Una volta erano dei gioielli di relax, dei ristoranti quasi stellati, dei parcheggi ombrosi e sereni. L’area di servizio o come la chiamavamo allora l’Autogrill perché erano tutti così e non c’era il mercato libero delle soste, era scelto come passatempo, come vacanza, come gita della domenica. Ora sono una mezza bolgia e una coda continua per fare tutto: dalla cassa al ristorante, dai servizi igienici alle pompe di carburante che qui costa più che fuori autostrada. Da relax a stress.
Eccole le aree di servizio, che una volta erano appunto persino méta di gite della domenica come raccontato in qualche film e in qualche libro. Adesso sono una tappa obbligatoria per andare in bagno, per prendere un caffè o mangiare un panino e fare il pieno e nonostante tanti sforzi di marketing e restyling molte aree di servizio sono un misto tra un suk di cioccolate e cassette di vini a prezzo dimezzato, chioschi tra paninerie e caffetterie un po’ di corsa e un labirinto tra pupazzi, occhiali e libri. Bastano due pullman e quattro caravan e una media area di servizio è intasata.
Due persone alla cassa che però devono fare anche i panini; due ai caffè e ai cappuccini che però devono vendere anche i biglietti della lotteria, un manager o una manager che gira col badge e il grembiule per vedere se tutto va liscio e alla fine si mettono anche al banco perché il flusso lo pretende.
Sono tante e diverse le aree di servizio dal nord al sud dall’est all’ovest e non si può fare di tutte le erbe un fascio. Certo è che, sensazione dominante, sembra che la qualità media del servizio sia molto cambiata, e non in meglio, negli ultimi venti trenta anni, e che da aree di relax sono diventati incroci di nervosismo e ansia quando non di malavita e furti.
Alcune aree di servizio in grandi snodi sono state ampliate migliorate con una capienza di parcheggi forse più che decuplicata, e poi sono cambiati gli ambienti da piccole stanze o gallerie, i nuovi palazzi delle aree di servizio sembrano degli hangar per aerei, sembrano delle stazioni ad altezza cattedrali ma sovente l’innovazione edilizia ed urbanistica non è bastata.
Certo c’è stata una bella trasformazione delle vendite con una rivoluzione della distribuzione e dell’accesso ai prodotti ma il senso si salotto che si viveva una volta è totalmente sparito. Una volta ci si sentiva ospiti graditi, quasi invitati, ora ci si sente sempre in prestito, una volta era un piacere sedersi a un tavolo e pranzare magari guardando dai finestroni le auto correre sotto in autostrada nei palazzi che scavalcavano le corsie: ora in certi posti non si sa nemmeno dove appoggiarsi per mangiare una piadina oppure quando si sceglie un’area cosiddetta ristorante sembra in realtà di parcheggiarsi in una mensa non di altissimo prestigio.
E’ il mercato, bellezza, direbbe un economista dei trasporti e del turismo. Fatto sta che noi siamo l’Italia, che siamo un Paese a vocazione turistica e molte volte il primo approccio al nostro Paese, bello e vario, per chi arriva in auto è proprio un’area di servizio. Che immagine (e che servizi) diamo?
Non è un problema da poco anche in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026 che abbiamo appena vinto l’altro giorno a Losanna. Come sono le aree di servizio sulle tratte Milano – Venezia? Si può fare qualcosa per rendere meno suk e più gioielli di accoglienza e di relax come erano un tempo quando si andava in autostrada come scelta di vita e non come obbligo, come voglia di scoprire e non come necessità di correre.
L’altra settimana ho fatto quasi 2500 chilometri di autostrada: niente di eroico, ci sono automobilisti e camionisti che fanno molto di più, tuttavia mi è capitato di visitare sei o sette aree di servizio e la varietà è ampia, non sempre al rialzo.
Ci sono aree grandi e ordinate con segnaletica precisa per auto e mezzi pesanti, dove almeno posteggiare non è un terno al lotto, ci sono ancora aree di servizio che alla trentesima autovettura non si sa dove sostare in sicurezza. Non è un problema da poco.
Lo ricordava un esperto collega economico: le nostre aree di servizio hanno un problema di servizio oil cioè di convenienza nei carburanti e nei servizi relativi e una problema di market ristorazione. Capita che in un’area di servizio ci siano prezzi molto alti per benzina e gasolio rispetto al primo distributore fuori; e capita che per mangiare un panino e una bibita si spenda come un pranzo convenzionato in una media città italiana.
Ebbene anche questo è un problema. Il sistema Paese vince se mette in fila tutti i servizi, anche quelli di assistenza e sussistenza a chi viaggia per lavoro o per turismo d’estate o d’inverno e non deve sottostare a forme di gabelle antistoriche e antisociali.
Fabrizio Binacchi

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