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ATTENZIONE: LA POLITICA DEVE ESSERE RIFORMATA NON ABOLITA

Certo che ci vuole un governo presieduto da persona che abbia prestigio e credibilità. Ma non esistono giurie che possano decidere quale sia il candidato ideale. Solo gli elettori possono decidere. (n.c.)

di Nicola Cariglia | 18 Luglio 2011

Prima domanda: perché scandalizzarsi se la “casta” politica difende i propri privilegi nello stesso momento in cui impone ai cittadini lacrime e sangue, se in passato sono stati non solo accettati ma anche premiati comportamenti al di sotto del comune senso del pudore come passare da un partito all’altro, ottenere prebende col ricatto, dilatare fino all’inverosimile le spese per la politica?
Seconda domanda: quanti, comuni cittadini, esponenti politici, imprenditori o giornalisti, hanno mai protestato per leggi che, negli ultimi venti anni, hanno spogliato i cittadini del potere decisionale ed instaurato un sistema autoreferenziale e reso impossibile ogni forma di controllo sulle attività dei governi e delle giunte regionali, provinciali e comunali?
Terza domanda: come ottenere un nuovo governo presieduto da persona di assoluti prestigio e credibilità a livello nazionale e internazionale?
Rispondere correttamente a queste tre domande è indispensabile per uscire dalla palude in cui si è impantanata l’Italia, senza incorrere nei soliti errori del passato che ci farebbero tornare, come sempre, al punto di partenza. Il Corriere della Sera è uno dei giornali che maggiormente stanno denunciando lo sperpero di danaro pubblico per i costi della politica. In particolare Angelo Panebianco e Antonio Polito hanno ricordato che: “I dati precisi non sono facilmente reperibili ma è certo che il numero di coloro che in Italia vivono «di politica» (la cui fonte di reddito, cioè, deriva, direttamente o indirettamente, dalla politica) è enormemente cresciuto negli ultimi venti anni: c’è chi pensa che sia addirittura quadruplicato o quintuplicato. E ancora, a proposito del “ricatto” dei parlamentari avvocati che hanno imposto il ritiro della norma per la liberalizzazione della professione, che “la prova di arroganza fornita ieri nel mezzo di una tempesta che minaccia i ben più miseri stipendi e risparmi di milioni di italiani resterà negli annali della Repubblica”. Vale la pena, a questo proposito, ricordare cosa è accaduto in questi ultimi venti anni per portare a tale situazione. E, cioè, tutta una serie di trasformazioni del nostro sistema che hanno liberato i detentori del potere politico dai fastidiosi controlli del parlamento e dei consigli regionali, provinciali e comunali nonché degli stessi elettori. Nel primo caso ciò è avvenuto nel nome della ricerca dell’efficienza; nel secondo caso la sfrontata motivazione è stata quella della lotta alla corruzione che si anniderebbe, chissà perché, solo nel voto di preferenza.
Se ora coloro che vivono di politica sono un esercito, se l’arroganza è arrivata al punto di rifiutare di sostenere i sacrifici che si impongono ai cittadini, se il tasso di moralità è sceso a livelli mai raggiunti in passato, lo si deve anche a queste norme. Considerare un inutile fastidio i controlli e le mediazioni nelle sedi istituzionali, non è difetto del solo Berlusconi. Frequentare qualsiasi consiglio comunale per credere. Tanto che ormai le assemblee sono popolate di donne e uomini svogliati e frustrati che sono i primi a ritenere inutile la loro funzione. E, dunque, le spese della politica non sono soltanto un pozzo senza fine. Sono anche, per la maggior parte, inutili.
Ma stiamo attenti al pericolo insito nella terza domanda posta all’inizio. Certo che ci vuole un governo presieduto da persona che abbia prestigio e credibilità. Ma non esistono giurie che possano decidere quale sia il candidato ideale. Solo gli elettori possono decidere. Perché la politica deve essere riformata, non abolita o commissariata. Dato che la democrazia ha certamente molti difetti, ma non quanti gli altri sistemi fino ad oggi sperimentati.

N. C.

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Trevigiano

    21 Luglio 2011 alle 11:10

    Caro Nicola,
    credo che la risposta alle prime due domande, sia che la gente non fa nulla finchè le cose non vanno male, poi spesso piange.
    Per la terza domanda da una ricerca in Internet è uscito subito il tuo nome, Mario Draghi, il direttore d’orchestra Mauro Tabasso, Luca Zaia.

    Rispondi
  2. Mariella

    19 Luglio 2011 alle 14:16

    Parole sante! io farei anche una quarta domanda: peché non si mette l’obbligo per il politico di non accettare regali di qualsiasi genere ,fino ad una certa cifra,con l’obbligo di denuncia dell’avvenuto “scambio”…?
    Ma possibile che ogni giorno si debba sentire che tizio ha l’appartamento quasi gratis,caio ha la villa al mare “in prestito” e così via …Sarebbe un modo per controllare la corruzione che esiste da quando l’uomo esiste. Caro Nicola, non ho più nessuna fiducia nell’essere umano ,specialmente quando é un umano politico.
    mariella

    Rispondi

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