Meglio tardi che mai. La Digos di Torino ha avviato un’indagine sui cori razzisti di sabato sera allo Stadio Olimpico di Torino nel corso dell’incontro Juventus-Inter, cori indirizzati all’attaccante di colore dell’Inter, Mario Balotelli.
Non sembri strano che Pensalibero dedichi “l’apertura” di questa newsletter ad un fatto verificatosi in uno stadio di calcio, quello di Torin0. Nei fischi al diciottenne giocatore dell’Inter, infatti, di sportivo c’è poco o niente. Mentre moltissimo è il contenuto che consente di capire la realtà del nostro Paese.
Il pubblico presente alla partita, purtroppo quasi tutto coinvolto nei cori e nei compiortamenti razzisti, dimostra meglio di ogni altra cosa, quanto lontani ancora siamo dal capire e dall’accettare i problemi di una società multiculturale e multietnica. Nessuno ha diritto di sottovalutare quanto è accaduto: perché non dello stupido atteggiamento di un gruppetto di facinorosi o di esaltati si è trattato, bensì di decine di migliaia di spettatori torinesi che sono impiegati, professionisti, operai, artigiani, studenti, casalinghe, etc. Cioè la rappresentazione dei segmenti che compongono la società.
Se ventimila persone inveiscono a Torino contro un ragazzo di diciotto anni di colore, se lo stesso accade a Roma e a Milano, dove, addirittura, la folla si scagliò contro il giocatore che usciva in barella dopo un impressionante scontro di gioco, la storia del “calcio malato” non regge. E’ della società che occorre occuparsi.
Qualcuno ha tirato in ballo gli atteggiamenti di Balotelli in campo. Che molto spesso sono discutibili; al pari degli atteggiamenti di altri calciatori non di colore, però. E a questi ultimi non viene riservato lo stesso trattamento. Oltretutto, a quanto scrive sul Corriere della Sera Alessandro Pasini, il ragazzo che si vede in campo è assai diverso da come si presenta nella vita privata.
“Fuori infat¬ti – scrive Pasini – Mario Balotelli è talmente cattivo che a Natale ha passato le vacanze in una favela di Salvador de Bahia; che l’estate scorsa è stato in un campo ecologico del Wwf in Sicilia; che un gior¬no è passato dal canile, ha visto Lucky, una cagnetta abbandonata, e se l’è por¬tata a casa; che la sera spesso va a trovare i vec¬chi compagni della Pri¬mavera al Centro sporti¬vo dei giovani interisti, zona Affori, a pochi passi da casa sua, dove vive da solo da un anno e mezzo; che in spoglia¬toio, fra una cazziata di Materazzi, uno sfottò di Chivu e un grugnito di Ibrahimovic (che a volte lo in¬seguirebbe a calci), viene ancora trattato più come una mascotte che co¬me l’apprendista fuoriclasse quale è.”.
Ma anche se così non fosse, il giudizio di condanna deve essere nettissimo e molto severi i provvedimenti conseguenti. Se dopo i fischi e i cori di sabato sera ci sono stati silenzi e omissioni da parte di troppi ( la Juventus, la stessa Inter, la Federazione del calcio, i giornali, le televisioni ), ora è il momento dell’inflessibilità. Ha cominciato la Digos di Torino, meritoriamente. Ora tocca agli altri: giustizia sportica, società di calcio, Federazione, arbitri. I quali dovranno trovare il coraggio di gesti esemplari quali la sospensione delle partite in presenza di atteggiamenti di razzismo.
N. C.

Senza avanzare alcuna assoluzione della volgarità dei cori e della supponenza narcisistica dei diversi, ricordo soltanto che lo stupido grido “devi morire” dovrebbe essere assunto come “devi scoppiare”, secondo l’uso dell’addestramento delle reclute in piazza d’armi, uso ben conosciuto da chi ha adempiuto al servizio militare. Poi c’è il fenomeno antico della folla che si autoeccita, ma stiamo certi che se Balotelli diventerà Pelè avrà Torino ai suoi piedi. E non parlerei nemmeno di razzismo, ma della cattiveria infantile contro il Pelele di Goya. M.S.