Un’occasione persa, forse l’ultima. Sotto l’incalzare della crisi economica internazionale e spinto dalla necessità di riallineare i conti pubblici, anche per le richieste pressanti dell’Europa, il governo aveva la possibilità, anzi l’opportunità, di fare quello che fino ad oggi non ha potuto o voluto fare, ma che è stata una delle ragioni del suo successo elettorale: tagliare la spesa pubblica, sburocratizzare davvero il Paese, incidere profondamente sui costi della politica, fare una riforma delle pensioni in linea con quanto sta avvenendo in tutti i principali paesi occidentali. Invece niente. E’ uscita una manovra pasticciata che dà un colpo al cerchio e uno alla botte e che contraddice uno dei capisaldi della politica berlusconiana, non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Come se non bastasse poi, appena uscita, la manovra è stata presa di mira, non solo dalle opposizioni, come è naturale, ma soprattutto da tutti i settori della maggioranza che ora, in fase di discussione parlamentare, stanno cercando di tirarla chi da una parte, chi dall’altra. Uno spettacolo indecente che offre al cittadino l’impressione di un gruppo allo sbando che non sa affrontare i problemi che si trova davanti. Alcuni dicono che è difficile trovare consenso quando si deve tagliare. E’ vero solo in parte. La gente non è stupida. Se si spiega davvero come stanno le cose, se ci si presenta all’opinione pubblica con un disegno coerente, anche di sacrifici, se si mandano alcuni segnali chiari nella direzione della riduzione degli sprechi, noi siamo convinti che i risultati anche elettorali si fanno vedere. Ma se così non fosse, almeno si cade in piedi, dando al paese l’impressione di aver cercato di fare gli interessi generali. Ma entriamo nel merito con qualche esempio. Non siamo degli economisti e non sappiamo fare conti raffinati ma basta un po’ di buonsenso. L’Italia è uno dei paesi con la pressione fiscale più alta. Ora a fronte di questo stato di cose si sono prese due misure che, se possibile, alzano ancora di più il livello della pressione tributaria sul cittadino: il taglio dei trasferimenti agli enti locali, con la conseguente possibilità di agire sulla leva dell’addizionale irpef, e il cosiddetto contributo di solidarietà per i redditi più elevati. Misure che alzano sicuramente ad oltre il 50 per cento la quota di reddito che i cittadini colpiti dovranno pagare al fisco. Non si tratta di non voler essere solidali, al contrario. Si tratta di fare scelte che vadano nella direzione nella quale da sempre si è detto di voler andare. Una manovra di questo tipo avrebbe potuto benissimo farla Prodi, al di là degli strepiti delle opposizioni. Perché allora tutto questo? Una scelta sbagliata o inconsapevole? Spiace dirlo ma è una scelta del tutto coerente con la politica economica che il governo ha fatto fino ad oggi e che è una politica di stampo più socialista che liberale. Non sembri una bestemmia. Appelliamoci ancora una volta ai fatti. Cosa sono l’adeguamento molto lento dell’età pensionabile, l’estensione della cassa integrazione, il mancato taglio delle province inserito nel programma elettorale (la misura presa oggi è ridicola e, oltretutto, è stata subito corretta e probabilmente lo sarà ancora) e via dicendo? Sono scelte tipiche di una cultura socialista. Una cultura di centro destra avrebbe, solo per fare alcuni esempi, allungato l’età pensionabile, eliminato del tutto le province, alienato parte dell’enorme patrimonio pubblico, privatizzato e liberalizzato sul serio ad iniziare dai servizi pubblici locali. Ma ancora una volta come non ricordare la mancata campagna elettorale contro i referendum sull’acqua? Berlusconi è impazzito? No, spinto da Tremonti e Sacconi cerca di tenere buona la Lega e spera di rompere il fronte sindacale isolando la Cgil e il suo massimalismo. Può darsi anche che ci riesca ma certo, nel fare questo, delude molta parte del suo elettorato. Le manovre correttive dei conti pubblici sono sempre originate da eccessi di spesa. La crisi internazionale nasce da un eccesso di spesa dei singoli stati che spesso hanno vissuto al di sopra delle proprie responsabilità. Se non si riduce la spesa pubblica le manovre si succederanno alle manovre e il problema resterà, intatto, sulle spalle degli italiani. In tutto questo lascia allibiti la pochezza del PD. Non tutti ma molti in quel partito sanno che per uscire dalle difficoltà attuali servono ricette di marca liberale. Invece di proporre misure di questo tipo, magari mitigate sul piano sociale, fanno finta di niente, rincorrono la sinistra massimalista e spingono la maggioranza nella direzione opposta rispetto a quella nella quale sarebbe necessario andare. E avanzano proposte che sono solo cortine fumogene. A loro interessa solo mandare a casa Berlusconi. Il bello è che così facendo è difficile che ci riescano.
Giancarlo Magni

Ora rischia di diventare una ciofeca, nè socialista nè liberale.
Berlusconi non ha costruito un partito o movimento politico di centro destra. La destra in Italia non ha mai avuto peso politico e mai lo avrà.
Il capolavoro politico di Berlusconi è stato quello di individuare un’area politica comune ai liberali ed ai socialisti. Semplificando ha tenuto vicino a sè l’On. Martino e l’On. Tremonti.
Ora siamo arrivati al redde ationem.
A mio parere per gestire la crisi e costruire il futuro meglio i socialisti che i liberali.
Cordialità.
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