Leggo sul sito del Partito che il Tesoriere Pastorelli afferma “lapidario” che “i socialisti sono contro l’abolizione delle Province “.
Non ricordo che si sia assunta questa linea della fermezza in alcuna assise del Ps : a questo proposito mi sovviene solo una risposta di Boselli ad un’intervista televisiva , nella quale si affermava la posizione antiabolizionista , con il tradizionale metodo “inaudita altera parte” del segretario Sdi al tempo in cui era effettivo e non “emerito”…
L’abolizione delle Province è una richiesta dei socialisti del 1970 , quando entrarono in funzione le Regioni , unita a quella dell’abolizione dei prefetti , la cui funzione principale era al tempo negare autonomia e poteri ai sindaci espressione di maggioranze non omogenee al Governo nazionale .
Nemmeno allora, ovviamente, si parlava di abolizione delle funzioni delle Province o di licenziamento del personale dipendente ( fra l’altro, ora come allora, tendenzialmente di buon livello ed esperienza) ma di loro riallocazione presso gli altri livelli amministrativi ; né occorre ricordare come dal 1970 ad oggi si sono introdotti vari altri livelli amministrativi ( dalle Zone cittadine ai Comprensori alle Comunità montane) oltre a moltiplicare enti e società con competenze sostanziali in materia di programmazione e gestione ( a Milano sta nascendo la Expo 2015 Spa , che rischia di essere un clamoroso e forse mostruoso caso di genere) , di per sé portatori di una esigenza ineludibile – regolarmente elusa – di riordino istituzionale.
Di più : la scelta federalista pur confusamente introdotta con la modifica costituzionale del governo di centro-sinistra Amato dovrebbe chiaramente indurre a trasferire ( con altra legge costituzionale , difficile che avvenga senza lotta politica ) alle Regioni la competenza sull’organizzazione dei livelli istituzionali intermedi , come già avviene nelle Regioni a statuto speciale. In virtù di questo potere , infatti , la Regione Sardegna ha più che raddoppiato il numero delle province sarde , eliminando tutti gli altri enti intermedi come i Comprensori , con la significativa caratteristica di “pagarsi” queste strutture aggiuntive , il cui bilancio è interamente inserito in quello della Regione Sardegna , non incidendo direttamente tramite trasferimenti su quello dello Stato : un buon sistema per tranquillizzare il compagno Pastorelli , che senza le Province vede addirittura “ interi territori in pratica privati di un indispensabile punto di riferimento istituzionale (che) precipiterebbero in una galassia buia e profonda trascinando nella miseria tutti i loro abitanti. O costringendoli all’esodo“.
Le province in Italia sono passate dalle 92 del 1960 alle 110 di oggi . Ogni nuova provincia , per dotarsi di propria struttura, costa 50 milioni di euro ; i soli consiglieri provinciali eletti ( la cui funzione , anche a seguito della legge Bassanini, è ridottissima rispetto agli anni settanta) costano 30 mila euro ciascuno all’anno , per un totale approssimativo di 180 milioni di euro , che potrebbero essere risparmiati senza alcuna diminuzione del grado di democrazia generale ( in Italia bassino , ma per altre ragioni..) , dal momento che le funzioni di controllo politico passerebbero senza fatica agli scarsamente impegnati consiglieri comunali e regionali.
L’abolizione del livello politico istituzionale porterebbe , da sola , ad un recupero di almeno 350-400 milioni di euro di costi all’anno sul bilancio dello Stato , mentre dall’operazione di riordino amministrativo ( meglio se combinata con il riassetto della struttura del Ministero degli Interni, collegata all’abolizione dei Prefetti) porterebbe a possibili risparmi minimi del 10-20% , quindi dell’ordine dei miliardi di euro all’anno ( l’ultimo dato certificato dei spesa delle Province è del 2004 e parla di 16,7 miliardi di euro di costo totale ) ed un deciso e certo miglioramento del livello di efficienza generale dell’Amministrazione pubblica, senza alcuna diminuzione del livello di servizio verso i cittadini .
Proprio non capisco perché i socialisti di oggi debbano lasciare ai demagoghi del centro destra una giusta battaglia come questa , permettendogli oltretutto di comportarsi in maniera contraria alle promesse elettorali . Se il PSI fu bloccato , come altri partiti, dalla spinta di bottega di consiglieri ed assessori che avrebbero perso il posto , il PS attuale , soprattutto laddove non si è fatto incastrare dalla coincidenza tra segretario di partito e consigliere o assessore , non vorrà certo subire la stessa sorte per difendere gli ultimi strapuntini, no ?
Franco D’Alfonso

FateVi promotori di una raccolta di firme per l’abolizione delle province e dei prefetti! Se ciò sarà legato alla diminuizione delle tasse, che in Italia sono ai livelli più alti d’Europa in cambio di pessimi servizi, raccoglierete un mare di firme!!