Daniela Santanchè è sempre più simpatica, anche a sinistra, per il linguaggio chiaro chiarissimo che usa. E per gli slogan sociali che conia. Altro che corsi di comunicazione. Quando si dice il talento, l’esperienza e le idee chiare. Se le idee non sono precise e prevalgono le ambiguità poggiate sui noti “ma anche”, allora non c’è linguaggio che tenga. Finiamo, a tempo scaduto, sui tristi e pericolosi binari delle vecchie convergenze parallele. Una come la Santanchè che dice di Berlusconi che è rimasto agli anni cinquanta, che certi uomini hanno le palle di velluto, che il cavaliere è come un aratro nell’era di internet, fa sicuramente effetto, anche a sinistra dove non arrivavano a tanto nemmeno nella stagione della guerra frontale. Ma detto dalla Santanchè fa un altro effetto perché non è comunista lo dice da destra, una destra popolare. Come dicono Carlo Rossella (Stampa del 6 aprile) e altri sociologi della politica, attenti all’effetto Santanchè, anche al di là delle elezioni. Perché da fenomeno di comunicazione, potrebbe diventare fenomeno politico. Su una cosa poi al Santanchè ha stra ragione, a proposito di donne. La vera parità si raggiungerà quando una donna cretina sarà allo stesso livello di potere di tanti maschi cretini, che il potere già ce l’hanno. Ineffabile. Ho cominciato dalla Santanchè, ma in realtà il pensiero dell’alba era un altro, legato al problema del rapporto tra banche e clienti, o meglio tra banca e cittadini, visto dall’occhio indiscreto e tragico dei mutui assassini, cioè dei ratei che all’inizio sono umani e dopo un anno ti mangiano lo stipendio. Corrono nella memoria le immagini di un ragazzo appena spostato, lavoro lui da 1200 euro, lavoretto lei da 1000 euro, e decidono di sopportare un mutuo per la casa da 450 euro. Ammette che non è stato molto accorto all’inizio, perché l’intermediario finanziario lo ha fatto propendere per il mutuo a tasso variabile che evidentemente conviene di più agli istituti di credito e alle finanziarie. Insomma dopo un anno e mezzo ilo mutuo è raddoppiato 900 euro, e adesso sta a 1100. Nel frattempo ha perso il lavoro (era stato picchiato, facendo al guardia giurata) ed ora sta ad un interinale a 1200 euro e la moglie pure ha avuto problemi. Insomma il classico caso di mutuo assassino. Lui, guardando la telecamera, ammette chiaramente e senza problemi: sono caduto in depressione. E si vede che ha il volto tirato, gli occhi spenti, le mani che si cercano e che si sfregano per farsi coraggio, compagnia. Terribile. Il rappresentante dei consumatori quasi urla: ma lei doveva pretendere di scegliere liberamente tra tasso fisso e tasso variabile, ma lei doveva ricontrattare, c’è la legge Bersani, ci sono i regolamenti, certo le banche fanno le furbe, anzi aggiunge il rappresentante dell’associazione consumatori le banche hanno dei comportamenti fuori dalla legge. Tradotto disonesti. Le banche il nuovo diavolo. Certo non bisogna generalizzare. Nelle banche, come tra i medici i magistrati i geometri, gli ingegneri i giornalisti ci sono quelle che si comportano bene e quelle che si comportano male, che ne approfittano. Bersani o non Bersani, lenzualate di liberalizzazioni o no. Quel che è strano tuttavia è che fatta la legge nessuno si preoccupa davvero di organizzare la sanzione. Perché se una legge dice le banche sono tenute a rinegoziare senza costi o a cambiare contratti senza oneri ci deve essere poi qualcuno, Banca d’Italia una nuova agenzia di controllo sul credito o chiamiamola Wanda delle Banche, che lo faccia rispettare che manda ispettori e che diano multe a chi non rispetta ecc. Anzi, idea geniale, credo. Comunque vada per la Santanchè, dato il carattere e la forza, mettiamola bipartisan a capo della nuova agenzia per il controllo delle banche. Sarebbe un sego di modernità e di intelligenza. Oltre che di buon senso. Perché non si tratterebbe di dare la caccia alle streghe bancarie ma di cacciare i disonesti e i deficienti. E’ diverso.
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Fabrizio Binacchi

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