Mai come oggi ci rammarichiamo che l’autrice di Harry Potter abbia deciso di chiudere definitivamente la saga del Maghetto, perché avrebbe potuto continuarla con immutato successo piazzando una succursale della scuola di Hogwarts in Italia, dove la magia l’abbiamo nel sangue e riusciamo a compiere imprese mirabolanti soprattutto in tema di compravendite immobiliari. Solo noi – e lo diciamo con un moto di autentico orgoglio patriottico – siamo in grado di vantare personaggi, casualmente tutti vaganti, per motivi che ci sfuggono razionalmente, nel mondo della politica, in grado di farsi acquistare case vista Colosseo a loro insaputa, oppure di trasformare un onesto lascito testamentario in un affare internazionale con tanto di società off-shore – a proposito, ma non erano illegali?! – e segreto impenetrabile sull’effettiva identità del proprietario. Un colpo di bacchetta magica e voilà, tutto è possibile nel paese che ai miracoli ha intestato anche una piazza dove, non a caso, sfida ogni legge architettonica una torre che pende, che pende ma che mai non vien giù.
Perdonateci l’ironia spicciola, ma è l’unica arma che ci resta per difenderci dal ciarpame che ormai ci sta strangolando e che ha usurato ben oltre ogni umana possibilità la nostra capacità di sopportazione. La prestazione in video di Fini è stata imbarazzante, ed ancor più insultante per tutti coloro che ancora tentano di fare uso di un residuato di razionalità critica, così come a suo tempo le sbalorditive risposte di Scajola furono a dir poco urticanti per il nostro sistema nervoso, per cui non ne parleremo qui, stante il nostro fermo rifiuto a farci coinvolgere un solo momento di più dall’inarrestabile vortice del ventilatore perennemente acceso contro qualcuno, solo per coprire con il fango sparato a palate la voce di chi ancora chiede un approccio diverso alla politica.
La verità è che la lobby partitocratica chiusa, dominante, volgarmente e sfrontatamente padrona, ha ormai tracimato persino oltre le proprie pur enormi possibilità, e la notizia è che la gente – sissignori, la gente, noi, i cittadini comuni che non hanno mai avuto in regalo neanche un posto tenda in campeggio – se ne è ampiamente e definitivamente accorta. Non è più solo una questione di malessere sociale, di malcontento individuale, di categorie meno privilegiate: ormai è un’onda lunga, lunghissima, che lambisce tutti gli strati sociali e che monta ogni giorno sempre più alta, che cerca spazi e si esprime dove e come può, in Rete ovviamente, sui siti, nei social forum, nei blog, e se lorsignori non vivessero chiusi nell’empireo della lontananza abissale dal paese se ne accorgerebbero subito, basterebbe che si connettessero al Web, ovvero si degnassero di entrare nelle parole e nei pensieri di coloro il cui bene sarebbero chiamati a fare. Le azioni di killeraggio mediatico messe in atto di volta in volta da un quotidiano piuttosto che da un altro – le escort del Premier, le case di Fini e così via – si scontrano con un limite che prima non esisteva ma che ora invece c’è, ovvero l’infinitamente più grande possibilità di far viaggiare opinioni, commenti, discussioni e scambi di idee in Rete, laddove non esiste il controllo stretto delle lobbies politico-economiche che possiedono e paralizzano l’editoria italiana e dunque trova finalmente spazio una pluralità di voci che fino a ieri ci era sconosciuta, semplicemente perché impossibilitata a trovare uno spazio per potersi esprimere. Oggi esiste un’Italia, che i politici si ostinano ad ignorare per loro naturale arroganza ed altrettanto congenita incapacità a misurarsi con l’effettiva esistenza dei cittadini, che ha capito chiaramente che l’intero sistema politico è collassato, è imploso su se stesso vittima della propria stessa inessenzialità, e che dunque non si può più rimandare la necessità ormai vitale di riformare dalle fondamenta la struttura e gli strumenti della nostra vita democratica. I sondaggi resi noti in questi ultimi giorni parlano chiaro: tutti i partiti sono in costante discesa, i numeri in percentuale sono sempre più bassi, compresi quelli legati al gradimento del singolo personaggio, dunque la sfiducia è totale e colpisce tutti, e le improbabili formule alchemiche ipotizzate da qualche tardivo aedo del bipolarismo italico vengono già condannate a prescindere dagli elettori che non le voterebbero, punendole così della loro protratta ed insistita tracotanza. Non siamo più solo stanchi e delusi, siamo potentemente incazzati, e prima che si possano creare le malsane premesse di pericolose derive che il nostro paese ha già vissuto e pagato, con un prezzo altissimo in vite umane e sbandamento sociale ad ogni livello, sarebbe il caso che ci fosse una definitiva, complessiva, onesta e formidabile assunzione di responsabilità individuale: riprendiamoci la politica, riprendiamoci la democrazia, riprendiamoci la capacità di ragionare e costruire su basi non ideologiche, non partitiche ma programmatiche ed impostate sull’effettivo merito. La vera rivoluzione, oggi, non si fa con la violenza ma con la forza delle idee che si impongano finalmente sul vuoto dell’arroganza del potere fine a se stesso. Abbiamo ancora enormi risorse umane di cui questo paese, per sciagurata volontà dei suoi governanti, non si è mai avvalso: tiriamole fuori, ora o mai più. E rimbocchiamoci le maniche, perché o andiamo avanti tutti insieme, o affondiamo tutti insieme. Noi, va da sé, appoggiamo la prima alternativa.
Chiara Boriosi

Loro, cara Chiara, non affendoranno, ne puoi stare certa! Questo divario sempre piu’ incolmabile tra loro, i politici, e noi é un male comune a tutti i Paesi, e lo sarà sempre di piu’, purtroppo per rimettere i contatori a zero ci vorrebbe una rivoluzione, non credo che le cose si arrangeranno con la buona volontà al punto in cui siamo.
forte, pungente, lucida, come sempre. Marcello
Condivido, ma con un pizzico in più di risentimento