
Il Medio Oriente si trova sull’orlo di una nuova e imprevedibile escalation militare. Secondo quanto riportato da fonti di intelligence e testate internazionali come Axios, (testata americana) gli Stati Uniti starebbero valutando un attacco mirato contro le infrastrutture strategiche dell’Iran, spingendo Israele a elevare il proprio stato di allerta ai massimi livelli. La tensione è precipitata nelle ultime ore dopo il fallimento dei tentativi diplomatici sul programma nucleare di Teheran, portando l’amministrazione Trump a considerare l’opzione militare come “imminente”. In questo scenario, le forze di difesa israeliane si preparano a gestire possibili ritorsioni dirette sul proprio territorio, mentre i vertici militari a Tel Aviv restano in costante contatto con il Pentagono per coordinare le risposte a quella che viene già definita una potenziale operazione di “massimo danno”. Israele è in stato di massima allerta per un possibile attacco degli Stati Uniti all’Iran. Lo riferisce l’emittente israeliana Canale 12. Secondo la tv, Israele ritiene che una decisione sia ormai molto vicina, visto che i colloqui di Ginevra non hanno portato a una svolta. Il gabinetto di sicurezza che si sarebbe dovuto riunire domani è stato posticipato a domenica, per portare su una falsa strada Teheran. Ma nella convinzione che l’Iran metterebbe in atto una rappresaglia su Israele in caso di attacco americano, è stato ordinato alle diverse agenzie di soccorso e al Comando del Fronte Interno dell’Idf di prepararsi alla guerra. Diverse agenzie di sicurezza sono ora in massima allerta. Il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin ha accusato l’Unione Europea di “operare per rovesciare dal potere il governo eletto”. Lo riporta Ynet spiegando che Levin ha scritto queste parole nella sua risposta a un ricorso presentato dall’Istituto Zulat per l’Uguaglianza ei Diritti Umani sostenendo tra l’altro che “l’Ue finanzia manifestazioni contro il governo eletto in Israele, e ciò durante una guerra”. Levin inoltre accusa Zulat di essere”finanziata da potenze straniere veramente ostili a Israele. L’ostilità ha raggiunto l’apice durante la guerra attraverso l’imposizione di un embargo sulle armi contro Israele”.
Durante il mese di Ramadan, fino a 10.000 palestinesi della Cisgiordania potranno accedere ogni giorno alla Spianata delle moschee, a Gerusalemme, per la preghiera, secondo modalità analoghe a quelle adottate lo scorso anno. La decisione è stata assunta dalla leadership politica israeliana sulla base delle raccomandazioni delle agenzie di sicurezza. L’accesso sarà limitato per fasce d’età: potranno entrare uomini dai 55 anni in su, donne di 50 anni e oltre, e bambini fino a 12 anni accompagnati da un adulto che sia un parente di primo grado. Per l’ingresso nelle aree oltre la Linea Verde sarà inoltre necessario richiedere un’autorizzazione di sicurezza preventiva, impegnarsi a rientrare in giornata e sottoporsi a una registrazione digitale ai posti di blocco al momento dell’entrata e dell’uscita dalla Cisgiordania. L’Albania parteciperà al Board of Peace sulla ricostruzione e stabilizzazione di Gaza in qualità di paese membro fondatore, senza obblighi finanziari nella fase iniziale. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri albanese Elisa Spiropali al termine della riunione dedicata al Corridoio VIII, (è uno dei dieci “corridoi (paneuropei” che riguarda tutta l’Europa, tutti gli europei) progettati per favorire il trasporto di persone e merci tra l’Europa occidentale e l’Europa orientale) precisando che la presenza di Tirana nel nuovo organismo voluto dal presidente Usa Donald Trump rappresenta “una buona notizia in questa fase del nostro impegno”, dopo l’approvazione parlamentare dell’accordo di adesione. Alla riunione di domani a Washington del Board è prevista la presenza del primo ministro albanese Edi Rama. La ministra ha spiegato che il Parlamento albanese ha approvato la firma e l’intesa relativa al Board of Peace e che, allo stato attuale, l’adesione non comporta contributi finanziari obbligatori. Tirana ha inoltre assunto l’impegno a partecipare alla International Stabilization Force – Forze internazionali di stabilizzazione (dovrebbe mantenere la pace finché Hamas non sarà disarmato, e finché Gaza non sarà ricostruita e capace di una qualche forma di governo autonomo. Sono condizioni tutt’altro che scontate) prevista per la Striscia di Gaza, il cui elenco dei paesi aderenti sarà presentato dal presidente degli Stati Uniti.
Giuseppe Basilico

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