Avevamo scelto come slogan capace di tenere uniti i vari argomenti affrontati nella festa di Bologna, nell’arco di una giornata dedicata al welfare “stato sociale anno zero”, ma con il passare dei giorni e il susseguirsi delle scelte del governo, sarebbe stato più giusto scegliere “stato sociale addio” .
Il governo se pure continuamente sull’orlo della crisi, ha deciso di ricorrere alla ruspa, rispondendo in modo sprezzante e irridente non solo agli appelli del presidente della Repubblica ma anche a quelli della Chiesa e delle parti sociali.
Tremonti, Calderoli e Sacconi hanno dimostrato uno spirito vendicativo che non assolutamente niente a che vedere con l’esigenza di ricercare il massimo di unità per affrontare una terribile fase del nostro paese.
Le parti sociali tutte denunciano la gravità della situazione, chiedono discontinuità, e il governo risponde con un “avvertimento” molto pesante. Con l’articolo 17 del decreto si mette in discussione il ruolo del CNEL aggredendo il ruolo storico delle parti sociali all’interno di un organo di rilevanza costituzionale, che anche se negli ultimi anni non ha brillato, non è neppure individuabile come causa dell’alto costo della politica.
L’articolo 8 sui licenziamenti è una provocazione diretta alla CGIL e mette in difficoltà tutto il movimento sindacale.
Emma Marcegaglia , che aveva rivendicato la titolarità delle parti sociali sull’argomento, chiedendo al governo di starne fuori, ha poi approvato la scelta solo perché, al pari di Angela Merkel riesce a guardare unicamente agli interessi di bottega.
E evidente che la scelta del governo è mirata a dividere il sindacato, ben più che a risolvere i problemi del Paese.
Sulla reversibilità il riscatto degli anni di laurea e di servizio militare le proposte avanzate da Calderoli e Sacconi sono molto gravi; averle ritirate non significa affatto “cessato allarme”.
I dipendenti pubblici sono ormai nel mirino come nemici da punire, al pari dei pensionati. Milioni di pensionati che pagano tra IRPEF e addizionali impressionanti cifre in tasse, trovano come risposta servizi sempre meno numerosi e più dequalificati.
Inoltre il valore delle loro pensioni si è ridotto in pochi anni ad un terzo, ma Lega e PDL proclamano ai quattro venti che hanno salvato le pensioni e che non hanno messo le mani in tasca ai pensionati.
E che dire dell’aumento dei ticket su ricette e prestazioni sanitarie?
Ci sono numerose scelta da non dimenticare. Prima si decide di non rifinanziare, dichiarandolo non necessario, il fondo per la non autosufficienza, poi si dichiara guerra all’intero sistema delle detrazioni.
La norma già inserita nella manovra di ferragosto rappresenta per tutti una vera e propria trappola.
Basta leggere il D.L.98/2011convertito nella legge 111/2011 per capire che nel mirino non c’è solo qualche ritocco marginale al sistema delle detrazioni.
27 miliardi in due anni non si trovano intervenendo su detrazioni marginali, ma intervenendo sui 160 miliardi annui di detrazioni che riguardano la vita di milioni di lavoratori,di pensionati e delle loro famiglie.
Al ministero del welfare quando si parla di problemi sociali e di assistenza non pronuncia la parola “diritto”, ma si avanza l’ipotesi che tutto si possa risolvere con la politica del dono. Chi, come noi, non ritiene affatto che si debba dire addio senza reagire allo stato sociale, può solo rifiutare una politica che si affida sempre più alla bontà dei singoli cittadini sui quali scaricare gli obblighi dello Stato.
Per queste ragioni riteniamo che i riformisti tutti debbano organizzarsi e reagire prima che la ruspa di Calderoli Sacconi e Tremonti travolga tutto.
Silvano Miniati

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