
Il Primo Ministro indiano Narendra Modi è arrivato in Israele per una visita di Stato di due giorni, accolto calorosamente da Benjamin Netanyahu all’aeroporto Ben Gurion con un simbolico abbraccio. Durante lo storico discorso alla Knesset (il primo per un premier indiano), Netanyahu ha definito Modi un “fratello” e l’India una “potenza gigantesca”. Al centro del vertice ci sono il rafforzamento della cooperazione in settori chiave come la difesa, l’intelligenza artificiale e la sicurezza regionale in un momento di forti tensioni nell’area. Modi ha dichiarato che avrebbe tenuto colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog e avrebbe parlato al parlamento israeliano. “Le nostre nazioni condividono un partenariato strategico solido e multiforme”, ha scritto Modi su X, “i legami si sono notevolmente rafforzati negli ultimi anni”. Modi è stato il primo ministro indiano a recarsi in Israele nel 2017, e Netanyahu ha ricambiato con un viaggio in India l’anno successivo. La Jihad islamica palestinese ha confermato che uno dei suoi comandanti di alto rango, che Medici Senza Frontiere aveva indicato come membro del suo staff, è stato ucciso da Israele nel 2024. Lo scrive il Times of Israel. In una serie di post pubblicati ieri sui social, la Jihad islamica cita diversi comandanti di alto livello uccisi da Israele durante la guerra. La ong spagnola Open Arms parteciperà alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. La nave ammiraglia dell’organizzazione salperà con la spedizione il 12 aprile dal porto di Barcellona,con rotta verso il Mediterraneo orientale e la costa di Gaza,con l’obiettivo di consegnare aiuti essenziali e sostenere la ricostruzione sulla Striscia. Lo comunica la stessa Open Arms, precisando che la missione intende “rompere il blocco illegale di Israele” e garantire l’arrivo di assistenza umanitaria e volontari specializzati, tra cui personale sanitario e tecnico. La coalizione internazionale riunisce diversi movimenti, tra cui Global Movement to Gaza e People’s Flotilla Movement, con il sostegno di centinaia di organizzazioni. Open Arms, che nel Mediterraneo afferma di aver soccorso oltre 70mila persone in fuga da guerre e povertà, parla di iniziativa “urgente e non simbolica” e invita altre realtà civili ad aderire. Tutti i discorsi sul disarmo di Hamas e la sua definizione come organizzazione terroristica sono inaccettabili. Hamas non è un’organizzazione terroristica”. Lo ha affermato in un’intervista pubblicata dal giornale egiziano, Shorouk News, Azzam al-Ahmad, segretario generale del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina(Olp). Al-Ahmad è stato eletto lo scorso maggio alla guida dell’organo che riunisce diverse sigle palestinesi – non Hamas né la Jihad Islamica – ed è presieduto da Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. L’esponente dell’Olp condanna la comunità internazionale perché “non vuole che Hamas abbia alcun ruolo nella Striscia di Gaza, noi lo respingiamo categoricamente perché Hamas fa parte del movimento nazionale palestinese. È vero che non hanno ancora aderito all’Olp, ma siamo impegnati in un dialogo nazionale continuo con loro per soddisfare i requisiti per la loro adesione”. Al-Ahmad ha specificato che i contatti sono avviati anche per una possibile adesione della Jihad Islamica all’organizzazione ombrello palestinese e ha lasciato intendere che, alle elezioni comunali palestinesi convocate per aprile, potranno prendere parte anche membri di Hamas e della Jihad Islamica perché non sarà necessario aderire al programma dell’Olp e ai suoi obblighi internazionali, tra cui il riconoscimento di Israele. Nell’intervista, Al-Ahmad ha puntato il dito sulla mancanza di solidarietà nei confronti della causa palestinese da parte dei Paesi arabi. Il ministero degli Esteri israeliano con un post su X “condanna categoricamente la decisione presa ieri dal Parlamento della Giordania di cancellare ogni riferimento a Israele dai suoi verbali parlamentari”. “Questa decisione è contraria allo spirito del Trattato di pace, mantenuto per oltre trent’anni. Deve essere denunciato da tutti coloro che si sforzano di costruire una regione di tolleranza e comprensione”, ha aggiunto il ministero. Diciassette organizzazioni umanitarie internazionali hanno presentato una petizione alla Corte Suprema israeliana per bloccare un’imminente ordinanza che costringerebbe 37 ong a cessare le operazioni nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, con l’avvertimento di conseguenze “catastrofiche” per i civili.
Giuseppe Basilico

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