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Autostrade: i Benetton salvano il Governo

Mentre la maggioranza di Governo si accapigliava, qualcuno nelle alte stanze dei Palazzi romani (forse anche quelli più alti) tesseva lana con “il nemico” per una soluzione che salvasse capra e cavoli?

di Daniele Marchetti | 21 Luglio 2020

Alla fine il cammello è passato dalla cruna dell’ago. E la soluzione all’esiziale enigma è stata offerta proprio da coloro che, la politica, aveva posto all’indice.

Una soluzione che lascia tutti soddisfatti: i grillini, che possono vantare la cacciata della famiglia Benetton (e la sua controllata Atlantia) dalle leve di comando di Autostrade. I renziani che possono rivendicare l’entrata nel capitale sociale di ASPI della Cassa Depositi e Prestiti -C.d.P.- come azionista di riferimento (per poi avere voce in capitolo nella nomina dei suoi nuovi vertici), e del PD (forse il vero vincitore morale) da sempre fautore della trattativa per evitare derive demagogiche assieme ad un contenzioso miliardario (dall’esito non proprio scontato per il Governo).

Ma la partita è stata soprattutto vinta da due soggetti apparentemente ed ufficialmente posizionati su fronti opposti ma forse -in realtà- non proprio rivali.

Innanzitutto la famiglia Benetton per aver accettato a viso aperto la sfida lanciata dalla grancassa di Palazzo Chigi per una proposta “irrinunciabile” poi risultata tale, ma anche per i risvolti economici legati al riassetto societario di ASPI con la vendita ad investitori istituzionali (scelti da C.d.P. ovvero dal Governo) delle azioni detenute da Atlantia (cioè dagli stessi Benetton).

L’altro vincitore è sicuramente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, con la soluzione di un altro dossier spinosissimo, ha posto nuovo fieno in cascina per la durata del suo Esecutivo oggi -indubbiamente- più forte ed autorevole anche verso gli investitori stranieri che nei giorni scorsi avevano manifestato preoccupazione per un eventuale commissariamento di Autostrade o, peggio ancora, per una revoca “al buio” della concessione ad ASPI che avrebbe aperto una causa infinita e lasciato il sistema autostradale italiano senza una guida certa.

Una partita che, per come è stata giocata, suscita molte riflessioni e qualche ilare perplessità. 

Intanto il tempo: due anni di discussioni, accuse e minacce di crisi non sono bastati al Governo per giungere ad una proposta politica, poi -improvvisamente- nell’arco di un’oretta -quasi miracolosa- il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’iter di transazione accogliendo in toto la proposta Benetton. 

Poi il comportamento del Premier: mentre, nelle ore febbrili, i partiti ribadivano fermamente le proprie irrinunciabili posizioni e il Governo sembrava sull’orlo dell’implosione, Giuseppe Conte -sereno, sereno- è apparso su tutti i canali TV per sollecitare un piano “irrinunciabile”.

E la domanda sorge spontanea: nella Babele di quelle ore dove le forze politiche di maggioranza se le davano di santa ragione minacciando ripercussioni sul Governo, come era possibile immaginarsi qualcosa di “irrinunciabile”?

Eppure ciò che ragionevolmente appariva impossibile è accaduto. Un caso? L’abilità mediatica del Premier? Oppure la “proposta irrinunciabile” è frutto di un lavoro a più mani (comprese quelle raffinate di Palazzo Chigi)? Forse mentre la maggioranza di Governo si accapigliava, qualcuno nelle alte stanze dei Palazzi romani (forse anche quelli più alti) tesseva lana con “il nemico” per una soluzione che salvasse capra e cavoli? Forse quando è andato in scena il battage mediatico di Palazzo Chigi sulla “pietanza irrinunciabile” il piatto era già pronto e ben condito?

I dubbi rimangono tutti; ma una cosa appare ormai certa: Giuseppe Conte la sa molto più lunga di quanto faccia crede (soprattutto ai suoi).

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, consiglio dei ministri, crisi, governo, lavoro, palazzo chigi, pd, presidente del consiglio, soluzione, stranieri

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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