A volte la storia, in questo caso quella finanziaria, va cosi’ avanti da tornare indietro’. Il piano globale di salvataggio delle banche da parte degli stati di tutto il mondo non e’ altro che la ripetizione della creazione dell’IRI nel lontano 1933 che acquisi’ il controllo delle maggiori banche italiane. Se questo fatto per alcuni, tipo l’on. Fini e’ motivo di orgoglio per il riconoscimento postumo di grande statista della Buonanima, in altri ha suscitato brividi freddi pensando alla rinascita delle aziende di stato, di cui l’Alitalia e la Rai sono rimasti gli ultimi esponenti seppure in stato di coma.
Il problema delle aziende di stato in Italia e’ che noi tutti ne siamo proprietari, perche’ hanno bisogno dei nostri soldi ogni anno per sopravivere e quindi tutti i nostri organi rappresentativi, siano governo, partiti, enti locali , parlamentari, sindacati, associazioni etc hanno un legittimo titolo a partecipare in qualche modo alla loro gestione. L’azienda cosi’ diventa ingestibile e come una nave alla deriva diventa preda del primo pirata di passaggio.
Prendiamo il caso dell’Alitalia. La compagnia di bandiera, alleggerita di debiti ed un terzo del personale e’ stata valutata 1 miliardo di euro, cioe’ il 20% in meno di quanto vale il Manchester United (1miliardo di sterline). D’accordo la squadra inglese e’ campione d’Europa, ha uno stadio sempre pieno ed ha in rosa giocatori come Cristiano Ronaldo, Rooney e Tevez, ma anche l’Alitalia ha i suoi gioielli. Una storia ed un marchio tra i piu’ famosi nel settore, vettore nazionale in un Paese con un mercato tra i piu’ ricchi nel mondo, diritti aerei (slots) in tutte le principali capitali, base operativa al centro del Mediterraneo, punto d’incontro di tre continenti e snodo cruciale delle rotte Sud-Nord ed Est-Ovest. L’Italia e’ anche il Paese che da solo ha piu’ opere d’arte e monumenti riconosciuti dall’Unesco che tutto il resto del mondo messo insieme ed e’ quindi la destinazione naturale di centinaia di milioni di nuovi turisti dei paesi emergenti interessati alle testimonianze della civilta’ occidentale. Ormai purtroppo il destino dell’Alitalia e’ segnato, sara’ una sottomarca, una filiale di una compagnia europea. A seconda delle convenienze politiche o personali rimane solo da decidere se questo passaggio puo’ avvenire direttamente subito o tra 5 anni con la manfrina della cordata nazionale di imprenditori che si fanno prestare un miliardo di euro dalle banche per acquistare Alitalia e allo stesso tempo rivendendola a termine (5anni) per almeno il doppio. Che la trattativa per salvare Alitalia fosse una farsa si e’ capito quando si e’ cercato il partner tra i diretti concorrenti. Si e’ mai visto un ristorante , una pasticceria che aiuta il concorrente della porta accanto? L’interesse strategico finale dell’Air France o chi per essa per entrare in Alitalia e’ semplicemente quello di evitare che torni ad essere un concorrente e possibilmente eliminarla.
L’Alitalia senza debiti sarebbe invece un vero partner strategico per una compagnia non europea come una degli Stati del Golfo. Li’ si sta investendo capitali enormi per prepararsi ad un economia non dipendente dal solo petrolio. Tra i settori dove investono c’e’ quello dei trasporti, cosi’ che , favoriti anche dalla posizione geografica gli Stati del Golfo siano il perno (hub) del ponte aereo tra Asia e l’occidente. In questa ottica l’Alitalia avrebbe un valore stategico unico perche’ essendo una compagnia europea in base all’accordo Open Skies tra Europa ed America puo’ operare collegamenti tra qualsiasi citta’ non solo tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche voli interni. Cio’ vuol dire che Alitalia potrebbe offrire collegamenti tra New York e Los Angeles in coincidenza con voli provenienti dal Golfo.
E pensare che in questi giorni gli sceicchi si comprano per hobby squadre di calcio inglesi allo stesso prezzo dell’Alitalia.
L’altra azienda di stato, la Rai non e’ da meno.
Senza entrare nel merito del prodotto televisivo, la vicenda dei diritti per i Mondiali di calcio e le Olimpiadi e’ emblematica. La Rai, come titolare dei diritti televisivi di questi eventi aveva l’opzione per le edizioni successive. Questa opzione non e’ stata esercitata (dolosamente? Mah) ed i diritti messi all’asta sono stati prontamente acquistati e blindati per sempre da Sky. Cosi’ l’Italia e’ l’unico Paese europeo che non trasmette in chiaro i Mondiali di calcio e le Olimpiadi e naturalmente gli altri membri del consorzio Eurovisione sono lividi con la Rai perche’ ha fortemente indebolito il loro potere contrattuale con gli organizzatori. Il bello e’ che una direttiva europea impone agli stati membri di trasmettere in chiaro certi eventi come appunto le Olimpiadi ed i Mondiali per cui la Rai e’ costretta, a qualsiasi prezzo, a comprare da Sky i diritti televisivi relative a gare con atleti italiani. Il capolavoro Rai e’ stato questo:
pagare Sky per diritti parziali quello che avrebbe pagato agli organizzatori per avere l’esclusiva completa.
In fin dei conti la Rai e’ un servizio pubblico e chi puo’ dimostrare che trasmettere 10 volte al giorno le temperature minime e massime di 22 citta’ italiane o le estrazioni del lotto non sia piu’ importante delle Olimpiadi?
Benedetto Lostato

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