Da Venezia tre film che dovrebbero girare nelle scuole. Oltre questo di cui parliamo oggi presto parleremo di “”Razredni sovraznik” (Nemico di classe) dello sloveno Rok Bicek (Settimana della Critica) e di “IlTerzo tempo” (sezione Orizzonti) di Enrico Maria Artale (Italia) . Qualora questi film dovessero uscire in Italia mi piacerebbe discuterne con voi.
Cosa ci può essere di più felicemente allegro di una riunione di vecchi compagni di classe? Quanta curiosità…rivedere a distanza di anni quelli con i quali abbiamo condiviso ansie , preoccupazioni, coloro con i quali ci siamo scambiati compiti ed esercizi trascritti su minuscoli pezzetti di carta, coloro con i quali ci siamo scambiati confidenze che non avremmo condiviso con altri?
Tutti invitati, tutti amici, una bella serata da passare insieme a quelli che hanno continuato, anche se saltuariamente, a frequentarsi, ritrovare quelli persi di vista dalla fine della scuola
Tutti amici? Mai uno screzio? Mai una parola di troppo?
Ma cosa succede se una persona viene a sapere della riunione e, pur essendo l’unica non invitata, si presenta lo stesso alla festa?
Anna Odell ci invita a scoprirlo attraverso la sua opera prima un po’fiction e molto storia sua personale. E’ curiosa la regista, vuole scoprire perché l’hanno esclusa e noi lo siamo con lei, quindi cominciamo a vedere un film dove, fin dalle prime immagini emergono scenari per qualcuno superati e cancellati negli anni, mentre per la vittima sono rimasti intatti e sempre più pesanti da sopportare, anno dopo anno. E parlo di vittima perché chiunque sia offeso, perseguitato, emarginato è per me una vittima.
“Ognuno di voi voleva cancellare, non vedere Anna Odell, ma nessuno di voi sa che ero io la prima a non volere Anna Odell”. Questa frase colpisce al cuore e apre gli occhi , qualora ce ne fosse ancora bisogno, visto il numero di giovani suicidi e vittime dei coetanei, su quello che può fare il bullismo nella mente, nel cuore, nella sensibilità degli adolescenti che si stanno formando e che nella scuola, nella classe dovrebbero trovare il sostegno e la comprensione prima degli insegnanti e poi dei compagni (oltre ovviamente avere alle spalle una famiglia, formata in qualunque modo, ma sana nell’amore per i figli).
E quando il film arriva alla coalizzazione di tutti, ancora una volta, contro Anna fino alla violenza di spingerla (buttarla) fuori dal locale, ecco che la scena cambia.
Abbiamo visto, fino a questo momento, un film che non dovevamo vedere: abbiamo visto quello che Anna Odell (che interpreta la parte di se stessa), immagina potrebbe essere accaduto se fosse andata a quella riunione di classe. Ed è dal sopralluogo nella vecchia scuola, nelle sensazioni e negli odori dei lunghi corridoi, che riparte (o parte) il film.
Anna cerca di contattare gli ex compagni di scuola e fa vedere loro la prima parte del film, quella che abbiamo visto anche noi, suscitando in loro reazioni più o meno violente.
C’è chi rifiuta l’accusa di averla emarginata, c’è chi non vorrebbe parlare con lei ( come ai tempi della scuola), c’è chi cerca di giustificarsi (non sapevo, non capivo, non credevo), c’è chi rivela chiaramente di essere ancora quello/a di 20 anni prima, narcisisticamente innamorato di se stesso/a e della sua piccola confortevole schiera di amici per la pelle.
Nel sistema scolastico svedese la 9^ classe corrisponde alla nostra 1^ superiore e i ragazzi hanno circa 15 anni. In Svezia, poi, la classe tende a restare sempre la stessa sia alle elementari che alle superiori. Questo è successo ad Anna Odell : 9 anni nella stessa classe , vittima di emarginazione e bullismo.
Ma torniamo alla domanda che ha logorato per 20 anni Anna. Perché? Perché io emarginata? Perché io ignorata? Perché io devo sentirmi dire “Ma perché non vai a casa e ti suicidi, così fai una buona cosa?”
I ragazzi sanno essere veramente crudeli specie quando hanno uno o più amici solidali, basta scoprire l’anello debole nella catena e contro di lui convogliano la loro sopraffazione per far tacere le loro incertezze, le loro paure nascoste.
Proprio per queste considerazioni ritengo che un film del genere debba e possa essere visto prima dai docenti, poi dai ragazzi delle superiori perché gli uni e gli altri possano rendersi conto di quanto pesi un certo atteggiamento sui loro compagni.
Ovviamente le reazioni a questa pellicola sono state molteplici e non tutte condivisibili.
C’è chi ha parlato di “vendetta” di Anna nei confronti degli ex compagni perché prima ha girato quello che pensava di loro e poi li ha messi davanti al “fatto compiuto”, ma se confrontiamo la carriera di Anna e quella dei suoi compagni vediamo che mentre Anna è un’artista che espone non solo nei paesi scandinavi, (nel maggio di quest’anno ha esposto anche a Parigi e lì sono ancora sue installazioni) i suoi ex compagni sono piccoli impiegati, bancari, donne in carriera sostenute e finanziate dalla famiglia, casalinghe danarose cresciute nella bambagia , maschilisti incalliti, bulli mai cresciuti.
Qualcuno è perfino arrivato ad affermare che “in fin dei conti la vittima del bullismo è una che se la cerca” Davanti a questa affermazione , durante uno scambio di idee dopo la visione del film a Venezia, mi ha lasciata basita. Ho pensato che quella persona, qualunque mestiere faccia, non ha mai messo piede in una scuola , non sa quali dinamiche si sviluppano in una classe, come pure in un posto di lavoro.
Anna può aver tentato con il suo film una terapia di gruppo? Se la cosa non ha funzionato con i compagni indifferenti e refrattari, il finale del film con Anna che dai tetti osserva la città ai suoi piedi , accompagnata da una colonna sonora appropriata, ci fa pensare che ha funzionato per lei. Si è lasciata alle spalle anni di domande senza risposta e di sofferenza.
Anna Odell adesso può guardare negli occhi Anna Odell e arrivare a piacersi.


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