L’antipolitica non è solo un fenomeno del nostro tempo. E’ un fenomeno antichissimo. Illudersi di fare a meno della politica coltivando l’idea che solo l’indignazione può essere un rimedio alla cattiva politica e che solo i tecnici possono risolvere i problemi è un segno di decadenza conseguente alla cattiva politica attuata da chi detiene il potere. Aristofane era un nostalgico dell’età di Pericle e vedeva nel regime degli oligarchi del411 a.c. il segno di una decadenza conseguente alle idee demagogiche di Socrate- Platone. Di qui il successo politico delle donne che erano sempre state estranee alla lotta politica. Aristofane non era un proto femminista: “Per il poeta, la vittoria del sesso femminile (è) il simbolo della decadenza di Atene: ormai, sono le donne a comandare gli ateniesi, e a volte arrivano addirittura a governarli.” Così la grecista Eva Cantarella scrive nella prefazione. Lisistrata, perciò, non è un leader femminista: è l’esempio della decadenza della civiltà ateniese. “E non c’è rimasto neanche uno straccio d’amante…non si vede più nemmeno l’ olisbo Lungo otto dita, il nostro sollievo di cuoio” La sua ribellione alla guerra sembra essere un antenato del sessantottesco appello del “fare l’amore e non la guerra”. Sembra, ma non lo è. L’appello sessantottesco è politica, l’iniziativa di Lisistrata è antipolitica. E’ l’ indignazione che la muove. “Siamo noi a portare il peso della guerra, più del doppio. Partoriamo i nostri figli e li mandiamo a fare gli opliti…Quando avremmo potuto essere felici e goderci la nostra giovinezza, per colpa della guerra siamo costrette a dormire sole. E lasciamo anche perdere il nostro caso, ma io soffro al pensiero delle ragazze che invecchiano nelle loro camere…Il reduce, anche con i capelli bianchi trova subito una ragazzina da sposare; il tempo buono per la donna è breve e, se lo perde, nessuno più la sposa e resta sola a interrogare il futuro.” Di qui la ribellione delle donne con un giuramento da rispettare per far cessare la guerra. “Nessun uomo, né amante né marito…mi si avvicinerà arrapato…passerò la vita in castità…ma ben vestita e truccata …perché il mio uomo mi desideri furiosamente…ma di mia volontà non lo accontenterò mai…e se mi prende a forza, controvoglia cederò di malagrazia, senza muovermi…non alzerò le scarpe fino al soffitto…” Ma l’indignazione non può che proporre soluzioni banali, cioè antipolitiche. “Come si fa con la lana, togliendo via con un bagno il sudiciume dalla città. Poi stendendola su un letto, togliere di mezzo con un bastone spine e malanni. Poi in un paniere mescolare la concordia comune e pettinarla, mettendo insieme i meteci, gli stranieri che vi sono amici, i debitori dello Stato.” La pace si conquista e si difende con mezzi molto più complessi. Ossia con mezzi politici. Quando le oligarchie si costituiscono in “caste”, che hanno come unico obiettivo la propria sopravvivenza materiale provocando l’ indignazione e la richiesta di avere al governo dei tecnici, l’unico modo è sottrarre il consenso a coloro che prendono decisioni: rifiutarsi di essere sudditi e acquisire la consapevolezza di cosa significa essere cittadini. E’ difficile, mala Politicanon è una cosa semplice.
Sommario: Prefazione di Eva Cantarella – Lisistrata – Nota biografica
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