una Puttana
Sul suo marciapiede stretto
C’è una lunga fila indiana
Esce un tipo allucinato
Dalla Metropolitana
Lui stanotte si è imbiancato sì
Con una cerbottana!
Nell’Eutanasia del fine settimana.
Dal terrazzo al terzo piano
C’è un’intrepida signora
Che sta urlando “Io vi ammazzo”
Credo almeno da mezz’ora
Vorrei dirle che ha ragione
Ma in fondo lei non può capire
Che già questo, tutto questo,
Non è forse un po’ morire
Nel delirio occidentale
Per chi suona la campana
E’ l’eutanasia del fine settimana.
E’ l’eutanasia del fine settimana.

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